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29 Ottobre 2026

Vitamina D e Omega-3, ecco i benefici dell’associazione nel declino cognitivo lieve

Negli anziani con deterioramento cognitivo lieve, la supplementazione combinata con vitamina D3 e DHA ha prodotto benefici cognitivi più ampi rispetto all’assunzione dei singoli nutrienti e al placebo.

di Paolo Levantino - Farmacista clinico


omega3

Vitamina D3 e DHA ( acido docosaesaenoico) un acido grasso polinsaturo appartenente alla famiglia degli Omega-3, somministrati insieme per 12 mesi, possono migliorare la funzione cognitiva e le abilità verbali e non verbali nelle persone di almeno 65 anni con deterioramento cognitivo lieve. È quanto emerge da uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in Cina su 360 partecipanti e pubblicato sulla rivista Nutrients. Il dato è interessante perché il deterioramento cognitivo lieve può rappresentare una fase di transizione tra il normale invecchiamento e la demenza, anche se non tutte le persone interessate sviluppano una forma conclamata della malattia, e costituisce quindi una possibile finestra nella quale intervenire precocemente.

Benefici più ampi con l’associazione.

Nello studio, i partecipanti sono stati assegnati casualmente a quattro gruppi, che hanno ricevuto rispettivamente vitamina D3, DHA, l’associazione dei due nutrienti oppure placebo. Dopo un anno, i miglioramenti più ampi sono stati osservati nel gruppo trattato con la combinazione, con benefici che hanno interessato sia la valutazione cognitiva complessiva sia capacità specifiche, tra cui la comprensione, l’attenzione, l’organizzazione visuospaziale, mentre nel gruppo placebo i punteggi sono rimasti sostanzialmente stabili. Anche la somministrazione dei singoli nutrienti ha prodotto miglioramenti in alcuni ambiti, sebbene meno estesi e uniformi rispetto a quelli osservati con l’associazione. Secondo i ricercatori, questa differenza potrebbe dipendere dall’azione complementare della vitamina D3 e del DHA, che intervengono attraverso meccanismi differenti nella protezione delle cellule nervose e nella regolazione dei processi infiammatori.

Ridotti alcuni marcatori dell’infiammazione

Oltre alle prestazioni cognitive, lo studio ha valutato, anche, alcuni marcatori ematici coinvolti nella piroptosi, una forma di morte cellulare che favorisce il rilascio di sostanze proinfiammatorie e che potrebbe contribuire al declino cognitivo. La supplementazione combinata ha determinato una riduzione più marcata di questi indicatori rispetto ai singoli nutrienti e al placebo. In particolare, la diminuzione della gasdermina D è risultata associata ad un miglioramento del punteggio cognitivo globale, suggerendo, secondo gli autori, un possibile meccanismo alla base di una parte del beneficio osservato.

Lo studio è stato condotto in un’unica area geografica su partecipanti con concentrazioni medie iniziali di vitamina D comprese tra 19 e 20 ng/mL, compatibili con una condizione di carenza o insufficienza, per cui i risultati potrebbero non essere generalizzabili a popolazioni diverse o a persone con livelli adeguati. Inoltre, non sono stati controllati completamente fattori come dieta, attività fisica e predisposizione genetica. Saranno, quindi, necessari studi più ampi, condotti su popolazioni diversificate e con periodi di osservazione più lunghi, per confermare i risultati e stabilire se i miglioramenti rilevati nei test cognitivi possano tradursi in benefici clinici duraturi.

Fonte

Nutrients, 18(17), 2777. https://doi.org/10.3390/nu18172777

ph.cr.magnific

TAG: DECLINO COGNITIVO, VITAMINA D, ACIDI GRASSI OMEGA 3

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