Governo
10 Settembre 2024Sta entrando maggiormente nel vivo la Manovra 2025, con un percorso via via più serrato. Dal dibattito emerge la conferma dei temi già indicati - famiglie, imprese, giovani e natalità –, e l’intenzione di porre fine alla stagione dei bonus. Sulla sanità è in corso il pressing da più parti per un aumento delle risorse sul piatto

Sta entrando maggiormente nel vivo la Manovra 2025, con un percorso via via più serrato, anche per le regole più strette imposte dall’Europa. A emergere, nel dibattito di questi giorni, è la conferma di alcune tematiche già indicate - famiglie, imprese, giovani e natalità –, insieme all’intenzione di porre fine alla stagione dei bonus. Sulla sanità è in corso il pressing da più parti per un aumento delle risorse sul piatto.
Il primo appuntamento è con il Piano strutturale di medio termine introdotto dalla riforma delle regole del patto di stabilità e crescita che l’Italia dovrà presentare alla Commissione europea entro il 20 settembre, anche se la tempistica non sembra essere così vincolante. Dopo metà settembre, si punta a presentare il Piano in Consiglio dei Ministri da parte del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e poi si darà avvio all’esame del Parlamento. Il Piano mette il nostro Paese a confronto con regole più strette, tra cui il parametro che impone di non sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil. La Manovra appare comunque una sfida «complessa», anche per le risorse che sono «limitate». In cassa «non ci sono tesoretti» è stato rimarcato da Giorgetti in occasione dell’incontro di ieri tra i leader di maggioranza e occorrerà decidere «quali provvedimenti rifinanziare e quali si possono sacrificare». Intanto il 23 settembre sono attese le nuove stime Istat che potrebbero vedere un Pil in aumento.
Sui contenuti, dal vertice di ieri sono emerse alcune direttrici: tra le ipotesi di intervento a cui il governo non intenderebbe rinunciare c’è in primis la conferma del taglio del cuneo contributivo - dal costo di 10,7 miliardi di euro. Altra misura cardine è la conferma della rimodulazione delle aliquote Irpef, con il taglio da quattro a tre, che vale 4 miliardi, e la riduzione, in particolare, dal 35% al 33% della seconda aliquota Irpef – “fino a 60mila euro di reddito e alzando il tetto minimo di chi trae beneficio”. Il costo dell'operazione si aggira attorno a 2,2 miliardi. A essere rimarcata è “la necessità di una zona zero tasse fino ai 12mila euro".
Tra le altre misure su cui c’è attenzione c’è la tassazione al 5% per i premi di produttività entro i 3mila euro, per i redditi fino a 80mila, che scade a fine anno.
Sembra comunque tramontata la possibilità di un intervento sulle pensioni anticipate, come quota 41, mentre se si trovassero le coperture si potrebbe delineare «un ulteriore intervento sulle pensioni minime».
Sul fronte delle coperture si profilano revisioni sulle detrazioni e bonus fiscali e, secondo quanto riferisce il Corriere, “per gli sconti fiscali potrebbero essere ridotti i tetti di reddito al di sopra dei quali detrazioni e deduzioni scendono e poi si annullano. Oggi sono 120 e 240 mila euro, e nel tetto potrebbero rientrare alcune delle detrazioni al 19% oggi escluse (come spese sanitarie e interessi sui mutui). La manovra potrebbe abbracciare anche una nuova revisione dei bonus per le ristrutturazioni edilizie”.
Intanto, si è riaccesa la preoccupazione per il finanziamento del Ssn, «sempre più in affanno nel garantire il diritto alla tutela della salute» ha dichiarato settimana scorsa Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, mettendo in rilievo la necessità di «aumentare il finanziamento pubblico almeno al 7% del PIL. Attualmente la spesa sanitaria in Italia è ferma al 6,2% del Pil, al di sotto dei livelli dei paesi Ocse». E per di più dal Documento di economia e finanza di aprile la curva risulta in discesa: la spesa in rapporto al Prodotto interno lordo scenderà al 6,3% nel 2025-2026 - dal 6,4% di quest’anno - per calare ulteriormente, al 6,2% nel 2027.
Sul capitolo, sono arrivate aperture per aumentare le risorse del Fsn – si è parlato di 2 miliardi di euro.
E intanto dalle sigle della sanità territoriale è già partito l’appello per destinare più risorse alle cure di prossimità, sempre più indispensabili.
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