farmacie
14 Gennaio 2025E' stata pubblicata la prima indagine promossa nel 2023 dal Ministero della Salute e pubblicata sul Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) sui programmi di screening oncologico realizzati da Regioni e Province autonome in Italia. Ecco i dati sulle farmacie

Le collaborazioni i diversi settori della sanità possono contribuire ad aumentare la partecipazione agli screening oncologici (SO) organizzati: un esempio è la collaborazione con le farmacie per la raccolta del campione per la ricerca del sangue occulto nelle feci che è stata ben avviata al Nord e al Centro Italia, meno al Sud. “La mancanza delle disponibilità della vasta rete offerta dalle farmacie potrebbe influenzare negativamente l’adesione allo screening colorettale, considerato che la prossimità del servizio è sicuramente un fattore facilitante la partecipazione del cittadino”. È una riflessione che emerge dalla prima indagine promossa nel 2023 dal Ministero della Salute e pubblicata sul Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) sui programmi di screening oncologico realizzati da Regioni e Province autonome in Italia.
Secondo l’indagine, i programmi organizzati di screening oncologico in Italia mostrano significative differenze tra le macroaree del Nord, Centro e Sud. Questi programmi, essenziali per la diagnosi precoce di tumori del colon-retto, della mammella e della cervice uterina, sono attivi in tutte le aziende sanitarie, ma con una qualità e una copertura variabile.
Nel 2022 il dato di copertura nazionale per lo screening mammografico è stato del 43% (in calo rispetto al 2021, soprattutto al Nord), con forti disomogeneità tra le macroaree (Nord 54%, Centro 47%, Sud e Isole 26%). Per quanto riguarda lo screening cervicale, il valore a livello nazionale è del 41%, con minori variazioni tra le macroaree, mentre per la ricerca del sangue occulto per il tumore colorettale si attesta al 27%, con un evidente trend Nord (38%), Centro (28%), Sud (12%).
I dati evidenziano, comunque, una forte ripresa rispetto al periodo pandemico legato al COVID-19, durante il quale si è assistito a un generale rallentamento dell’attività dei servizi di SO che, a partire già dall’anno 2021, hanno recuperato il ritardo tornando, relativamente agli inviti alla popolazione, a livelli pre-pandemici.
Nel mese di settembre 2023 il Ministero ha inviato alle Regioni/PA un questionario conoscitivo sugli aspetti organizzativi e gestionali dei programmi di SO. I dati raccolti restituiscono un quadro generale dei servizi senza particolari differenze organizzative tra le diverse macroaree “anche se l’offerta dei programmi di screening evidenzia una sostanziale difformità tra quanto erogato dalle Regioni/PA del Centro/Nord rispetto a quelle del Sud”.
Nel Nord, il coordinamento regionale degli screening è attivo nel 90% delle Regioni, con una partecipazione delle farmacie particolarmente efficace. Il 78% delle Regioni del Nord si avvale delle farmacie per la consegna dei kit per lo screening del colon-retto. Inoltre, in quest'area, lo screening mammografico è stato esteso alle fasce d’età 45-74 anni nel 89% dei casi, e il test HPV-DNA è stato implementato nel 89% delle aziende sanitarie per lo screening della cervice. Questo approccio organizzativo più strutturato garantisce una maggiore copertura e partecipazione da parte della popolazione target.
Al Centro, il 75% delle Regioni collabora con le farmacie per lo screening colorettale, percentuale significativa che sottolinea il ruolo strategico di questi presidi sul territorio. Le campagne informative al Centro si distinguono per un utilizzo misto di strumenti tradizionali, come opuscoli distribuiti in farmacie e consultori, e di strumenti digitali come i portali regionali, che consentono anche la prenotazione online degli esami. Qui, tutte le aziende sanitarie offrono programmi di screening cervicale e colorettale, mentre il mammografico è esteso a donne di 45-74 anni nel 100% dei casi.
Al Sud, la situazione appare meno sviluppata. Solo il 50% delle Regioni utilizza la rete delle farmacie per supportare lo screening colorettale, e la copertura delle fasce d’età estese per lo screening mammografico e colorettale è nettamente inferiore rispetto alle altre aree del Paese. Per esempio, lo screening mammografico nella fascia 70-74 anni è attivo solo nel 13% delle Regioni del Sud. Anche il test HPV-DNA è meno diffuso, con un tasso di adozione del 75%.
Sul fronte della comunicazione, emerge che tutte le Regioni/PA mettono in campo campagne di comunicazione sull’argomento a livello aziendale o regionale e i canali maggiormente utilizzati risultano essere gli opuscoli informativi disponibili presso ospedali, consultori, ambulatori e farmacie rappresentano la modalità prevalente (>60%) in tutto il territorio e, mentre nel Centro/Nord la percentuale delle Regioni/PA è la stessa per tutte le tre modalità di comunicazione (67% delle Regioni/PA al Nord e 75% al Centro). al Sud c’è più variabilità del fenomeno, con il 100% delle Regioni che veicola i messaggi tramite opuscoli presso ospedali e ambulatori, l’88% presso i consultori e il 63% nelle farmacie. Al Sud, infatti, c’è un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale, che giocano un ruolo cruciale nella sensibilizzazione e nell’adesione ai programmi, in particolare nelle aree meno servite. Inoltre, tutte le Regioni/PA del Centro e del Nord affermano di veicolare le informazioni attraverso i canali telematici, mentre al Sud ancora questa modalità non è diffusa capillarmente.
L’invito cartaceo è la modalità principale di chiamata allo screening su tutto il territorio nazionale. Per potenziarne la risposta, ridurre il rischio di mancato recapito e dunque aumentare le probabilità di adesione, sembra utile l’affiancamento con altre modalità di invito, come messaggi telefonici (particolarmente incrementati dopo la pandemia da COVID-19), auto-prenotazione tramite il portale web e supporto degli MMG. Quest’ultima modalità, più attiva nelle Regioni del Sud (38%), è ripetutamente raccomandata sia a livello internazionale che nazionale in virtù del ruolo strategico, grazie al rapporto diretto con gli assistiti dell’MMG, nel favorire l’adesione ai programmi di screening e nel counselling in tutte le fasi del programma.
L’indagine dedica anche un passaggio della discussione dei dati al ruolo delle farmacie, che laddove pienamente coinvolte, si dimostrano fondamentali per ridurre le disuguaglianze territoriali e favorire l’accesso ai servizi con la distribuzione dei kit e la diffusione di materiali informativi: “Le collaborazioni intersettoriali possono contribuire ad aumentare la partecipazione agli SO, ad esempio quella con le farmacie per la raccolta del campione per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Tale collaborazione risulta ben avviata al Nord e al Centro, meno al Sud. La mancanza delle disponibilità della vasta rete offerta dalle farmacie potrebbe influenzare negativamente l’adesione allo screening colorettale, considerato che la prossimità del servizio è sicuramente un fattore facilitante la partecipazione del cittadino”.
E nelle conclusioni indica che per contribuire al rafforzamento della capacità dei servizi di screening bisogna “ampliare l’offerta di punti di SO e allargare la platea di partecipanti, attraverso la modellizzazione di nuovi percorsi, la promozione di modalità comunicative efficaci per una maggiore adesione ai programmi e l’adeguamento delle competenze del personale”.
Fonte:
https://www.epicentro.iss.it/ben/2024/1/screening-oncologico-italia-2023
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