payback
27 Gennaio 2025Il Presidente di Confindustria Dispositivi Medici denuncia il rischio di chiusura per molte imprese a causa della richiesta di pagamento entro 30 giorni avanzata dalla Regione Emilia-Romagna. Barni: “Un atto grave, iniquo e con conseguenze devastanti”

Confindustria Dispositivi Medici lancia l’allarme sul futuro delle imprese del settore dopo il provvedimento della Regione Emilia-Romagna che ha richiesto il pagamento del payback entro 30 giorni. Il meccanismo, che impone alle aziende di restituire una quota del proprio fatturato se la spesa sanitaria pubblica supera i limiti previsti, potrebbe mettere in ginocchio numerose realtà produttive. “È un atto grave che rischia di causare migliaia di ricorsi e il collasso del settore” ha dichiarato il Presidente Nicola Barni. “Facciamo appello a Governo e Regioni affinché si sospendano queste richieste fino alla pronuncia del TAR prevista il 25 febbraio”.
“La richiesta di pagamento immediato del payback da parte dell’Emilia-Romagna mette in grave difficoltà le imprese dei dispositivi medici, molte delle quali a rischio chiusura” ha dichiarato il Presidente di Confindustria DM Nicola Barni, denunciando comeil termine perentorio di trenta giorni per procedere al pagamento del payback, previsto dalla Regione Emilia-Romagna, sia inapplicabile per il settore dei dispositivi medici.
“Facciamo appello a Governo e Regioni affinché non seguano l’esempio con altri provvedimenti regionali simili sul payback: sarebbero migliaia i ricorsi al TAR, col rischio di provocare conseguenze devastanti per l’intero settore, ma anche per i bilanci regionali e per il tribunale amministrativo, generando un caos senza precedenti. Per questo, abbiamo inviato oggi una lettera alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ai ministeri competenti, alla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome e alla Presidenza del Consiglio per scongiurare che altre regioni replichino la richiesta dell’Emilia-Romagna e si attenda la prima udienza di merito del Tar del Lazio prevista per il prossimo 25 febbraio”.
“Le imprese del settore – ha sottolineato Nicola Barni – si trovano a fronteggiare non solo un ulteriore aggravio di costi legati a nuovi ricorsi amministrativi, ma soprattutto il rischio concreto di chiusura per molte piccole e medie realtà. Apprendiamo con favore l’appello della Regione Emilia-Romagna alla cancellazione immediata di questa assurda legge e proprio per questo motivo fatichiamo a comprendere come questa Regione abbia potuto attuare tale provvedimento senza attendere il Tar del Lazio, quando sul suo territorio vivono centinaia di imprese dei dispositivi medici che rappresentano un indotto fondamentale che genera benessere economico per il territorio. Siamo di fronte a un tessuto produttivo variegato e altamente specializzato, che rischia di scomparire con la permanenza strutturale del payback”. “Continueremo – ha poi concluso il Presidente di Confindustria DM – a batterci in tutte le sedi opportune per tutelare il settore e garantire cure di qualità ai cittadini. È in gioco il futuro di centinaia di aziende, il lavoro di migliaia di persone e, soprattutto, la salute di tutti”.
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