Politica e Sanità
26 Marzo 2025Gli Ordini professionali di Roma, dei Medici, delle Professioni Infermieristiche e dei Farmacisti in un documento congiunto su cui chiedono un confronto con il presidente della Regione Lazio

La pianificazione della sanità deve prevedere un rovesciamento del paradigma organizzativo, e cioè da una sanità di attesa a una sanità proattiva e territoriale, come indicato dal PNRR e da molteplici indicazioni normative anche recenti come il DM 77, centrata sul paziente, in cui le diverse competenze professionali operino in sinergia, nel rispetto reciproco e con obiettivi comuni. A lanciare la proposta sono gli Ordini professionali di Roma, dei Medici, delle Professioni Infermieristiche e dei Farmacisti in un documento congiunto su cui chiedono un confronto con il presidente della Regione Lazio.
Il documento traccia una proposta di programmazione sanitaria futura e di trasformazione del Servizio Sanitario Nazionale, oggi “una sfida imprescindibile” in quanto invecchiamento della popolazione, cronicità, disomogeneità territoriale nell’erogazione delle cure, innovazione scientifica e digitale, impongono una visione comune e una progettualità condivisa.
Secondo i tre Ordini il “punto centrale è il rovesciamento del paradigma organizzativo da una sanità di attesa ad una proattiva e territoriale” e a questa definizione intendono contribuire attivamente “promuovendo un modello di sanità integrata, territoriale e centrata sul paziente, in cui le diverse competenze professionali operino in sinergia, nel rispetto reciproco e con obiettivi comuni”. Per questo motivo chiediamo un incontro urgente al presidente della Regione Lazio.
Cinque le linee tracciate dagli Ordini: un nuovo modello di assistenza territoriale, la valorizzazione delle competenze professionali, una formazione condivisa e interprofessionale, innovazione tecnologica e umanizzazione delle cure, accesso equo sostenibile, equo e partecipato al SSN.
La sanità del futuro deve fondarsi su un modello di assistenza territoriale solido ed efficiente, capace di garantire una presa in carico continuativa dei pazienti, assicurando prossimità e risposte tempestive. Tuttavia, secondo i dati ministeriali, la nostra Regione risulta ancora indietro rispetto alla media nazionale nell'attuazione della Missione 6 del PNRR, sia sul piano procedurale che finanziario. Per colmare questo divario, è essenziale una stretta collaborazione tra medici, infermieri e farmacisti, con percorsi assistenziali integrati per i pazienti cronici e una forte azione di prevenzione ed educazione sanitaria.
Affinché il sistema sanitario sia realmente efficace, è necessario riconoscere e valorizzare le competenze professionali di tutte le figure coinvolte. Il medico deve essere il punto di riferimento per il processo clinico nei vari setting assistenziali, l’infermiere deve garantire la continuità di cura tra ospedale e territorio e supportare l’empowerment del paziente, mentre il farmacista deve essere considerato un professionista essenziale per la gestione del farmaco e un presidio di salute sul territorio. È fondamentale, quindi, una revisione dell’assetto organizzativo che promuova un’integrazione operativa chiara ed efficace, evitando sovrapposizioni di ruoli e valorizzando le specificità di ciascuna professione.
Un altro pilastro imprescindibile è la formazione, che deve essere continua, qualificante e interprofessionale per rafforzare la collaborazione tra gli operatori sanitari. È necessario sviluppare percorsi condivisi sin dalla formazione universitaria fino alla formazione permanente, con focus su temi cruciali come la gestione della cronicità, l’aderenza terapeutica, l’innovazione digitale, la telemedicina e il counselling sanitario. Solo così sarà possibile costruire un sistema sanitario realmente integrato e all’avanguardia.
L’innovazione tecnologica, con strumenti come l’intelligenza artificiale, la teleassistenza e il fascicolo sanitario elettronico condiviso, deve essere concepita come un supporto al miglioramento della relazione di cura, e non come un elemento sostitutivo del contatto umano. Per questo motivo, gli Ordini professionali chiedono investimenti mirati per favorire una digitalizzazione integrata tra le professioni, garantire un accesso uniforme ai dati clinici nel rispetto della privacy e, soprattutto, rafforzare la centralità della relazione umana nel rapporto con il paziente.
Infine, il Servizio Sanitario Nazionale deve essere sostenibile, equo e partecipato. La sua difesa passa attraverso un maggiore investimento nella sanità, la riduzione delle diseguaglianze territoriali e il coinvolgimento attivo delle professioni sanitarie. Gli Ordini firmatari ritengono essenziale l’istituzione di un tavolo di concertazione con la Regione, un’iniziativa che permetterebbe di mettere a disposizione dell’amministrazione l’esperienza e le competenze del mondo ordinistico. Si sottolinea, inoltre, che l’intenzione di muoversi in questa direzione è stata già espressa più volte dalla stessa amministrazione regionale.
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