farmacia dei servizi
03 Ottobre 2025Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti: la risposta alle liste d’attesa non è la Farmacia dei Servizi. Non servono scorciatoie, ma rispetto delle norme e investimenti veri sul personale sanitario e sull’assistenza territoriale

La risposta alle liste d’attesa non è non è la Farmacia dei Servizi, con deroghe e sperimentazioni estemporanee, ma rafforzare la rete dei poliambulatori, investire sul personale sanitario, velocizzare gli accreditamenti per chi ha i requisiti e potenziare l’assistenza territoriale. Lo sostiene la Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti commentando le parole del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato che in un incontro a Jesi ha sostenuto che il modello della Farmacia dei Servizi ha contribuito, secondo i dati regionali, a ridurre le liste d’attesa fino al 15%, prospettandone l’estensione a livello nazionale.
Per Aisi, “le liste d’attesa non si abbattono affidando prestazioni specialistiche alle farmacie, né aggirando le norme che regolano il sistema sanitario”. La soluzione non è moltiplicare deroghe e sperimentazioni estemporanee, ma rafforzare la rete dei poliambulatori, investire sul personale sanitario, velocizzare gli accreditamenti per chi ha i requisiti e potenziare l’assistenza territoriale.
“Le liste d’attesa – afferma Karin Saccomanno, presidente Aisi – si riducono investendo nella sanità pubblica e privata accreditata, non affidando prestazioni specialistiche a contesti non previsti dalla legge. Continuare su questa strada è un vero e proprio harakiri per il sistema salute”.
“Il sottosegretario Gemmato parla di risultati incoraggianti – afferma la presidente Aisi - ma la verità è che le liste d’attesa non si risolvono trasformando le farmacie in ambulatori diagnostici. I numeri delle Marche – 24mila prestazioni in due anni – sono una goccia nell’oceano rispetto ai fabbisogni reali. Servono più specialisti, poliambulatori diffusi, investimenti strutturali. Continuare con scorciatoie rischia solo di indebolire il sistema”.
Il direttore generale dell’associazione Giovanni Onesti ricorda che “dal D.Lgs. 502/1992 in poi, il quadro normativo è chiarissimo: prestazioni diagnostiche e specialistiche spettano a strutture sanitarie autorizzate e accreditate, con medici e professionisti sanitari qualificati. Le farmacie non sono strutture sanitarie e non hanno titolo per assumere queste responsabilità. Con il pretesto della farmacia dei servizi si stanno affidando ECG, Holter, spirometrie a chi non è sottoposto agli stessi obblighi che gravano sulle imprese sanitarie. È un colpo alle regole, e quindi alla sicurezza”.
“Se una struttura sanitaria privata vuole convenzionarsi – sottolinea Fabio Vivaldi, segretario generale Aisi - deve affrontare anni di autorizzazioni, accreditamenti, verifiche di centinaia di requisiti. Alle farmacie, invece, basta un protocollo regionale. È inaccettabile: milioni di fondi pubblici scorrono senza le stesse garanzie di trasparenza e controllo. È un danno per i cittadini, per chi lavora rispettando le regole e per la credibilità del SSN”.
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