spesa farmaceutica
23 Febbraio 2026Federfarma respinge le ricostruzioni pubblicate da Dataroom che chiamano in causa farmacie, nuova remunerazione e riclassificazione dei farmaci, e rivendica risparmi, maggiore accessibilità e migliore aderenza terapeutica. Ecco la risposta

È “paradossale” attribuire alla spesa farmaceutica convenzionata lo sforamento del tetto della spesa complessiva: nei primi nove mesi del 2025, infatti, mentre gli acquisti diretti di ospedali e Asl superano il limite di 3,38 miliardi di euro, la spesa convenzionata risulta sotto tetto per 0,47 miliardi. È la posizione espressa da Federfarma, che interviene sui dati della spesa farmaceutica respingendo l’ipotesi sostenuta da Dataroom del Corriere della Sera nell’edizione del 23 febbraio, che le cause dello sforamento possano essere ricercate nella distribuzione territoriale dei farmaci attraverso le farmacie.
In una nota Federfarma richiama i dati della spesa da gennaio a settembre 2025, attestata a 18 miliardi e 420 milioni, con uno scostamento dal tetto programmato pari a 2,85 miliardi di euro.
“Scomponendo la spesa complessiva nelle due voci che la formano – scrive Federfarma - emerge che la spesa per acquisti diretti sfora il proprio tetto di 3,38 miliardi di euro, mentre la spesa convenzionata risulta inferiore di 0,47 miliardi rispetto al proprio tetto”. Per Federfarma, quindi, non è corretto cercare le cause dello sforamento nelle farmacie territoriali, come invece riporta il Dataroom.
“Per avvalorare questa tesi paradossale – scrive Federfarma - l’articolo individua due principali cause: la nuova remunerazione delle farmacie per la dispensazione dei farmaci SSN e il trasferimento dalla diretta alla convenzionata di alcune classi di medicinali utilizzati nel trattamento del diabete”.
Sul fronte della remunerazione, Federfarma respinge l’idea che la riforma abbia contribuito allo sforamento della spesa. “Prima della riforma del 2024 il sistema si fondava sostanzialmente sulla percentuale del prezzo del farmaco, costituendo un’eccezione a livello europeo e contribuendo a limitare fortemente la disponibilità di farmaci innovativi in farmacia a discapito dei cittadini. Il nuovo sistema - che è stato fortemente voluto da tutti i Governi succedutisi dal 2012 ad oggi, anche per allineare l’Italia agli altri Paesi europei – riduce significativamente la remunerazione delle farmacie sui medicinali più costosi e la aumenta sui farmaci di prezzo più basso, riconoscendo il valore dell’atto professionale della dispensazione. L’impatto della nuova remunerazione sulla spesa farmaceutica è stato previsto dal Legislatore, esattamente quantificato dall’Agenzia per il farmaco e certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato nei limiti delle previsioni di bilancio: non si è verificato infatti alcuno sforamento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata”.
Per quanto riguarda il trasferimento di alcuni farmaci dalla distribuzione diretta alla convenzionata, Federfarma evidenzia che “i dati Aifa certificati dal Mef dimostrano che il cambio di canale distributivo delle gliflozine ha determinato, in soli tre mesi, un risparmio di 9,2 milioni di euro, che su base annua corrisponde a un risparmio di circa 36,5 milioni di euro. Inoltre, tale riclassificazione ha rallentato la crescita dei consumi di gliflozine che ha registrato un +37,7% dopo il passaggio, a fronte di un +49% degli anni precedenti.
Viste le forti differenze regionali a livello di consumi dei medicinali, e quindi dei relativi costi, è solo l’Aifa, come Ente regolatore indipendente, che può fornire un’autorevole e attendibile analisi dell’impatto della riclassificazione dei farmaci, e non una ricostruzione parziale riferita alla dispensazione in uno o due territori regionali”.
Al di là dell’aspetto economico, Federfarma sottolinea anche l’impatto in termini di accesso al farmaco, “molto più agevole e omogeneo come dimostra anche l’apprezzamento più volte espresso dalle associazioni di pazienti e cittadini. In particolare, tale misura realizza una sostanziale parità di accessibilità ai medicinali senza distinzione tra territori evitando al cittadino di dover tornare almeno due volte in farmacia, come avviene invece nella dispensazione per conto delle ASL.
Il passaggio di questi medicinali in regime convenzionale migliora poi l’aderenza terapeutica. Secondo i dati Osmed solo il 45% dei pazienti con diabete assume regolarmente i farmaci: avvicinare il luogo di dispensazione alla residenza del malato cronico e semplificare le modalità di accesso al farmaco costituiscono una straordinaria opportunità per verificare e migliorare l’aderenza alla terapia”.
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