farmacia dei servizi
31 Marzo 2026Dopo vent’anni di sviluppo della farmacia dei servizi, la prossima fase richiede un aggiornamento della convenzione e dell’organizzazione territoriale per integrare farmacie, medici e altri professionisti nei percorsi di cura previsti dal DM 77 e rafforzare la presa in carico dei pazienti sul territorio.

Dopo vent’anni di sviluppo della farmacia dei servizi e la definizione di nuovi quadri normativi e strumenti organizzativi, il prossimo passo per rafforzare l’assistenza territoriale è aggiornare la convenzione delle farmacie per costruire percorsi di cura integrati centrati sul paziente e operare in collaborazione con gli altri professionisti. È questa la direzione indicata dal presidente di Federfarma, Marco Cossolo, che ha sottolineato come i diversi “punti fermi” introdotti negli ultimi anni - dall’ampliamento dei servizi al ruolo della farmacia previsto dal DM 77 - debbano ora essere messi a sistema in una logica di collaborazione stabile tra professionisti e presa in carico continuativa della cronicità sul territorio.
In occasione della presentazione dell’edizione 2026 di Cosmofarma è stata approfondita la prospettiva di un ulteriore sviluppo della farmacia dei servizi. Sviluppo iniziato nel 2006 che, come ha ricordato il presidente della Fofi Andrea Mandelli, è stato un cambiamento professionale necessario e guidato dai bisogni della società.
"Non bastava più essere protagonisti della dispensazione del farmaco o responsabili dell'allestimento dei preparati magistrali, ma bisognava rispondere alle mutate esigenze della società. Viviamo in una società che invecchia, dove i malati cronici aumentano e abbiamo avvertito la necessità di una declinazione della professione più vicina ai pazienti, pronti a fare cose diverse".
Il percorso è stato costruito a partire dal rapporto quotidiano con i cittadini e con provvedimenti normativi che hanno ampliato i servizi pensati nell’interesse della popolazione: "I provvedimenti recenti, come il decreto Semplificazioni, non sono a favore di una categoria, ma sono a favore dei cittadini. Tutto ciò che facciamo è percepito positivamente dalla popolazione perché c'è un bisogno crescente di salute e di caregiver; il cittadino vede di buon auspicio avere un professionista della salute accanto".
Ora, ha aggiunto, "la vera scommessa è coinvolgere tutti i farmacisti in questo percorso, affinché ogni farmacia riesca a offrire i servizi previsti dal governo. Da soli non ce la fa nessuno: è necessario che medici, infermieri e farmacisti facciano sintesi sul territorio per rendere davvero il cittadino protagonista di questo cambiamento di passo".
Un punto di vista che è stato raccolto anche dal presidente di Federfarma che ha parlato della necessità di compiere “un ulteriore passo”. Quanto fatto finora, ha sottolineato Cossolo, ha consentito di fissare diversi punti fermi e "si stanno facendo dei grandi passi nel riavvicinare la cronicità alla farmacia perché c'è stato avuto un periodo nel quale la cronicità era frammentata”. Vale a dire che un paziente cronico doveva ritirare farmaci diversi in luoghi diversi ,con tempi diversi, con il rischio di “una situazione paradossale in cui la farmacia rischiava di avere i servizi da una parte e di non avere più il farmaco dall'altra”. In questo percorso, ha aggiunto, è stato introdotto anche un passaggio rilevante con il DM 77, che ha riconosciuto il ruolo della farmacia all’interno della rete territoriale: “E’ stato fissato un punto molto importante mettendo insieme tutte le figure professionali e indicando anche un ruolo per la farmacia”.
Da qui il passo ulteriore da compiere: "Bisognerà fare un grande sforzo per arrivare anche a modifiche sostanziali della convenzione, perché il DM77 prevede una cosa: lavorare insieme. Ora ci troviamo di fronte a una situazione nella quale la convenzione degli specialisti ambulatoriali già prevede che debbano lavorare con le farmacie e anche nell’atto di indirizzo per i medici di medicina generale si dice questo e stanno scrivendo la convenzione. Noi farmacie abbiamo chiuso una convenzione in cui di questo non c'era traccia: c'era la previsione dei servizi e di come dovessero essere erogati all'interno della farmacia. Tant'è che la legge di bilancio stabilisce due realtà diverse: servizi preesistenti normati dalla convenzione e servizi introdotti con le semplificazioni che attendono linee guida”.
Per Cossolo bisogna intervenire sulle regole organizzative della professione, a partire dall’atto di indirizzo della farmacia “e fare un’integrazione nella quale indichiamo come lavorare insieme agli altri professionisti, perché se non lo facciamo la nostra attenzione resta sui prodotti, siano essi farmaci o servizi, ma li vediamo come prodotti e non li immaginiamo nel percorso di un paziente”.
L’obiettivo, ha aggiunto, è rendere pienamente operativa la rete territoriale e “identificare percorsi che vanno dall’ospedale e dal pronto soccorso fino al territorio”. E guardando all’organizzazione territoriale Cossolo ha sottolineato che la prossimità non può essere realizzata da “una casa di comunità ogni 50.000 abitanti”, ma con un modello che preveda una rete più diffusa di presìdi territoriali. Il riferimento, ha spiegato, è al sistema degli spoke previsto dal DM 77, che consente di ridurre il bacino di riferimento con gli spoke che, in ordine di grandezza, “sono circa quattro per ogni casa di comunità hub, quindi riduceva quei 50.000 a 10.000 abitanti, che è una prossimità”. Su questa scala territoriale si colloca la rete reale dell’assistenza, composta dai professionisti già presenti sul territorio: “Dobbiamo immaginare che cosa c’è su questi 10.000 abitanti: sul territorio ci sono più o meno due o tre farmacie, ci sono i medici di medicina generale, gli infermieri di comunità e i servizi sociali”.
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