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08 Luglio 2026

Restrizioni sui margini di prezzo: Ungheria alla Corte Ue. Tetti anche alle farmacie

La Commissione europea deferisce l’Ungheria alla Corte di giustizia Ue per le restrizioni imposte ai margini di prezzo nella vendita di alcuni prodotti alimentari e non alimentari. Tra le misure contestate, il tetto del 15% sui margini di alcuni articoli venduti in farmacia.


Restrizioni sui margini di prezzo: Ungheria alla Corte Ue. Tetti anche alle farmacie

La Commissione europea ha deciso di deferire l’Ungheria alla Corte di giustizia dell’Unione europea per le restrizioni imposte ai margini di prezzo tra cui anche alcuni prodotti non alimentari in vendita nelle farmacie. Secondo Bruxelles, le misure, che colpiscono principalmente le imprese non ungheresi, limitano il margine tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita a un livello tale da non consentire ai rivenditori di coprire i costi operativi, costringendoli di fatto a vendere i prodotti in perdita. La decisione riguarda anche un procedimento parallelo relativo alla vendita di alcuni prodotti alimentari. Per quanto riguarda il settore delle farmacie, il procedimento di infrazione è identificato con il numero INFR(2025)2102.

Tetto del 15% sui margini degli articoli da farmacia

Nel 2025 l’Ungheria ha introdotto, con il decreto governativo 93/2025, un limite del 15% al margine tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita di alcuni articoli venduti in farmacia. Le norme hanno inoltre imposto ai rivenditori di mantenere le quantità vendute dei prodotti interessati ai livelli precedenti all’introduzione dei tetti.
Secondo i dati riportati dalla Commissione europea, il margine medio di prezzo nella vendita al dettaglio degli articoli da farmacia è pari a circa il 35%, mentre i margini di profitto effettivi sono molto più bassi, attestandosi intorno al 3-4%. Il commercio al dettaglio comporta infatti, oltre ai costi di acquisto dei prodotti, spese per il personale, il trasporto, lo stoccaggio, la gestione delle strutture, gli immobili e le imposte.

Per Bruxelles, l’effetto combinato della fissazione di un margine massimo e dell’obbligo di mantenere invariati i volumi di vendita determina perdite per gli operatori già presenti sul mercato e può disincentivare l’ingresso di nuove imprese nel mercato ungherese.

Misure diventate permanenti nel maggio 2026

Le autorità ungheresi avevano inizialmente introdotto le restrizioni su base temporanea, prorogando successivamente più volte i decreti. Nel maggio 2026 le disposizioni sono state recepite nella legislazione permanente attraverso una modifica della legge ungherese sul commercio.
La Commissione contesta inoltre la posizione delle autorità di Budapest secondo cui la differenza tra il prezzo di approvvigionamento e quello di vendita corrisponderebbe al profitto delle imprese. Una valutazione che, secondo Bruxelles, non tiene conto dei costi sostenuti dagli operatori per il personale, gli immobili, la logistica e le imposte.

Commissione Ue: misure discriminatorie e sproporzionate

Secondo l’esecutivo europeo, le restrizioni rischiano di imporre requisiti discriminatori e sproporzionati, in violazione della direttiva sui servizi e della libertà di stabilimento garantita dall’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Le norme inciderebbero negativamente sulla possibilità degli operatori economici di accedere al mercato e di esercitare la propria attività, colpendo principalmente le imprese provenienti da altri Stati membri e rendendo meno attraente l’insediamento di nuovi operatori in Ungheria.

La Commissione aveva inviato le lettere di messa in mora nel giugno 2025 e successivamente, nel dicembre dello stesso anno, i pareri motivati. Ritenendo che l’Ungheria continui a violare il diritto dell’Unione europea, Bruxelles ha quindi deciso di deferire i due casi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

"Finché persisterà la violazione del diritto dell’Unione continueremo a portare avanti questo caso", ha dichiarato una portavoce della Commissione europea, sottolineando che non sono stati riscontrati interventi per porre rimedio alla situazione "né da parte del precedente governo né di quello attuale".

Fonte:

https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_1477

 

TAG: PREZZO DEI FARMACI, COMMISSIONE EUROPEA, CORTE EUROPEA

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