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20 Luglio 2026

Sanitari radiati in pandemia, emendamento pro-reintegro semplificato: quando è possibile chiedere la reiscrizione

La scorsa settimana in Commissione Affari sociali della Camera è stato approvato un emendamento al ddl sulle professioni sanitarie che introduce una procedura straordinaria per chiedere la reiscrizione agli Albi di alcuni professionisti radiati durante la pandemia. La norma ha suscitato critiche e aperto il dibattito.

di Redazione Farmacista33


Sanitari radiati in pandemia, emendamento pro-reintegro semplificato: quando è possibile chiedere la reiscrizione

La scorsa settimana la Commissione Affari sociali della Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie che introduce una procedura per la richiesta di reiscrizione agli Albi di alcuni professionisti sanitari radiati durante la pandemia da Covid-19. La disposizione riguarda i provvedimenti disciplinari riferiti a fatti non dolosi commessi nel periodo di vigenza dell'articolo 3-bis del decreto-legge n. 44 del 2021 e indicati dalla norma come conseguenza della limitatezza delle conoscenze scientifiche sul SARS-CoV-2, della scarsità di risorse umane e materiali e del minore grado di esperienza del personale impiegato nell'emergenza.

Come funziona la procedura prevista dall'emendamento

L'emendamento introduce una procedura straordinaria di reiscrizione agli Albi per una specifica categoria di professionisti sanitari radiati durante la pandemia. Non si tratta di un reintegro automatico: il professionista dovrà presentare una domanda alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (Cceps), che sarà chiamata a pronunciarsi sulla richiesta. L'istanza dovrà essere presentata entro 60 giorni dall'entrata in vigore della disposizione. Nei casi in cui la radiazione derivi da una condanna penale, la domanda potrà essere avanzata solo dopo l'intervenuta riabilitazione. La norma precisa, inoltre, che l'eventuale reiscrizione non darà diritto ad alcun risarcimento o indennizzo per il periodo in cui la radiazione ha avuto effetto. 

La procedura prevista dall'emendamento si affiancherebbe a quella ordinaria oggi prevista dall'ordinamento. Proprio su questo punto si concentra una parte del dibattito politico: secondo la senatrice Beatrice Lorenzin, infatti, "l'ordinamento già consente al professionista radiato di chiedere la reiscrizione dopo cinque anni, affidando agli organi competenti la valutazione dei presupposti", mentre l'emendamento introdurrebbe "una disciplina speciale e derogatoria", anticipando i tempi e aprendo una finestra di 60 giorni per presentare la domanda.

Tra le prime reazioni è intervenuta la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo). Il presidente Filippo Anelli ha definito il provvedimento una "delegittimazione del ruolo disciplinare degli Ordini professionali" e "un affronto ai professionisti sanitari che hanno operato durante la pandemia". Per Anelli l’emendamento “reintegra i medici che non hanno creduto nella scienza durante il Covid e non hanno tenuto comportamenti aderenti alle nostre norme del Codice di deontologia”.

Interrogazione al ministro, Lorenzin: disciplina speciale e derogatoria

La vicepresidente del gruppo del Partito Democratico al Senato, Lorenzin, ha annunciato la presentazione di un'interrogazione urgente al ministro della Salute: "Abbiamo presentato un'interrogazione urgente al ministro della Salute, Orazio Schillaci, sull'emendamento approvato dalla maggioranza alla Camera che introduce una corsia straordinaria per la reiscrizione agli Albi dei professionisti sanitari radiati per fatti connessi alla pandemia. È una scelta grave, che non risponde ad alcuna necessità del Servizio sanitario nazionale, ma alla volontà politica della destra di riaprire e alimentare una battaglia ideologica sulle decisioni assunte durante l'emergenza Covid".

Secondo Lorenzin, "Non esiste alcun vuoto normativo da colmare. L'ordinamento già consente al professionista radiato di chiedere la reiscrizione dopo cinque anni, affidando agli organi competenti la valutazione dei presupposti. La maggioranza ha invece scelto di introdurre una disciplina speciale e derogatoria, una vera e propria sanatoria".
La senatrice richiama inoltre le osservazioni della Fnomceo sostenendo che "Le preoccupazioni espresse dalla FNOMCeO sono pienamente fondate" e afferma che la questione riguarda "l'autonomia degli Ordini, la tutela della deontologia professionale, la sicurezza delle cure e la fiducia dei cittadini". Con l'interrogazione, il Partito Democratico chiede al ministro della Salute di chiarire quali iniziative intenda adottare per tutelare l'autonomia disciplinare degli Ordini professionali.

Società italiana di medicina interna contraria al provvedimento

Sul tema è intervenuto anche il Consiglio direttivo della Società italiana di medicina interna (Simi), che ha espresso la propria posizione in un comunicato. La società scientifica afferma: "Come Società Scientifica riteniamo doveroso esprimere la nostra contrarietà a una decisione che consente il rientro nel Servizio Sanitario Nazionale di professionisti che hanno pubblicamente assunto posizioni in contrasto con le evidenze scientifiche consolidate e con le raccomandazioni formulate dalle principali istituzioni scientifiche nazionali e internazionali".

Il documento sottolinea inoltre che "in numerosi casi, l'atteggiamento di sfiducia nei confronti delle vaccinazioni si inserisce in una più ampia diffidenza verso la medicina basata sulle evidenze", richiamando l'importanza che le decisioni cliniche siano fondate "sulle migliori prove scientifiche disponibili".

Tra gli aspetti evidenziati dalla Simi vi sono anche le possibili ricadute organizzative nelle strutture sanitarie e i profili di responsabilità professionale. Il comunicato osserva che "La presenza di collaboratori che dichiarino di non riconoscere tali riferimenti potrebbe determinare evidenti criticità gestionali" e richiama il ruolo delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali previsto dalla legge Gelli-Bianco.

La società conclude ribadendo "il proprio impegno nella promozione della medicina basata sulle evidenze, della cultura scientifica e della tutela della salute pubblica", ritenendo che il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e Servizio sanitario nazionale rappresenti "un patrimonio da preservare con responsabilità, rigore e trasparenza".

TAG: MEDICO

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