Carenza farmaci
30 Luglio 2026Al Question Time alla Camera il ministro della Salute ha ribadito che la disponibilità dei medicinali rappresenta una questione di sicurezza nazionale. Tra le misure richiamate il rafforzamento del Tavolo tecnico sulle indisponibilità dell'Aifa e, il Tavolo permanente sull'approvvigionamento al Ministero.

"Quando un farmaco essenziale non arriva sullo scaffale di una farmacia o in un ospedale non è una questione di bilancia commerciale, ma di salute di persone che aspettano una cura e che hanno diritto a trovarla”. È da questo principio che il ministro della Salute Orazio Schillaci è partito durante il Question Time alla Camera per ribadire che la disponibilità dei medicinali costituisce una questione di "sicurezza nazionale". Tra le misure richiamate, il rafforzamento del Tavolo tecnico sulle indisponibilità coordinato dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), il Tavolo permanente sull'approvvigionamento istituito presso il Ministero della Salute e il sostegno al Critical Medicines Act europeo e al reshoring delle produzioni strategiche.
Secondo il ministro per troppo tempo i medicinali sono stati valutati “con una lente soltanto economica, prezzo, rimborso, spesa. Oggi il paradigma cambia: la disponibilità di un farmaco è sicurezza nazionale, esattamente come l'energia o le materie prime”. E ha richiamato alcuni dati di fatto: “Oggi Cina e India coprono oltre la metà della produzione mondiale di principi attivi. Per alcune categorie essenziali, penso agli antibiotici, si supera l'80%”. Per Schillaci è una fragilità che “l'Italia non guarda, ma presidia. L'Agenzia italiana del farmaco monitora le carenze, autorizza importazioni straordinarie quando serve, pone limiti alle esportazioni parallele e indica le alternative terapeutiche, strumenti concreti. E non è teoria, è una macchina già in funzione. Abbiamo il Tavolo tecnico indisponibilità coordinato da Aifa, che ha dato prova di efficacia proprio negli anni più duri della pandemia e che stiamo ulteriormente rafforzando. E accanto, presso il ministero, trova un Tavolo permanente sull'approvvigionamento dei farmaci che ha il compito di intercettare le criticità prima che diventino emergenze”.
Il respiro di questa attività, per il ministro, deve essere europeo: “Da soli non basta. La sovranità farmaceutica si costruisce anche in Europa” e ha richiamato il Critical Medicine Act: “Una cooperazione strutturata tra istituzioni europee, autorità nazionali e industria. Significa agire insieme sulle carenze, ridurre la competizione fra Stati membri per accaparrarsi le stesse dosi, portare trasparenza nella filiera. In questo tavolo l'Italia c'è, spinge e lo fa con un ruolo di primo piano. Vanno incoraggiati poi i nostri parlamentari europei a supportare il ruolo dell'Italia nel finanziare il reshoring. È qui il vero cambiamento di passo: riportare a casa le produzioni strategiche ha un costo iniziale, è vero, ma è un investimento sulla salute, sul lavoro qualificato, sul know-how industriale che non possiamo permetterci di perdere". Per il ministro "la sovranità farmaceutica non è uno slogan, è la garanzia che quando serve la cura ci sia per tutti, nessuno escluso. E questo da medico, prima ancora che da ministro, resta l'impegno che sento più mio”.
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