farmaci antiobesità
30 Settembre 2026La Società italiana dell’obesità propone una rimborsabilità progressiva delle terapie per i pazienti con forme più gravi e richiama le indicazioni sulla durata del trattamento. Il presidente di Aifa: si ragiona sui criteri clinici di priorità

La rimborsabilità delle terapie con i nuovi farmaci per i pazienti con obesità più grave i criteri clinici di priorità e l’appropriatezza del trattamento farmacologico sono al centro del confronto tra la Società italiana dell’obesità (Sio) e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Il dibattito nasce dalla proposta della Sio per l’avvio di un percorso progressivo di rimborsabilità e dalle dichiarazioni del presidente Aifa Nisticò in una trasmissione televisiva in cui ha spiegato che si sta ragionando su un rimborso di un ciclo 6 mesi per le categorie di obesi più a rischio.
La Sio ha accolto positivamente l’apertura alla possibilità di rimborsare i trattamenti per le persone con obesità a maggiore rischio e dal presidente Silvio Buscemi è arrivata la proposta di un percorso che parta dai pazienti con le forme più gravi, secondo criteri clinici di priorità e sostenibilità.
“Il fatto che il presidente Aifa abbia dichiarato che sono iniziati ragionamenti sulla possibilità di rimborsare le terapie almeno per le categorie di pazienti a maggiore rischio è un segnale importante, che accogliamo positivamente – ha detto Buscemi in una nota Sio. - È esattamente la direzione che indichiamo da mesi: non una rimborsabilità indiscriminata, ma un percorso progressivo che parta dalle persone con obesità più grave, secondo rigorosi criteri clinici di priorità e sostenibilità”.
Nella sua dichiarazione, Nisticò riconosce il ruolo dei nuovi farmaci e conferma il lavoro sui criteri di accesso: “Certamente gli analoghi del GLP-1 e i doppi agonisti GIP/GLP-1 sono uno strumento terapeutico importante. In questo senso, stiamo lavorando anche in collaborazione con le società scientifiche e le associazioni dei pazienti per identificare criteri clinici di priorità per un accesso a questi trattamenti per particolari sottopopolazioni ad alto rischio, sempre in un contesto di sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale”.
La nota della Sio richiama anche il tema dello stigma, in riferimento alle dichiarazioni televisive sugli stili di vita delle persone con obesità. “Gli stili di vita – ha sottolineato Buscemi - sono naturalmente una componente fondamentale della prevenzione e della terapia, ma sostenere che la maggior parte delle persone con obesità abbia semplicemente ‘stili di vita sbagliati’ significa riproporre quello stigma che per decenni ha ostacolato il riconoscimento e la cura della malattia”.
Una visione condivisa dal presidente Aifa che ha ribadito la natura della patologia e la necessità di un approccio integrato: “L’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e complessa per la quale vanno considerati percorsi integrati che possono prevedere interventi di diversa natura, dai farmaci alla modifica degli stili di vita e delle abitudini alimentari, all’esercizio fisico, sempre sotto il diretto controllo clinico e con il supporto di specialisti. La guida che Aifa ha realizzato su diabete, obesità e nuovi farmaci lo evidenzia in modo chiaro. Al contempo però mette in guardia da un uso off label, senza il monitoraggio del medico”.
Un altro punto sollevato dalla Sio riguarda il riferimento, durante la trasmissione, a un ciclo di trattamento di sei mesi e alla successiva prosecuzione come uso off-label. La società scientifica richiama l’indicazione autorizzata di semaglutide e le evidenze sulla ripresa del peso dopo la sospensione.
“Nell’indicazione autorizzata di semaglutide non esiste un ‘ciclo di sei mesi’ oltre il quale il trattamento diventi off-label: l’indicazione comprende la gestione del peso, inclusi la perdita e il mantenimento, e le evidenze mostrano che l’interruzione della terapia può determinare una ripresa ponderale” precisa la nota della Sio.
“Se parliamo di una malattia cronica non possiamo contemporaneamente stabilire un limite terapeutico che non trova riscontro nelle indicazioni regolatorie. La durata del trattamento deve essere stabilita dal medico sulla base delle condizioni cliniche e della risposta del paziente”, ha aggiunto Buscemi.
Su questo aspetto, Nisticò ha richiamato il rispetto delle indicazioni terapeutiche autorizzate: “Va posta attenzione all’uso off label ovvero al di fuori delle indicazioni terapeutiche autorizzate. Difatti, nei pazienti in sovrappeso senza comorbidità è bene ribadire come lo stile di vita rivesta un ruolo prioritario e il clinico dovrebbe valutare attentamente e periodicamente il profilo rischio-beneficio di questi farmaci anche alla luce delle limitate conoscenze attuali su possibili effetti negativi a lungo termine”.
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