Polipillola post infarto, semplifica la terapia e migliora aderenza: meno eventi secondari
Una polipillola contenente tre principi attivi riduce eventi cardiovascolari ricorrenti grazie a migliore aderenza alla terapia
Una polipillola contenente tre principi attivi, sviluppata dai ricercatori del Centro nazionale spagnolo per la ricerca cardiovascolare (CNIC), è risultata efficace nel prevenire eventi cardiovascolari avversi secondari nelle persone che hanno avuto un infarto, riducendone la mortalità cardiovascolare del 33%. È quanto si legge in uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Tre farmaci presenti nella polipillola
«La polipillola, che contiene aspirina, ramipril e atorvastatina, riduce in misura clinicamente rilevante gli eventi cardiovascolari ricorrenti tra le persone che si sono riprese da un precedente infarto grazie a una migliore aderenza dovuta alla semplificazione della terapia» afferma Valentin Fuster, del Mount Sinai Hospital e del CNIC, che ha diretto il gruppo di lavoro. La terapia standard prevista dopo un infarto del miocardio comprende un agente antipiastrinico, un farmaco per controllare la pressione sanguigna, e un medicinale ipolipemizzante. Tuttavia, meno del 50% dei pazienti aderisce costantemente al proprio regime terapeutico. I ricercatori avevano già dimostrato come la prescrizione della polipillola migliorasse significativamente l'aderenza al trattamento, e nello studio attuale hanno voluto determinare se questo si traducesse in una riduzione degli eventi cardiovascolari. La polipillola, commercializzata con il nome Trinomia, conteneva aspirina (100 mg), ramipril (2,5, 5 o 10 mg) e atorvastatina (20 o 40 mg). Lo studio ha incluso 2.499 pazienti provenienti da sette paesi europei che avevano avuto recentemente un infarto, randomizzati a ricevere la terapia standard o la polipillola. Gli esperti hanno analizzato l'incidenza di quattro eventi cardiovascolari principali, ovvero morte per cause cardiovascolari, infarto del miocardio non fatale, ictus non fatale e necessità di rivascolarizzazione coronarica d'emergenza, seguendo i pazienti per una media di tre anni. Ebbene, l'analisi dei dati ha mostrato che i pazienti che assumevano la polipillola avevano un rischio inferiore del 24% di questi quattro eventi rispetto a quelli che assumevano i tre farmaci separatamente. In particolare, l'esito chiave della morte per cause cardiovascolari ha mostrato una riduzione relativa del 33%. «Semplificando il trattamento e migliorando l'aderenza, questo approccio ha il potenziale per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari ricorrenti e la morte su scala globale» conclude Fuster.
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A cura di Redazione Farmacista33
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