Medicina
06 Ottobre 2023 Ogni anno 9,1-26,1 milioni di persone diabetiche sviluppano ulcere del piede diabetico. Uno studio ha testato la possibilità di combinare due nuove tecnologie di produzione, la microfluidica MF e il bioprinting 3D, per realizzare un una nuova benda nelle medicazioni per ferite

Le ulcere del piede diabetico (Dfu) sono una complicanza preoccupante del diabete mellito (Dm), che porta a significativa morbilità e mortalità. Secondo l'International Diabetes Federation, ogni anno 9,1-26,1 milioni di persone diabetiche svilupperanno Dfu. Le Dfu, e quindi la successiva infezione, sono responsabili di oltre il 30% dei ricoveri e sono la principale causa di amputazione non traumatica. Stime a livello mondiale hanno calcolato che dal 2,5% al 15% dei budget sanitari annuali globali viene speso per Dm e che le spese per le cure mediche ammontano a 241 miliardi di dollari all'anno; pertanto, le Dfu non solo abbassano drasticamente la qualità di vita del paziente, ma rappresentano anche un onere economico. Anche se esistono strategie di gestione ben note per le Dfu, la terapia non è mai facile. Ad oggi, un approccio multi-target è la scelta più desiderabile e consiste in sbrigliamento chirurgico, medicazioni per le ferite, scarico, valutazione vascolare, trattamento dell'infezione attiva e gestione glicemica. A causa dell'aumento della resistenza agli antibiotici, inoltre, la gestione delle infezioni è sempre più difficile ed è spesso necessario utilizzare nuove molecole terapeutiche.
L’olio di timo futuro promettente come antimicrobico naturale
Thymus vulgaris, è un arbusto mediterraneo originario della famiglia delle Lamiaceae e possiede una notevole attività antimicrobica e antinfiammatoria. Studi in vivo e in vitro hanno dimostrato, per esempio, la sua efficacia contro ceppi resistenti agli antibiotici come S. aureus resistente alla meticillina (Mrsa). Tuttavia, la bassa solubilità in acqua, l'instabilità chimica, la volatilità degli oli essenziali ne limitano la biodisponibilità. Questi inconvenienti possono essere però ridotti, al minimo, incapsulando l'olio essenziale in materiale nano-particolato, una tecnica intesa ad aumentare la durata di conservazione e regolare la farmacocinetica, la bio-distribuzione e il profilo tossicologico, proteggendo al contempo il farmaco trasportato dagli attacchi fisico-chimici ed enzimatici. Uno di questi esempi di nano-recipienti utilizzati per l'incapsulamento degli oli essenziali sono i liposomi (Lp).
Una nuova benda che combina liposomi in un idrogel stampato in 3D
In questo nuovo studio proof-of-concept, è stata verificata per la prima volta la possibilità di combinare due nuove tecnologie di produzione, la microfluidica Mf e il bioprinting 3D, per realizzare un una nuova benda nelle medicazioni per ferite. La novità di questo lavoro consiste nella combinazione di liposomi (Lp) che incapsulano l'ingrediente farmaceutico attivo (API) in un idrogel, che viene ulteriormente stampato in uno scaffold tridimensionale per la medicazione delle ferite. Un'impalcatura a forma di griglia è stata prodotta attraverso la tecnica del bioprinting 3D coassiale che ha permesso di combinare, in un unico filamento, due diversi bioink. Il nucleo interno del filamento è un idrogel nanocomposito, costituito da idrossietilcellulosa (Hec) e Lp PEGilati, incapsulati con olio di timo (To), prodotto per la prima volta tramite MF. Il guscio esterno del filamento, invece, è rappresentato da un idrogel ibrido composto da alginato di sodio/ nano cristalli di cellulosa (Sa/Cnc) e arricchito con To libero.
Un rilascio immediato e prolungato del farmaco consente una prevenzione efficace delle ulcere
Questa combinazione fornisce due diversi rapporti di rilascio della molecola del farmaco: un rilascio in blocco per le prime 24 ore e un rilascio prolungato fino a 10 giorni. Ciò consente una prevenzione iniziale dopo la somministrazione, che può essere il momento a più alto rischio, seguita da una prevenzione prolungata delle infezioni durante i giorni successivi.
Una migliore gestione delle ferite può ridurre la necessità di una terapia antibiotica
Il professor Dimitrios Lamprou, capo del progetto, ha dichiarato: "Questo approccio innovativo, personalizzato e sostenibile, potrebbe favorire la guarigione delle ulcere del piede diabetico, scongiurare qualsiasi complicanza e consentire ai medici di monitorare costantemente la guarigione. Ciò eviterà la necessità di rimuovere costantemente la medicazione, che può provocare infezioni e ritardare il processo di guarigione. Inoltre, i professionisti medici non hanno bisogno di modificare il dosaggio del farmaco poiché questo doppio rilascio supporta tale necessità. Una migliore gestione delle ferite non solo migliorerà la qualità della vita del paziente, ma potrebbe ridurre la necessità di una terapia antibiotica tradizionale, un obiettivo chiave nella lotta contro lo sviluppo della resistenza antimicrobica".
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