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02 Febbraio 2024Quando si consegna un farmaco in compresse è sempre opportuno chiedere se chi assume un farmaco in forma di compresse o capsule ha difficoltà a deglutire e nel caso fornire indicazioni su quali farmaci si possono frantumare e quali tecniche utilizzare per la frantumazione

I farmacisti dovrebbero agire in modo proattivo chiedendo ai pazienti e ai caregiver se chi assume un farmaco in forma di compresse o capsule ha difficoltà a deglutire e nel caso fornire indicazioni su quali farmaci si possono frantumare e quali tecniche utilizzare per la frantumazione, illustrando eventuali rischi per il paziente. A mostrarlo è un articolo pubblicato su Drugs & Aging da un team guidato da Amie Blaszczyk, del Texas Tech University Health Sciences Center di Dallas, negli USA, e ripreso da PharmacyTimes.
Dall’età alle comorbidità: le cause alla base della disfagia
La disfagia è una condizione comune tra gli anziani. Secondo quanto riportato dagli autori, si stima che circa un paziente su tre soffra di disfagia. A questa condizione può contribuire anche la riduzione della massa muscolare e dell’elasticità, della quantità di saliva e della capacità di sentire odore e sapore, collegata all’età.
Oltre all’invecchiamento, la disfagia è comunemente associata a diverse comorbidità come ictus, demenza, malattia di Parkinson e altri disturbi neurologici, ma anche malattie reumatiche, respiratorie e oncologiche a livello delle vie respiratorie e tratto digestivo. Dopo un ictus, per esempio, la disfagia è presente nel 64-78% dei pazienti, così come tra i pazienti con malattia di Parkinson la prevalenza della disfagia è dell’82% (IC 95%, 77-87%). Anche l’assunzione di alcuni farmaci è associata all’insorgenza di disfagia, dagli anticolinergici, ai bloccanti del canale del calcio, ma anche i medicinali che influiscono sulla produzione di saliva o sulla muscolatura dell’esofago.
I rischi associati alla somministrazione di farmaci a pazienti con disfagia
I pazienti con disfagia avrebbero un rischio più elevato di incorrere in errori terapeutici se non riescono a deglutire un farmaco prescritto. Uno studio inglese ha evidenziato, per esempio, che il 46,1% dei pazienti con disfagia, rispetto al 34,8% dei pazienti senza, è andato incontro ad errori di somministrazione dei farmaci. Vi sono dei medicinali, inoltre, che non possono essere frantumati, per evitare di alterare le proprietà farmacocinetiche, modificando efficacia e sicurezza, e questo è vero soprattutto se il farmaco frantumato viene inserito in un veicolo che può ulteriormente alterarne le proprietà. Inoltre, conseguentemente alla frantumazione può esservi la perdita di farmaco, fino allo 0,5%-10,4%, anche se si utilizza un dispositivo adatto a questo fine.
Il ruolo dei farmacisti
I farmacisti, dunque, nei casi di pazienti con disfagia, dovrebbero avviare una revisione dei trattamenti che assumono e informare quali farmaci si possono frantumare, consigliare sulle tecniche di frantumazione appropriate e sulla scelta dei veicoli per la somministrazione.
Nei casi più complessi, poi, il farmacista può consigliare di rivolgersi al medico per valutare alternative terapeutiche.
Fonte:
Drugs & Aging (2023); 40:895-907
To crush or not to crush: that is the medication administration question.
https://www.pharmacytimes.com/view/to-crush-or-not-to-crush-that-is-the-medication-administration-question
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A cura di Paolo Levantino - Farmacista clinico

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