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03 Aprile 2024

Spesa farmaceutica convenzionata, chi spende di più e dove. I nuovi dati della Corte dei Conti

La relazione sulla gestione dei Servizi sanitari regionali per gli esercizi 2022-2023, approvata a metà marzo e depositata in Parlamento dalla Corte dei conti, è al centro dell’attenzione con i dati sulla spesa farmaceutica e la profilazione della spesa convenzionata pro capite

di Francesca Giani


Spesa farmaceutica convenzionata, chi spende di più e dove. I nuovi dati della Corte dei Conti

La profilazione della spesa pro capite per la farmaceutica convenzionata risulta, a livello nazionale, pari a una media di 134 euro, ma tende ad aumentare al crescere dell’età, raggiungendo il picco tra i 60 e gli 80 anni, per poi ridiscendere. Per aree geografiche, le Regioni del Mezzogiorno spendono in proporzione il 15,5% in più, mentre il Nord-Est si colloca al di sotto della media. Situazione, questa, che si ribalta se si considera la spesa pro capite per la specialistica convenzionata. Sono alcuni dei dati messi in luce dalla Relazione sulla gestione dei Servizi sanitari regionali per gli esercizi 2022-2023, approvata a metà marzo e depositata in Parlamento dalla Corte dei conti, che è tornata al centro dell’attenzione. Tra i dati, il tasso di medici praticanti - pari a 4,1 per 1.000 abitanti – risulta superiore alla media OCSE (3,7), mentre emerge un numero insufficiente di infermieri.

Spesa farmaceutica, in ultimi cinque anni confermati trend  
Il documento intende offrire al Parlamento una disamina delle tematiche riguardanti i servizi sanitari regionali e tra i capitoli presi in considerazione c’è anche quello dedicato alla spesa farmaceutica. A essere confermato è l’andamento “divergente delle due componenti di spesa, che, nell’arco del periodo tra il 2015 e il 2022, ha fatto registrare, nel caso della convenzionata, un livello di spesa annuale decrescente da circa 8,7 a 8 miliardi e inferiore al tetto, mentre una costante crescita degli acquisti diretti da 17,8 a 21,4 miliardi, determinando superamenti costanti della spesa programmata. La spesa totale al netto del payback è cresciuta da 17,8 a 21,4 miliardi, mentre la spesa totale privata a carico del cittadino è aumentata da 6,9 a 8,4 miliardi (+22,7%)”. I tetti, ricorda il documento, sono comunque stati modificati con la legge di Bilancio 2024, “incrementando, a partire dal corrente anno, di due decimi di punto quello per gli acquisti diretti (dal 7,85% all’8,05% del FSN), e riducendo proporzionalmente quello per la convenzionata (dal 7 al 6,8%), lasciando quindi invariata l’incidenza complessiva programmata delle risorse sul Fondo sanitario nazionale, pari al 14,85%”.  

L’analisi, poi, si focalizza sul periodo gennaio-settembre 2023 e prende in considerazione in particolare l’andamento della “spesa farmaceutica convenzionata: si evidenzia che, sul piano nazionale, è stato rispettato il tetto di spesa, dal momento che tale voce di spesa è stata pari al 6,36% del FSN, inferiore di 0,6 punti percentuali al limite di spesa (7,0% del FSN); in valore assoluto, la spesa è stata pari a circa 6,1 miliardi, inferiore di 611,4 milioni di euro al limite programmato (6,7 miliardi). Disaggregando poi il risultato nazionale per territori, si osserva che cinque Regioni (Lombardia, Basilicata, Sardegna, Campania e Abruzzo), hanno registrato una spesa superiore al 7,0% del FSR, con scostamento che va dal +58,7 mln della Lombardia ai 233 mila euro dell’Abruzzo. La somma degli scostamenti di tali Regioni, pari complessivamente a circa 66 milioni, è stata più che compensata dalla minore spesa degli altri territori; tra questi, il Veneto ha registrato una spesa inferiore di 142 milioni al tetto del 7% del FSR, pari a circa il doppio del surplus complessivo di spesa, seguito dall’Emilia Romagna (-139 milioni) e dalla Toscana (-96 miliardi)”.

Analisi della spesa convenzionata pro capite: ecco le profilazioni
Alcuni dati interessanti emergono dal “Rapporto Il monitoraggio della spesa sanitaria del Mef-RGS, che ha elaborato, sulla base dei dati del sistema Tessera Sanitaria, una profilazione della spesa farmaceutica convenzionata pro capite, che risulta nella media nazionale pari a 134 euro, ma il cui profilo, al crescere dell’età, sale esponenzialmente (fino a 4 volte) tra i 60 e gli 80 anni, per poi ridiscendere. Per aree geografiche, la spesa farmaceutica convenzionata del Nord Est si colloca al di sotto della media nazionale di quasi il 20%, mentre le Regioni del Mezzogiorno spendono in proporzione il 15,5% in più, soprattutto in Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna. Il fenomeno merita un approfondimento perché se si osserva la profilazione della spesa pro capite per assistenza specialistica convenzionata la situazione si rovescia, con il Nord Est che spende il 15% in più della media, e le Isole il 18% in meno”.

Variazioni della spesa a carico del cittadino e farmaci a brevetto scaduto
Analizzando invece “i dati sulla spesa a carico del cittadino, a livello pro capite e sempre in riferimento alla farmaceutica territoriale, si evidenzia che i maggiori esborsi, superiori alla media nazionale sia in termini di spesa lorda sia di compartecipazione al prezzo di riferimento dei farmaci, si concentrano soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno, dove il reddito disponibile lordo pro capite risulta mediamente inferiore del 33,6% a quello del Settentrione. In valori medi mensili, nel periodo gennaio-settembre 2023, la spesa media lorda nazionale a carico del cittadino è stata pari a 14 euro pro capite; in tutte le Regioni del Mezzogiorno si registra un valore più alto, che raggiunge il massimo in Campania (16,6 euro), Basilicata (16,4 euro), Calabria (16,3 euro)”.
Il trend in aumento della spesa a carico del cittadino è confermato anche per quanto riguarda la spesa sanitaria: “Il contenimento della spesa pubblica sanitaria e il fenomeno delle liste di attesa hanno come corollario una spesa privata al di fuori del Servizio sanitario nazionale che appare assai elevata, crescente, e molto superiore a quella degli altri paesi dell’UE. Nel 2022, in Italia la spesa diretta a carico delle famiglie è stata il 21,4% di quella totale, pari ad un valore pro capite di 624,7 euro, in crescita del 2,10% rispetto al 2019, con ampi divari tra Nord (che spende mediamente di più) e Mezzogiorno. Confrontandola con quella dei maggiori paesi europei, a fronte del 21,4% di quella italiana, corrispondente a 920 dollari pro capite, l’out of pocket in Francia raggiunge l’8,9% del valore totale (corrispondente, per il 2021, 544 dollari pro capite), l’11% in Germania (882 dollari pro capite)”.
Tornando alla farmaceutica, significativa, poi, “è la quota del ticket totale riferibile alla compartecipazione al prezzo di riferimento per l’acquisto di farmaci a brevetto scaduto (a fronte della disponibilità dell’equivalente, dispensato a carico del SSN) che, pari a 1,5 euro in media nazionale, è superiore in tutto il Mezzogiorno (con la sola eccezione della Sardegna), con valori più elevati in Calabria (2,2 euro), Sicilia (1,9 euro) e Puglia (1,8 euro)”. In generale “la spesa ticket totale, che a livello nazionale è pari a 2,1 euro, segna anch’essa valori sistematicamente più alti nel Mezzogiorno, in particolare in Campania (3,3 euro), Sicilia (2,8 euro) e Puglia (2,7 euro)”.

Acquisti diretti: lo scostamento per regioni e gli innovativi
Quanto alla “spesa per gli acquisti diretti (al netto dei payback e di quella per farmaci innovativi e gas medicinali), raggiunge, nel periodo gennaio-settembre 2023, i 10,2 miliardi, in crescita di 0,945 miliardi (+10,2%) rispetto all’analogo periodo del 2022, con un’incidenza sul FSN pari al 10,66%, ossia 3 punti percentuali oltre il tetto programmato (7,65%), e 0,8 punti percentuali più del valore (nello stesso arco temporale) per il 2022 (9,86% del FSN). Tutte le Regioni hanno registrato un’eccedenza di spesa, contribuendo così al superamento del tetto di spesa a livello nazionale, ma con un ampio scarto, pari a 3,8 punti percentuali, tra valore minimo (Lombardia, 8,90% del FSR) e massimo ( Sardegna, 12,69% del FSR); complessivamente, 12 Regioni hanno valori di spesa superiori alla media nazionale (10,66% del FSN) e, tra queste, il 50% (6 Enti) appartiene al Mezzogiorno; viceversa, nove Regioni si situano al di sotto del valore nazionale, di cui 6 (2/3 del totale) sono costituite da Regioni settentrionali”.
Infine, “la spesa per i farmaci innovativi, pari, al netto dei payback, a 625 milioni, non essendo stata superiore alla dotazione del relativo Fondo ministeriale di finanziamento, non concorre a determinare l’ammontare complessivo della spesa per acquisti diretti sottoposta al relativo tetto (7,85% del FSN). Interessante notare il peso percentuale degli innovativi sul totale dei farmaci di classe A e H dispensati dal SSN su base regionale, pari ad una media nazionale di 18,9, con valori massimi nella Provincia autonoma di Bolzano (23,2%), Lombardia (20,6%), Umbria (20,5%), e minimi in Calabria (14,7%), Valle d’Aosta (14,9%), Sardegna e Molise (15,5%)”.
Nel complesso, “la  spesa farmaceutica totale, nel periodo gennaio-settembre 2023, è stata pari a 16,4 miliardi, in aumento di circa 1 miliardo (+6,9%) rispetto al medesimo periodo del 2022, con un’eccedenza di spesa di 2,3 miliardi, che ha portato l’incidenza media nazionale dell’aggregato sul FSN dal 16,4 (nei primi tre trimestri del 2022) al 17,21% (nel medesimo arco temporale del 2023), 2,36 punti percentuali oltre il tetto massimo. Tutte le Regioni, ad eccezione della Valle d’Aosta (14,67 del FSR), hanno superato il tetto programmato (14,85% del FSN), ma le Regioni settentrionali, con la sola eccezione del Friuli-Venezia Giulia, registrano scostamenti comunque inferiori alla media nazionale (2,36%)”.

TAG: SPESA FARMACEUTICA CONVENZIONATA, CORTE DEI CONTI, FARMACI DI FASCIA C, SPESA FARMACEUTICA OUT OF POCKET

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