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09 Maggio 2024

Farmacisti vaccinatori, figura consolidata a livello internazionale: formazione entra in università. Remunerazione e standard tra le criticità

I Paesi in cui la vaccinazione in farmacia è autorizzata sono in costante crescita e anche in molti dei territori in cui allo stato attuale tale possibilità non è prevista si rilevano pressioni legislative in questa direzione, così come evoluzioni nel percorso formativo

di Francesca Giani


Farmacisti vaccinatori, figura consolidata a livello internazionale: formazione entra in università. Remunerazione e standard tra le criticità

I Paesi in cui la vaccinazione in farmacia è autorizzata sono in costante crescita e anche in molti dei territori in cui allo stato attuale tale possibilità non è prevista si rilevano pressioni legislative in questa direzione, così come evoluzioni nel percorso formativo. Restano, però, alcune barriere e, tra queste, vanno annoverate resistenze da parte di alcuni operatori sanitari, ma soprattutto il nodo relativo alla remunerazione, che pesa laddove la sostenibilità della farmacia è più fragile. Una esigenza che emerge è, comunque, quella di una standardizzazione e certificazione dei processi relativi alla farmacia e alla abilitazione del farmacista. Sono questi alcuni dei risultati messi in luce dal nuovo Report della Fip - Leveraging pharmacy to deliver life-course vaccination – che ha esaminato dati relativi a 120 paesi e territori. 

Vaccini in farmacia: crescono i paesi che li effettuano 
Lo studio, di cui, di recente, è stata resa disponibile una sintesi, ha passato in rassegna le precedenti indagini sul tema, condotte nel 2019, 2020 e nel 2022, e ha aggiornato il quadro con una ulteriore survey a cui hanno risposto 73 paesi, per un totale di 120 paesi presi in considerazione. A emergere è, innanzitutto, un significativo aumento nel numero di Stati in cui la vaccinazione in farmacia è permessa, passando dai 34 del 2020 ai 56 di oggi. 
In circa l’11,1% del campione, pur essendo presente la vaccinazione in farmacia, l’inoculo è effettuato da figure diverse dal farmacista. Nella maggior parte degli stati per effettuare la vaccinazione in questo asset assistenziale non è necessaria la prescrizione del medico, e in alcuni territori i farmacisti possono prescrivere alcune delle vaccinazioni prese in considerazione dall’indagine. Nel 38% del campione i farmacisti sono poi autorizzati a somministrare i vaccini al di fuori della farmacia, in strutture come cliniche, luoghi di lavoro, infermerie, scuole o anche al domicilio del paziente. Tale disponibilità apporta vantaggi in termini di accessibilità e contribuisce ad aumentare l’adesione alle campagne. 

In molti paesi presenti proposte di modifica legislativa per allargare ruolo del farmacista
A ogni modo, l’importanza della considerazione del ruolo del farmacista nella vaccinazione emerge anche da un altro dato: in 37 paesi sono presenti pressioni o proposte legislative per allargare gli asset vaccinali alla farmacia e comprendere tra gli attori anche i farmacisti. L’esigenza di allargare il ruolo del farmacista nella sanità pubblica è in generale - e non solo su questo aspetto - sempre più avvertita, generando in molti Paesi movimenti di sensibilizzazione. Comunque, ad aver avviato concretamente un processo di cambiamento delle politiche vaccinali sono 16 Paesi. Purtroppo, la figura del farmacista resta ancora esclusa o sotto-rappresentata, in molti Paesi, all’interno dei comitati tecnici o dei gruppi di lavoro per la definizione delle strategie vaccinali.
Un altro aspetto indagato riguarda poi la presenza di schemi remunerativi: in 21 paesi la vaccinazione in farmacia è a carico dei utenti, mentre, dal quadro complessivo, emerge come siano 13 le amministrazioni in cui il servizio è rimborsato dal sistema pubblico e nove dalla componente privata, presente in varie forme. In 10 paesi, poi, il servizio è fornito senza alcun costo per i pazienti o per i sistemi sanitari – venendo, per esempio, coperto dalla farmacia stessa. 

Nuovi vaccini, età, gruppi di popolazioni: gli ambiti su cui sono in corso pressing
In generale, il più diffuso è il vaccino dell’influenza, somministrato in farmacia in 30 Paesi, seguito da quello contro il Covid-19, in 29 paesi. Altri vaccini, tra cui per esempio il booster contro tetano, difterite e pertosse, il vaccino contro epatite B, pneumococco, Hpv, herpes zoster e meningococco, possono essere somministrati in farmacia in 14 nazioni. L’emergenza relativa al Virus Respiratorio Sinciziale ha poi innescato un’ulteriore evoluzione, determinando un allargamento dei vaccini disponibili in farmacia, che ha investito anche il booster TDAP e il vaccino contro l’HPV: su questi, a livello globale, vengono segnalate in diverse parti pressioni per estenderne la somministrazione alla farmacia. Anche l’età e i gruppi di popolazione che possono recarsi in farmacia sono ambiti su cui molti paesi stanno valutando interventi o registrando cambiamenti. In particolare, in 13 paesi la somministrazione da parte dei farmacisti è stata autorizzata in tutte le fasce di età, mentre in altri Paesi esistono limitazioni relativi a specifici gruppi, così come alle tipologie di vaccini. Va rilevata comunque la presenza di forti differenze regionali: in paesi come l’Australia, la Svizzera, gli Stati Uniti possono esserci disomogeneità nelle strategie anche tra amministrazioni vicine. 

Formazione specifica: aumenta inserimento in percorsi universitari
Un altro dato interessante riguarda poi la formazione: una preparazione specifica è prevista in molti paesi e non solo in quelli in cui la somministrazione in farmacia e quella da parte del farmacista è autorizzata – in questo caso è la totalità dei paesi a prevedere una base di competenze necessarie per poter offrire tale servizio. Questo trend dimostra una crescente consapevolezza del ruolo del farmacista nelle strategie vaccinali e la necessità di equipaggiare tale professionista con competenze e skill essenziali. La preparazione può avvenire nel periodo universitario – il numero di paesi che si sono attrezzati in questa direzione è cresciuto rispetto al 2016 – oppure dopo la laurea, all’interno di master, corsi o della formazione continua. L’esigenza che viene rilevata è comunque quella di assicurare standard di qualità, ma anche di certificare l’abilitazione del farmacista. Spesso i percorsi formativi si allargano a competenze relative a vaccini – e patologie - che non risultano ancora inclusi tra quelli effettuabili nelle farmacie dello specifico paese. 

Fip: sensibilizzare stakeholder e operatori su ruolo del farmacista in sanità
Per quanto riguarda la condivisione dei dati sui pazienti, viene rilevato che la tendenza più diffusa è quella di non prevedere un accesso allo storico del paziente da parte del farmacista, anche nei paesi in cui la vaccinazione in farmacia è ormai affermata. Ciononostante c’è stato comunque un aumento, tra il 2016 e il 2024, dei paesi in cui ai farmacisti è stato concesso pieno accesso ai dati relativi alle vaccinazioni. In alcune realtà al farmacista è richiesta anche una certificazione - obbligatoria o opzionale - dei dati vaccinali. In questi casi, il farmacista si appoggia al sistema informativo pubblico o anche su registri individuali cartacei. In continua crescita è il gradimento da parte della popolazione verso la vaccinazione in farmacia, ma anche la considerazione da parte degli altri operatori sanitari, anche se la Fip evidenzia questo ambito come uno di quelli su cui lavorare, anche perché in alcuni casi questo ha rappresentato un freno nelle evoluzioni sul ruolo del farmacista. 

TAG: FARMACISTI VACCINATORI, VACCINAZIONE IN FARMACIA, FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEL FARMACO (FIP)

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