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12 Luglio 2024

Assistente del farmacista, a rischio il binomio farmaco-farmacista. In una lettera aperta le ragioni del no

Con una lettera aperta la sigla sindacale Filcams dei dipendenti esprime "preoccupazione e contrarietà" sulla figura dell'assistente del farmacista, ipotizzata più volte da Assofarm e ne spiegano i motivi. La lettera è firmata da 50 delegati aziendali della Filcams Cgil e tra i timori c'è il venire meno del binomio "farmaco-farmacista"

di Francesca Giani


Assistente del farmacista, a rischio il binomio farmaco-farmacista. In una lettera aperta le ragioni del no

«Ci sembra pericoloso immaginare che nella polifunzionalità recentemente acquisita dalla farmacia il farmacista acquisisca più abilitazioni a mansioni biomediche ma, al contempo, perda la sua funzione sanitaria caratteristica di unico professionista abilitato alla dispensazione dei farmaci, allentando lo stretto binomio farmaco-farmacista normato dalle leggi sanitarie italiane». È questa la «preoccupazione e la contrarietà» espressa in una lettera aperta ad Assofarm, firmata da 50 delegati aziendali della Filcams Cgil, in merito alla proposta della figura dell’Assistente del farmacista, da formare attraverso una laurea breve, lanciata in più occasioni, come una delle strade per far fronte alla carenza di farmacisti. 

Technician: si rompe binomio farmaco-farmacista ed è pericoloso per salute

«Rileviamo che la proposta» ribadita da Assofarm «non sia estemporanea, ma sia portata avanti con convinzione dalle dirigenze delle aziende a cui apparteniamo e di cui rappresentiamo i lavoratori» si legge nella lettera aperta, firmata da quasi tutti i delegati Filcams Cgil nelle aziende Assofarm e pubblicata oggi su Farmacie.blog. «Ci lascia fortemente perplessi l’idea di un’evoluzione della farmacia che da una parte ci chiede di “formarci per trasformarci”, per acquisire più abilitazioni a mansioni biomediche - prelievo di campioni per test diagnostici, analisi su prelievo capillare, somministrazione di vaccini - e dall’altra ipotizza di sgravarci delle mansioni caratteristiche della professione per cui abbiamo studiato, che ha come atto fondamentale proprio la dispensazione dei farmaci e il relativo consiglio». Non «capiamo la logica per cui i farmacisti dovrebbero diventare vice infermieri, mentre qualcun altro si mette a fare il vice farmacista, lasciandoci però la supervisione e quindi una parte di responsabilità. Guardiamo alle farmacie in cui lavoriamo, alle scelte organizzative che vengono fatte, a quello che ci mette in difficoltà per insufficienza di organici dedicati e assorbe buona parte del nostro tempo: per esempio ci ritroviamo spesso a fare le mansioni dei magazzinieri, che non sono una figura prevista in tutte le farmacie, o perdiamo decine di minuti facendo prenotazioni CUP che fuori dalle farmacie vengono gestite da personale senza laurea, o abbiamo turni in cui stiamo ore e ore da soli in farmacia perché gli orari di apertura sono stati estesi senza incrementare gli organici, neanche del personale di supporto. Il farmacista potrebbe fare sempre più mansioni complesse in una farmacia orientata a fare sempre più servizi: le condizioni organizzative sono fondamentali, sia per lo stress lavoro correlato, sia per la qualità del servizio erogato ai cittadini, ma non è certo la dispensazione dei farmaci la mansione di cui “sgravarci”. I coadiutori in farmacia in realtà sono sempre esistiti, senza laurea breve e con il divieto di consegnare farmaci - non sempre rispettato con abbastanza rigore -, fino al momento in cui le aziende hanno smesso di assumerli», a fronte di una situazione che vede «il farmacista costare talmente poco che poteva esserci una convenienza organizzativa nel fargli fare tutto». 

In esperienze europee emerge aumento effetti da cattiva gestione dei farmaci

Non «crediamo che stia nel fare le iniezioni - mentre un altro che dovremmo supervisionare dà le medicine - la soddisfazione professionale che manca a noi e che svuota le Facoltà di Farmacia». 
E, d’altra parte, «se tra le ragioni per cui in sempre meno si iscrivono alla Facoltà di farmacia» è la domanda provocatoria «a fronte di una conciliazione tra lavoro e vita privata che negli ultimi dieci anni dopo la liberalizzazione degli orari di apertura è diventata sempre più faticosa», a «chi potrà mai venir voglia di prendere questa laurea triennale per poi essere pagato come l’antico coadiutore, facendo i nostri stessi orari?». 

In alcuni «paesi europei si sperimenta per esempio il farmacista prescrittore, mentre in altri la pharmaceutical care è già da anni una funzione acquisita e remunerata, invece in Italia sono proprio i cosiddetti servizi cognitivi l’oggetto delle sperimentazioni più timide e parziali, quelli che tendono a incrementare il ruolo del farmacista rispetto all’aderenza terapeutica dei pazienti con malattie croniche, con dimostrato miglioramento degli outcome e anche riduzione della spesa sanitaria complessiva. È vero che in alcuni paesi europei esiste anche l’Assistente di farmacia che dispensa farmaci, ma non è un paragone molto qualificante, se poi sono tra i paesi primi in classifica per spesa in malattie iatrogene da cattiva gestione dei farmaci (interazioni, sovradosaggi etc.)»

Riguardo alla farmacia dei servizi «condividiamo con Assofarm l’auspicio che rilanci la redditività delle aziende per cui lavoriamo, ma se vogliamo che la farmacia venga valorizzata come presidio sanitario come si può pensare di qualificarla abbassando il livello di preparazione dei professionisti che ci lavorano dentro, se non è solo per risparmiare sul costo del lavoro?».

Valorizzare la contrattazione aziendale per migliorare condizioni e costo del lavoro

A proposito poi «degli altri due elementi proposti da Assofarm per far fronte alla carenza di farmacisti, per ora sia riguardo all’innalzamento dei livelli retributivi che alla creazione di meccanismi di welfare aziendale che diano benefit importanti rileviamo pratiche abbastanza disomogenee e sforzi piuttosto limitati da parte delle aziende per cui lavoriamo e in cui facciamo contrattazione, nonostante la conclamata difficoltà a trovare personale. Anche riguardo ai servizi in farmacia e al riconoscimento economico ai colleghi che li fanno, in alcuni contesti aziendali viene chiesta ai farmacisti da oggi la disponibilità a farli, in cambio di una ipotetica eventuale futura disponibilità delle aziende a contrattarne le condizioni, anche di remunerazione, a livello aziendale o nazionale. Riteniamo invece che un confronto sindacale preventivo ai tavoli aziendali sia importante perché i professionisti che lavorano nelle farmacie comunali si sentano coinvolti e motivati nei progetti di sviluppo dei servizi, con attenzione particolare a una formazione preliminare di qualità, agli aspetti assicurativi e di sicurezza sul lavoro, ma anche per contrattare il riconoscimento economico per il personale che dà la sua disponibilità a farsene carico».

https://www.farmacie.blog/farmacista-light-no-grazie/

TAG: CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO (CCNL), FARMACISTI DIPENDENTI, SINDACATI, ASSISTENTI FARMACISTI, FARMACISTI

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