digitalizzazione
19 Luglio 2024C'è ancora un sotto utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico da parte dei cittadini che varia in base ai territori e tra le strategie per potenziarlo c'è anche la formazione ed entro il 2026 l'obiettivo è coinvolgere oltre 660mila operatori sanitari in percorsi formativi

Tra le azioni per potenziare il Fascicolo sanitario elettronico c'è anche la formazione: l'obiettivo è di coinvolgere oltre 660mila operatori sanitari entro il 2026 in percorsi formativi. Ma tra le criticità che emergono c'è ancora un sotto utilizzo dello strumento da parte dei cittadini, che varia in base ai territori. È questo uno degli aspetti che emerge dal terzo incontro organizzato a Bari “L’Innovazione nel Sistema sanitario nazionale. Il Fascicolo sanitario elettronico per modernizzare la sanità”, con il patrocinio del ministero della Salute e del Dipartimento per la trasformazione digitale, organizzato per promuovere una maggiore conoscenza del funzionamento e dell’accessibilità del FSE.
«Il Fascicolo sanitario elettronico» è stato il videomessaggio del Ministro della salute, Orazio Schillaci, «è uno strumento per migliorare l’appropriatezza delle cure, l’aderenza terapeutica e l’efficienza del servizio sanitario. È un investimento rilevante del Pnrr - al progetto FSE e telemedicina è dedicato circa il 40% del fondo destinato alla Missione 6 Salute - a cui abbiamo impresso una forte accelerazione», sostenendo «un rilevante adeguamento tecnologico e varando il Piano di formazione rivolto ai professionisti della sanità che entro il 2026 dovrà coinvolgere 666 mila operatori. In questa sfida, è essenziale il coinvolgimento di tutti gli operatori della sanità, che devono alimentare il Fascicolo, e degli stessi cittadini, che devono prendere dimestichezza con questo nuovo strumento».
Rispetto all'implementazione del FSE 2.0, entro quest'anno, l’intenzione è di rendere disponibile almeno un pacchetto di quattro servizi di base: consultazione di documenti, prenotazione di prestazioni, scelta e revoca del medico di famiglia e pagamento delle prestazioni attraverso piattaforma Pago PA o App IO. L'obiettivo per il 2026 è che il sistema della tessera sanitaria e l'infrastruttura per l'interoperabilità del FSE siano operativi su tutto il territorio nazionale e che lo strumento sia adottato da tutte le regioni.
Altro passaggio è quello relativo al decreto sull’ecosistema dei dati, la banca nazionale dei dati dematerializzati che mette insieme quanto raccolto dalle regioni - il cui completamento è previsto per il 2025. «Con l’Esd si concluderà il passaggio a piattaforma sanitaria vera e propria, facilitando la fruibilità delle informazioni da parte dei cittadini, rendendo consultabili anche i dati scorporati di ogni prestazione».
Ma quali sono, anche in prospettiva, i contenuti del FSE 2.0? A mettere le basi per il potenziamento del Fse è stato il decreto del Ministero della Salute, Mef e Innovazione tecnologica del 7 settembre 2023 (G.U. Serie Generale del 24 ottobre 2023) e un elemento di rilievo del percorso è costituito dal profilo sanitario sintetico, vale a dire “il documento socio-sanitario informatico redatto e aggiornato dal MMG/PLS che riassume la storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente conosciuta”. La finalità di tale documento è quella di “favorire la continuità di cura, permettendo un rapido inquadramento dell’assistito al momento del contatto con i servizi sanitari, fermo restando il rispetto del diritto di oscuramento esercitato dall’assistito”. Mentre per quanto riguarda il “taccuino personale questa è una sezione riservata del FSE all’interno della quale esclusivamente l’assistito, o un suo delegato, può inserire, modificare ed eliminare dati, anche generati dai dispositivi medici e/o wearable, e documenti personali relativi ai propri percorsi di cura, oltre a informazioni integrative inserite direttamente dal cittadino. Tali dati e documenti inseriti sono informazioni non certificate e devono essere distinguibili da quelle inserite dai soggetti” che hanno in cura il cittadino.
Al momento, per quanto riguarda l'implementazione e la disponibilità dei documenti, secondo i dati disponibili sul portale ministeriale emerge che le regioni hanno iniziato a predisporre la struttura per la conservazione delle specifiche tipologie documentali e hanno in alcuni casi iniziato ad alimentare il FSE. Mentre per la effettiva presenza dei documenti, avverte il Ministero, questa dipende dalla struttura sanitaria in cui si effettua la prestazione e dalla Asl di riferimento. A quanto emerge, tutte le regioni hanno iniziato ad attivarsi per quanto riguarda i documenti relativi a lettera dimissione ospedaliera, prescrizione farmaceutica, specialistica, referto di laboratorio, referto di radiologia, referto specialistico ambulatoriale, verbale di pronto soccorso. A seguire, ci sono i referti di anatomia patologica, con l’81% delle Regioni che si stanno organizzando, profilo sanitario sintetico, al 76%, certificato vaccinale, documento di erogazione di prestazione di assistenza specialistica, documento erogazione farmaci, al 71%, taccuino personale dell’assistito. Sotto il 50% delle regioni attive c’è la scheda singola vaccinazione, al 43%, lettera di invito per screening, vaccinazione o ad altri percorsi di prevenzione, 19%, cartella clinica 14% - nello specifico sarebbero Lazio, Sardegna e Veneto ad aver iniziato ad alimentare il FSE con questa tipologia di documento.
Ci sono poi una serie di servizi che vengono resi disponibili dalle regioni nei propri portali FSE, quali la possibilità di prenotare prestazioni, richiedere esenzioni, esprimere scelte in relazione al proprio rapporto con il Sistema sanitario regionale. Tra questi, a essere più diffuso, al 95% secondo quanto rilevato dal Ministero, è il certificato covid, a seguire le esenzioni – con le funzioni di consultazione, richiesta/rinnovo, richiesta certificato - con l'81% delle Regioni che si stanno attivando, pagamento ticket e prestazioni, prenotazioni Ssn, scelta e revoca medico, al 76%, gestione deleghe, al 48%, consultazione liste d’attesa, al 33%, come anche la visualizzazione immagini diagnostiche, ristampa tessera sanitaria e certificato malattia, al 24%, dossier farmaceutico 10% (per Lazio e Veneto).
In generale, emerge però ancora un sotto utilizzo: durante il convegno sono stati focalizzati i dati relativi alla Puglia: solo il 3% dei cittadini, contro il 18% di media nazionale ha effettuato un accesso nei primi mesi dell’anno.Tuttavia il 68% dei cittadini pugliesi ha autorizzato il conferimento dei propri dati clinici nel FSE, contro una media nazionale del 40% e il 100% dei medici specialisti delle aziende sanitarie regionali si sono abilitati all’utilizzo del Fascicolo, contro una media nazionale del 74%.
A livello nazionale è il 96% di medici di famiglia e pediatri ad aver effettuato nei primi tre mesi dell'anno almeno una operazione - tra cui si considera anche l'invio della ricetta dematerializzata che alimenta come documento il Fascicolo Sanitario Elettronico. In termini regionali, in testa, con il 100%, c'è Basilicata, E-R, Molise, Trento, Piemonte, Sardegna, VdA, Veneto.
Mentre per quanto riguarda l'utilizzo da parte dei cittadini, al primo posto tra regioni e province autonome c'è Trento, con il 64%, Vda, con il 36%, E-R, al 40%, Fvg, al 34%, Lombardia, al 23%, Veneto e Bolzano al 22%.
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