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24 Luglio 2024Il farmacologo Alberto Corsini spiega gli errori più comuni che i pazienti fanno quando assumono i farmaci a somministrazione orale. Le corrette modalità sono scritte nei foglietti illustrativi, ma il farmacista ha un ruolo importante nel ricordarle al paziente: ecco i 10 più diffusi

Assumere farmaci orali con poca acqua o utilizzando bevande diverse, mettendosi nella posizione sbagliata, assumendo a ridosso integratori o cibi ricchi di alcune sostanze, per esempio dopo una colazione ricca di zuccheri sono alcuni degli errori tipici che i pazienti compiono e che alla lunga, soprattutto nei malati cronici, possono avere conseguenze sull’efficacia della terapia. Molte informazioni sono scritte nei foglietti illustrativi, ma il farmacista ha un ruolo importante nel ricordarle al paziente. Ne ha parlato Alberto Corsini, professore ordinario di farmacologia, università degli Studi di Milano in un’intervista rilascia all’Adnkronos Salute.
Corsini sottolinea che sono disponibili “formulazioni orosolubili che permettono una somministrazione senza l'utilizzo di acqua. Ma pensiamo ai pazienti cronici, con pressione elevata, colesterolo alto, diabete: la maggior parte delle terapie prevede farmaci che richiedono l'assunzione con acqua. Perché altrimenti non li assorbiamo. E non basta un dito di acqua, ma ci vuole un bicchiere pieno, che vuol dire 150-200 ml, per favorire la solubilizzazione e il trasferimento a livello gastrointestinale, dove poi avviene l'assorbimento vero e proprio”. E spiega che ci sono moltissimi studi negli ultimi 40-50 anni, che hanno evidenziato che qualunque farmaco si assuma con poca acqua, rispetto a un bicchiere pieno, se ne assorbe meno della metà. Quindi, avverte, prima ancora di iniziare la cura c’è un errore e quini il fallimento terapeutico perché “l'assorbimento di un farmaco è un punto molto critico”.
Un altro errore è deglutire le pillole con bevande diverse dall’acqua, latte, succhi di frutta, o ancora peggio con bevande alcoliche: “Molti farmaci, alcuni antibiotici e altre molecole, 'precipitano' con il calcio, con i latticini. E quindi, ancora una volta, si ha un fallimento terapeutico. Anche l'alcol solubilizza la molecola in modo diverso. Per alcune molecole il succo d'arancia potrebbe portare a precipitazioni, potrebbe portare alla chelazione - elenca Corsini - Facciamo l'esempio di alcuni antibiotici, i chinoloni, i bifosfonati. L'assunzione del farmaco deve essere rispettata” altrimenti, avverte il rischio è di “perdere una grossa quota di successo delle terapie per questi errori banalissimi”. Altre bevande critiche possono essere quelle stimolanti, caffè o tè: “In questo caso, semplicemente è meglio farlo lontano dall'assunzione dei farmaci. La strategia ideale può essere prendere il proprio medicinale con un bel bicchiere d'acqua e poi dopo mezz'ora o un'ora fare colazione. Sono semplici suggerimenti che possono aiutare”.
Il farmacologo dedica un commento sul succo di pompelmo: “Si era visto, ormai diversi anni fa, che l'assunzione di notevoli quantità di pompelmo poteva inibire il metabolismo, l'eliminazione del farmaco, e questo portava a un aumento delle concentrazioni fino a effetti tossici. Prima si era visto con alcuni antipertensivi, quindi con cadute dei livelli pressori, poi con un effetto antiaritmico maggiore, maggiori problemi di tollerabilità dei farmaci per il colesterolo. Tanto che in ospedale, nelle diete o negli studi clinici, il pompelmo è stato bandito. Ma questo non vuol dire che io non devo consumare un bicchiere di succo di pompelmo al giorno. Le cose vanno contestualizzate: il pompelmo è un potente inibitore del metabolismo dei farmaci se si arriva a consumarne un litro al giorno. Quindi berne un bicchiere al mattino e poi prendere un farmaco alla sera non è drammatico, salvo rarissime eccezioni, come alcune statine”.
C’è poi un aspetto di postura: il farmaco “va assunto in posizione eretta”, o almeno da seduti in posizione verticale, certamente non sdraiati. Così si “favorisce per gravità il trasferimento dalla bocca allo stomaco. Il passaggio nell'esofago è di circa 2-3 minuti. Nel giro di 10 minuti, stando in quella posizione, il farmaco raggiunge lo stomaco dove può avere luogo l'assorbimento. Questo passaggio è facilitato dall'acqua, che aumenta il peso”. Un accorgimento fondamentale per alcuni tipi di farmaci: “Pensiamo ai farmaci bifosfonati per l'osteoporosi negli anziani, che sono scarsamente assorbibili: bisogna aiutarli assumendoli con un'acqua con pochissimi sali. Non si può prendere il farmaco con un caffè, un tè, un succo, perché sennò se ne assorbe pochissimo. E non è scherzo, perché il paziente rischia fratture”.
Spesso nel foglietto illustrativo è specificato che il farmaco va assunto in presenza di cibo. “Questo significa che bisogna consumare un pasto - dice Corsini, - Quando infatti il farmaco viene studiato per capire se è importante o meno assumerlo vicino o lontano dai pasti, lo si valuta con la cosiddetta colazione continentale. Vuol dire con una certa quota di grassi, di latte, di zuccheri, eccetera. Quindi il paziente deve mangiare. Non basta un biscottino la mattina. Queste informazioni sono anche scritte nei foglietti illustrativi, ma un aiuto in questo lo può dare il farmacista”.
Alcune persone hanno poi difficoltà a deglutire le compresse, e per esempio le mastica, ma spiega Corsini, “occorre sapere che la saliva ha un pH diverso da quello gastrointestinale. Per esempio, i farmaci inibitori di pompa protonici indicati per ulcere, gastriti e reflusso, hanno bisogno di essere in un ambiente acido per essere attivati”. Ogni farmaco va assunto un certo modo “perché è stato studiato in quelle condizioni. Un primo aspetto che si valuta è il tipo di somministrazione. E quindi l'assunzione non deve essere fatta 'ad personam', ma seguendo quelle che sono le istruzioni”.
Il farmacologo tocca anche il tema degli integratori: “Vitamine, sali, magnesio, calcio, è bene assumerli lontano dai medicinali” e cita l'esempio dei farmaci per la tiroide: “Se si prendono con degli integratori se ne assorbe la metà. Il consiglio è dunque aspettare almeno due ore prima di prendere gli integratori".
Un’indicazione importante è su alcuni farmaci, come i vecchi anticoagulanti, per i quali occorre stare attenti a utilizzare la vitamina K, che si può trovare negli integratori o in alcuni alimenti. In Italia sono ancora 400mila i pazienti in terapia con il warfarin. “L’integratore, se proprio lo si vuole prendere va preso almeno due ore dopo. Ma chi consuma gli anticoagulanti deve stare poi attento ad utilizzare le verdure con foglie larghe, che sono ricche di vitamina K. Ovviamente si può fare un pasto con l'insalata, perché tutto va contestualizzato. I farmaci - conclude dunque Corsini - ci aiutano ma vanno rispettati. Perché, se non li prendiamo secondo le indicazioni, il rischio è che non funzionino. E non si deve avere il timore di chiedere quali sono le regole corrette al farmacista, al medico o all'infermiere”
A voler stilare una lisa degli errori nell'assunzione di farmaci e relative modalità corrette, ecco quelli più comuni:
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