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23 Ottobre 2024Un nuovo studio, pubblicato nel JAMA Network Open, mostra che la redistribuzione dei farmaci oncologici orali inutilizzati gestita con controlli di qualità, potrebbe ridurre significativamente l'impatto ambientale associato a produzione e smaltimento di questi medicinali

La gestione dei farmaci inutilizzati rappresenta una sfida complessa, specialmente in oncologia, dove i costi dei farmaci sono elevati e l'impatto ambientale del loro smaltimento è considerevole. Ogni anno, numerosi pazienti oncologici interrompono o terminano le terapie senza aver utilizzato completamente i farmaci prescritti, lasciando così un surplus di medicinali non consumati. Questo genera un doppio problema: un costo economico per i sistemi sanitari e un impatto ambientale dovuto all'incenerimento dei farmaci, che contribuisce alle emissioni di gas serra. Recentemente, un innovativo studio olandese ha esplorato una soluzione pratica a questo problema: la redistribuzione dei farmaci oncologici orali (OADs) inutilizzati.
Lo studio ha coinvolto 1.071 pazienti oncologici nei Paesi Bassi, ai quali sono stati somministrati farmaci oncologici orali con confezioni sigillate, dotate di indicatori di temperatura per garantire la corretta conservazione durante il periodo di utilizzo domestico. I pazienti avevano la possibilità di restituire i farmaci non utilizzati alle farmacie durante le loro visite regolari. Di tutte le confezioni distribuite, circa il 16% è stato restituito dai pazienti e, attraverso un rigoroso controllo di qualità, il 68% delle confezioni restituite è stato giudicato idoneo per la redistribuzione ad altri pazienti. I controlli includevano la verifica dell'integrità del packaging, la durata residua del farmaco (almeno sei mesi), e la conformità alla conservazione corretta, misurata tramite gli indicatori di temperatura.
Uno dei risultati più significativi è stato il beneficio ambientale derivante dalla ridistribuzione, che ha portato a una riduzione di circa 1,9 kg di CO2 equivalente per paziente all'anno, grazie alla diminuzione della produzione di nuovi farmaci e all'evitato smaltimento di quelli inutilizzati.
La redistribuzione ha permesso inoltre, di recuperare il 2,6% delle confezioni di OADs distribuite, un dato che, sebbene sembri modesto, può comportare risparmi significativi se applicato su larga scala.
Lo studio olandese ha aperto la strada a un nuovo approccio sostenibile per la gestione dei farmaci oncologici. Attraverso l'ottimizzazione dei processi di redistribuzione, è possibile ridurre significativamente l'impatto ambientale e i costi associati alla produzione e allo smaltimento dei farmaci. La figura del farmacista, in questo contesto, diventa centrale: non solo per garantire la qualità e sicurezza dei farmaci redistribuiti, ma anche per educare i pazienti e promuovere l'adozione di queste pratiche. Gli autori concludono che la redistribuzione dei farmaci inutilizzati, se estesa ad altre categorie di medicinali, potrebbe rappresentare una svolta importante verso un sistema sanitario più verde, sostenibile e attento alla gestione etica delle risorse.
Fonte:
https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2824676
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