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25 Ottobre 2024

Vitamina D e salute cardiometabolica: il consiglio del farmacista sull’integrazione corretta

Una review mette in evidenza l’importanza dei farmacisti nella gestione della medicina personalizzata: che, adattando l’integrazione di vitamina D in base alle caratteristiche individuali, possono migliorare l’efficacia dell’intervento e ridurre la prevalenza delle malattie cardiometaboliche

di Sabina Mastrangelo


Vitamina D salute cardiometabolica

L’integrazione di vitamina D potrebbe avere un impatto notevole sulla salute cardiometabolica, contrastando l’insorgenza di malattie cardiovascolari e i rischi associati. A evidenziarlo è una review sistematica con meta-analisi pubblicata su Engineering da un gruppo coordinato da Simin Liu, della Brown University (USA), secondo il quale gli operatori sanitari, farmacisti compresi, adattando l’integrazione di vitamina D in base alle caratteristiche individuali, possono migliorare l’efficacia dell’intervento e ridurre la prevalenza delle malattie cardiometaboliche.

Le premesse dello studio

Secondo gli autori, nonostante i progressi nella prevenzione e nelle terapie, le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morbilità e mortalità al mondo. Gli integratori di vitamine e minerali sono ampiamente utilizzati per prevenire le malattie cardiovascolari e la vitamina D, in particolare, ha attirato l’attenzione negli ultimi anni. La vitamina D si assume dalla dieta o dagli integratori, in forma di vitamina D3 (colecalciferolo) o D2 (ergocalciferolo). Dall’organismo, invece, la vitamina D può essere sintetizzata nella pelle come D3, per esposizione moderata al sole.

Numerosi studi osservazionali hanno dimostrato un’associazione inversa significativa tra i livelli circolanti di vitamina D e un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, nonché di infiammazione subclinica, disfunzione endoteliale, ipertensione, diabete e dislipidemia. Inoltre, i recettori nucleari della vitamina D sono stati identificati nelle cellule endoteliali e nei cardiomiociti, lasciando ipotizzare l’esistenza di un collegamento tra i livelli di vitamina D e il rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, studi randomizzati sull’efficacia clinica dell’integrazione di vitamina D nella prevenzione delle malattie cardiovascolari hanno prodotto risultati contrastanti.

Gli effetti della vitamina D sulla salute cardiometabolica

Per approfondire questo collegamento, Liu e colleghi hanno condotto una review con meta-analisi che ha incluso 99 trials clinici, per un totale di 17.656 persone tra i sei e i 75 anni. I ricercatori hanno osservato che una dose di vitamina D pari a 3.320 unità internazionali al giorno porterebbe a benefici su vari fattori di rischio cardiometabolico come riduzione della pressione sanguigna sistolica e diastolica, del colesterolo totale, della glicemia a digiuno e dei livelli di emoglobina glicata. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che l’integrazione di vitamina D apporterebbe notevoli benefici tra le persone con livelli basali di 25-idrossivitamina D inferiori a 15 ng/mL, quelle con un indice di massa corporea inferiore a 30 kg/m2 e le persone dai 50 anni in su, oltre che per le popolazioni non occidentali. Tuttavia, secondo gli autori, sono necessari ulteriori studi per valutare gli effetti e i rischi a lungo termine correlati all’integrazione di vitamina D ad alto dosaggio.

TAG: VITAMINA D, INTEGRATORI & SALUTE

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