Sanità
27 Novembre 2024In occasione del 19° Forum Risk Management di Arezzo, la Fondazione GIMBE, per voce del Presidente Nino Cartabellotta, ha presentato i dati aggiornati sulla completezza e utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) nelle Regioni italiane

Nonostante ci sia un decreto ministeriale (7 settembre 2023) che definisca i contenuti standard del Fascicolo sanitario elettronico (Fse), la completezza dei documenti disponibili varia sensibilmente tra le regioni. Solo il Lazio garantisce l’accesso a tutte le tipologie di documenti previste. Alcuni documenti, come ricette per farmaci, referti, documento di erogazione farmaci sono accessibili un po’ ovunque, come pure alcuni servizi (certificato vaccinale Covid, esenzioni, scelta del medico, pagamento ticket e prenotazioni), mentre per quanto riguarda i farmaci, dossier farmaceutico, ricerca farmaco, foglietto illustrativo sono disponibili in una minima parte del territorio (5-10%). L’utilizzo effettivo del Fse rimane basso, ma dal 2025, l’introduzione della ricetta bianca dematerializzata rendendo le prescrizioni di farmaci non a carico del Ssn accessibili in formato digitale, potrebbe invertire questa tendenza. I dati e le riflessioni sulle prospettive sull’accesso e l’uso del Fse sono stati oggetto di un’analisi presentata dalla Fondazione Gimbe in occasione del 19° Forum Risk Management di Arezzo.
La principale evidenzia sono le profonde disomogeneità regionali, che configurano vere e proprie “fratture digitali” sia in termini di servizi offerti che di utilizzo da parte di cittadini e professionisti sanitari. Per il presidente della Fondazione Nino Cartabellotta il Fse è “una leva strategica per migliorare accessibilità, continuità delle cure e integrazione dei servizi sanitari e socio-sanitari”, ma “le significative diseguaglianze regionali privano molti cittadini delle stesse opportunità di accesso e utilizzo”.
Completezza dei documenti. A livello regionale c’è una forte disomogeneità nella disponibilità dei documenti nel Fse. Solo 7 tipologie di documenti sono accessibili su tutto il territorio nazionale: lettere di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche e specialistiche, referti di laboratorio, di radiologia e di specialistica ambulatoriale, verbali di pronto soccorso. Il profilo sanitario sintetico, il documento di erogazione delle prestazioni specialistiche e quello di erogazione dei farmaci e il referto di anatomia patologica sono disponibili in oltre l’80% delle Regioni. Il certificato vaccinale è presente in 16 Regioni e Province autonome (76%) mentre il taccuino personale dell’assistito e della scheda della singola vaccinazione si trovano nei Fse di 12 Regioni (57%). Solo 5 Regioni rendono disponibile la lettera di invito per screening vaccinazione e altri percorsi di prevenzione. La cartella clinica, invece, è disponibile esclusivamente in Lazio, Sardegna e Veneto. Il Lazio è l’unica Regione che include nel FSE tutte le tipologie di documenti previsti dal decreto, mentre le altre Regioni presentano livelli di completezza variabili: dal 94% del Piemonte al 63% di Marche e Puglia.
Servizi attivi. Attualmente, nei Fse regionali sono disponibili 37 servizi tra cui pagamento di ticket e prestazioni, prenotazione di visite ed esami, scelta del medico di medicina generale o alla consultazione delle liste d’attesa. La disponibilità di questi servizi varia significativamente tra le Regioni: solo Lazio (67%) e Toscana (64%) superano la soglia del 60%, offrendo un’ampia gamma di funzionalità. Sotto la soglia del 20% restano certificato di malattia, autotesting, Pdta, prenotazione televisita, prenotazione screening, dossier farmaceutico, ricerca farmaco e consultazione foglietto illustrativo, richiesta ausili ad assorbenza.
“L’assenza di un’integrazione completa dei servizi, soprattutto nelle Regioni del Sud – commenta Cartabellotta – riduce il potenziale del Fse come strumento di innovazione e accessibilità ai servizi sanitari, limitando le opportunità per i cittadini di beneficiare di una sanità realmente digitale”.
Un altro elemento critico è la scarsa adesione al consenso per la consultazione del Fse: solo il 41% dei cittadini italiani ha autorizzato l’accesso ai propri dati sanitari. L’Emilia-Romagna si distingue con l’89%, mentre regioni come Abruzzo, Calabria, Campania e Molise sono all’1%. La fiducia nella sicurezza dei dati personali è un nodo cruciale: “È fondamentale rassicurare i cittadini sulla sicurezza dei dati personali e sull’utilità concreta del Fse – commenta Cartabellotta –. Senza un intervento mirato in questa direzione, gli sforzi compiuti dai servizi sanitari regionali rischiano di essere vanificati”.
L’utilizzo effettivo del Fse da parte dei cittadini rimane basso: solo il 18% lo ha consultato almeno una volta tra giugno e agosto 2024, con punte del 50% nella Provincia autonoma di Trento e valori minimi dell’1% nelle Marche e in Sicilia. Al contrario, l’utilizzo da parte dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta raggiunge il 94% a livello nazionale, segno che i professionisti sanitari sono più coinvolti rispetto ai cittadini nell’uso di questo strumento. È urgente “investire in alfabetizzazione digitale. Questa è una condizione imprescindibile per realizzare una trasformazione digitale efficace, che trova nell’utilizzo del Fse uno strumento fondamentale”
La completa dematerializzazione delle ricette, incluse le bianche, per farmaci a carico del cittadino, dal 2025, farà incrementare l’uso del Fse. Grazie a questa evoluzione, anche le prescrizioni non a carico del Ssn saranno disponibili in formato elettronico e gestibili direttamente attraverso il Fse. “La ricetta bianca dematerializzata – commenta Cartabellotta – rappresenta un significativo passo avanti verso una sanità sempre più digitale e integrata. Sebbene rimanga per il paziente la possibilità di ricevere la ricetta via email, WhatsApp o di ritirare il farmaco direttamente in farmacia tramite il proprio codice fiscale, il Fse diventerà il fulcro di una gestione completa, sicura e trasparente delle prescrizioni mediche”.
Per rendere il Fse rappresenta il pilastro della trasformazione digitale di una moderna sanità pubblica, la Fondazione GIMBE esorta le istituzioni ad adottare misure concrete volte a migliorare l’alfabetizzazione digitale di cittadini, pazienti, caregiver, familiari e professionisti sanitari, rafforzare le infrastrutture digitali, standardizzare le procedure di accesso al fine di garantire un’adozione uniforme del Fse su tutto il territorio nazionale. “Affinché il Fse diventi davvero uno strumento inclusivo, capace di rispondere alle esigenze di ogni cittadino – conclude Cartabellotta – è infine fondamentale superare con iniziative di formazione e sensibilizzazione la scarsa alfabetizzazione digitale di una parte significativa dei cittadini e i timori legati alla privacy dei dati personali, che oggi rappresentano ostacoli rilevanti ad un’adozione diffusa del Fse”.
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