Medicina
11 Dicembre 2024L’analisi del microbiota intestinale, tema di grande interesse scientifico e clinico, non è ancora pronta per un’applicazione diffusa nella pratica clinica al di fuori dei centri fortemente specializzati. Questo è il messaggio principale emerso dal documento di consenso

I tempi non sono ancora maturi per un utilizzo diffuso di test sul microbiota nella pratica clinica, eccetto nei centri altamente specializzati. Lo sottolinea la consensus pubblicata su Lancet Gastroenterology & Hepatology, documento, redatto da un panel multidisciplinare guidato dai professori Antonio Gasbarrini, Giovanni Cammarota e Gianluca Ianiro della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. Secondo gli esperti il microbiota ha un ruolo chiave nella regolazione di funzioni essenziali come il metabolismo, l'immunità e la risposta ai farmaci. Tuttavia, nonostante le sue potenzialità, mancano ancora prove scientifiche solide per giustificare un'applicazione clinica estesa e standardizzata.
Il microbiota è riconosciuto come un mediatore essenziale di funzioni umane cruciali, tra cui il metabolismo, la regolazione immunitaria e la risposta ai farmaci. Squilibri nella sua composizione sono stati associati a diverse patologie, sia intestinali che extra-intestinali, influenzando anche la risposta ai trattamenti, compresi quelli oncologici. Tuttavia, il documento evidenzia che, nonostante il crescente entusiasmo, mancano ancora valide prove scientifiche che supportino un utilizzo clinico ampio e standardizzato dei test sul microbiota.
Ad oggi, l'unica applicazione clinica consolidata è rappresentata dal trapianto di microbiota fecale per il trattamento delle recidive di infezioni da Clostridioides difficile. Questo risultato testimonia le potenzialità di manipolazione del microbiota, ma il campo resta pionieristico. Gli esperti sottolineano che il mercato dei test sul microbiota si è sviluppato più rapidamente della scienza, come avvenuto in passato con i test genetici casalinghi. Nei percorsi formativi universitari, inoltre, non viene ancora insegnato ai medici come interpretare i risultati di un test sul microbiota o come utilizzarli a scopo terapeutico.
Per mettere ordine in questo contesto, il panel di esperti ha lavorato alla definizione di standard di qualità e criteri minimi per l'esecuzione e l'interpretazione dei test sul microbiota. Serena Porcari, prima autrice dello studio e membro dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia del Policlinico Gemelli, ha sottolineato come il microbiota sia già riconosciuto come uno strumento diagnostico, prognostico e terapeutico di grande potenziale. Tuttavia, per una modulazione mirata del microbiota è imprescindibile ottenere una standardizzazione delle analisi, basata su regole etiche, tecniche e organizzative.
Maurizio Sanguinetti, ordinario di Microbiologia alla Cattolica, ha ribadito che la caratterizzazione diagnostica del microbiota deve seguire standard rigorosi per garantire risultati affidabili e clinicamente utili. Non si tratta di un semplice test di laboratorio, ma di uno strumento complesso che richiede competenze specifiche in microbiologia clinica e bioinformatica.
Secondo Sanguinetti questo documento "rappresenta un passo cruciale per mettere ordine nel panorama attuale dei test diagnostici sul microbiota intestinale. La caratterizzazione diagnostica del microbiota intestinale deve basarsi su standard rigorosi, per garantire risultati affidabili e clinicamente utili. Non si tratta di un semplice test di laboratorio, ma di uno strumento complesso che richiede una profonda comprensione delle dinamiche microbiche e del loro impatto sulla salute umana. Ecco perché queste analisi devono essere condotte da personale altamente qualificato, con competenze specifiche in microbiologia clinica e bioinformatica. Nel nostro Laboratorio di Microbiologia presso la Fondazione Policlinico Gemelli, già applichiamo test diagnostici sul microbiota intestinale seguendo i principi e le best practice delineate nel documento. È fondamentale investire nella formazione di futuri medici e microbiologi affinché acquisiscano le competenze necessarie per interpretare correttamente i risultati di questi test e applicarli in modo efficace nella pratica clinica".
Antonio Gasbarrini, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha descritto il documento come un contributo fondamentale non solo per la pratica clinica e la ricerca, ma anche per la didattica. Le raccomandazioni avanzate dagli esperti rappresentano un riferimento scientifico solido che potrà essere integrato nei programmi formativi dei corsi di laurea in medicina e nei percorsi post-laurea.
“Questo documento segna un passo decisivo verso una standardizzazione divenuta indispensabile", sostiene Gasbarrini, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia e ordinario di Medicina interna dell'università Cattolica del Sacro Cuore, nonché direttore della Uoc Medicina interna e Gastroenterologia e del Centro malattie dell'apparato digerente (Cemad) del Gemelli. - Nel contesto clinico - prosegue - tali linee guida saranno essenziali per tradurre i progressi della ricerca in applicazioni concrete, migliorando la gestione di molte patologie gastroenterologiche e sistemiche legate al microbiota. Come preside della Facoltà di Medicina dell'università Cattolica ritengo inoltre che la standardizzazione proposta rappresenti un contributo fondamentale non solo per la pratica clinica e la ricerca, ma anche per la didattica innovativa nei corsi di laurea in medicina e nei percorsi post-laurea. Le raccomandazioni avanzate dagli esperti infatti offrono un riferimento scientifico solido e standardizzato, che potrà essere immediatamente integrato nei programmi formativi per preparare i medici del futuro a utilizzare in modo critico e consapevole i test sul microbiota” ha affermato Gasbarrini.
Gli esperti sottolineano la necessità di ulteriori studi mirati per valutare l'efficacia di approcci personalizzati nella modulazione del microbiota. La personalizzazione è infatti considerata una delle chiavi per sfruttare appieno le potenzialità diagnostiche e terapeutiche di questi test. Questo documento segna quindi un passo decisivo verso una regolamentazione condivisa e rigorosa, che mira a mettere ordine nel panorama attuale e a garantire un uso responsabile delle tecnologie legate al microbiota.
Il lavoro del consorzio multidisciplinare rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra clinici, microbiologi, bioinformatici ed ecologi microbici, e fornisce una base solida per il futuro sviluppo di questo campo. L’obiettivo è duplice: garantire standard qualitativi elevati e preparare i professionisti della salute a sfruttare in modo critico e consapevole le opportunità offerte dalle analisi del microbiota.
Fonte:
https://www.thelancet.com/journals/langas/article/PIIS2468-1253(24)00311-X/abstract
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