farmacia dei servizi
27 Maggio 2025Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma ribadisce che la firma dell'attestato di esito del farmacista è una presa di responsabilità su coerenza dei risultati con la certificazione CE e sulla correttezza della procedura eseguita

Nelle farmacie che erogano analisi di prima istanza si utilizzano apparecchi point-of-care (POCT) certificati e conformi alla normativa europea e il farmacista rilascia un attestato di esito, firmandolo, come indicato nella nuova convenzione, che “è una presa di responsabilità”, in quanto certifica che i risultati sono attendibili e ottenuti attraverso procedure eseguite correttamente secondo gli standard previsti. Lo ha chiarito Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, nell’ambito della trasmissione di Rai Radiouno “Progetto Salute”, dedicata a “Cos’è la farmacia dei servizi” e andata in onda venerdì 23 maggio.
Cossolo dopo aver ricordato il quadro normativo in cui si è sviluppata la farmacia dei servizi e la nuova Convenzione che definisce si servizi obbligatori (es. dispensazione per conto), e quelli facoltativi, è tornato sul tema degli esiti che vengono consegnati al paziente. Il presidente di Federfarma ha precisato che “gli apparecchi usati per le analisi in farmacia, i point-of-care test, sono autorizzati dalla normativa CE” e ora, con la nuova convenzione, “il farmacista in farmacia rilascerà un attestato di esito che è una presa di responsabilità: con la firma certifica che quei risultati sono coerenti con la certificazione CE degli apparecchi e sono attendibili perché le procedure sono state eseguite correttamente”.
I chiarimenti forniti da Cossolo sono in linea con le indicazioni contenute nella nuova Convenzione che per i nuovi servizi prevede che le farmacie debbano assicurare "l’utilizzazione di test e dispositivi strumentali conformi alla normativa di riferimento e che abbiano le caratteristiche minime di sensibilità e specificità definite dal Ministero della salute e dalle altre Autorità competenti, compresi i test ad uso professionale classificati come NPT e POCT” cioè test “effettuabili al di fuori di un laboratorio da parte di un operatore sanitario”.
L’Accordo prevede che la farmacia consegni all’assistito un attestato di esito scritto del test effettuato, che la Convenzione indica come “referto” che, come ha chiarito Federfarma in una recente circolare, "certifica semplicemente che in una certa data e ora il farmacista ha somministrato una certa tipologia di test, indicando il dispositivo utilizzato e l’esito del test stesso. Il farmacista si fa così garante della corretta effettuazione del test e degli standard di qualità applicati. Non si tratta, ovviamente, di un referto medico in quanto, per legge, l’attestato rilasciato dal farmacista non può contenere alcuna diagnosi”.
La prospettiva futura, ha aggiunto Cossolo durante la trasmissione è “rendere la farmacia, al fianco di medico di medicina generale e pediatra, un demoltiplicatore rispetto alla Casa di comunità e agli ospedali, per prendere in carico, in modo efficiente, i pazienti che tornano sul territorio e portare avanti attività del monitoraggio”.
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