Vaccinazioni
23 Giugno 2025Il nuovo rapporto AIFA fotografa un anno di vaccinovigilanza tra calo delle somministrazioni e fine dei progetti di monitoraggio attivo. Nel 2023 segnalate 4.330 reazioni avverse, l’86% in meno rispetto al 2022. Riduzioni legate alla fine della vaccinazione di massa e ai progetti di farmacovigilanza attiva

Nel 2023, in Italia sono state registrate 4.330 segnalazioni di sospetti eventi avversi successivi alla vaccinazione, secondo quanto riportato dal nuovo Rapporto Vaccini dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Un calo drastico rispetto all’anno precedente, quando le segnalazioni furono oltre 30.000. La flessione riguarda in particolare i vaccini anti-COVID-19, che hanno totalizzato 1.224 segnalazioni contro le 21.175 del 2022, segnando un crollo del 94%. Numeri che, come chiarisce AIFA, non devono essere letti come un disinteresse del sistema, bensì come la naturale conseguenza della diminuzione delle dosi somministrate (da 52 milioni nel 2022 a 25 milioni nel 2023), della conclusione di importanti progetti di farmacovigilanza attiva e della perdita di centralità mediatica della tematica vaccinale.
Delle 4.330 segnalazioni valide, il 73,6% (3.185 casi) ha riguardato eventi avversi non gravi. Solo il 26,4% (1.145 casi) ha riportato almeno un evento definito grave: nella maggior parte dei casi si è trattato di condizioni clinicamente rilevanti (14,8%) o di ospedalizzazione (6,3%). In confronto con il 2022, la riduzione delle segnalazioni gravi è significativa: -83%, passando da 6.774 a 1.145.
Focalizzando l’attenzione sui vaccini anti-COVID-19, le segnalazioni con almeno un evento grave sono state 572 (pari al 46,7% delle segnalazioni totali su questi vaccini). Ma la cifra va letta con cautela: solo 182 si riferiscono a eventi insorti effettivamente nel 2023, mentre le restanti oltre mille sono retrodatate ad anni precedenti. Un fenomeno comprensibile, spiega AIFA, perché spesso sono proprio le reazioni più gravi a indurre i cittadini a segnalare anche a distanza di mesi.
In termini di esiti, il 49% dei casi si è risolto completamente o ha mostrato miglioramento. Il 31,4% risultava non risolto al momento della segnalazione, il 7,8% si è risolto con postumi, mentre il 2,6% (36 casi) ha riportato il decesso del paziente. Tuttavia, in nessuno di questi casi è stato accertato un nesso causale con la vaccinazione. In 11 casi mancavano elementi fondamentali per la valutazione, in altri le evidenze escludevano ogni legame con il vaccino. Sette decessi hanno coinvolto pazienti con gravi comorbidità e in altri sette il decesso è avvenuto a distanza di mesi dall’ultima dose. Un ulteriore caso è stato escluso dal medico legale, mentre uno ha riguardato una donna anziana colpita da shock anafilattico pochi minuti dopo la quarta dose.
Il tasso di segnalazione di eventi gravi per i vaccini anti-COVID-19 è risultato pari a 2,5 per 100.000 dosi, a fronte di un tasso di ospedalizzazione per COVID-19 nel 2023 pari a 140 per 100.000 abitanti. Una proporzione che ribadisce la sicurezza della vaccinazione rispetto alla malattia.
Il 43% delle segnalazioni è stato inviato da medici, in prevalenza ospedalieri, seguiti da altri operatori sanitari (21%), farmacisti (18%) e cittadini (18%). Escludendo i vaccini anti-COVID-19, il peso dei cittadini scende al 7%, mentre cresce quello dei farmacisti (21%) e dei medici (46%).
Colpisce, rispetto al 2022, la marcata riduzione delle segnalazioni da parte dei farmacisti (-85%) e dei medici (-72%). Più contenuto il calo tra gli altri operatori sanitari (-24%) e i cittadini (-14%). La diminuzione, precisa AIFA, è legata in parte alla chiusura di progetti di farmacovigilanza attiva, in cui i farmacisti monitor attivi raccoglievano sistematicamente i dati nei reparti ospedalieri e nelle farmacie.
Per i vaccini anti-COVID-19, cambia anche il profilo del segnalatore: le segnalazioni da parte dei medici scendono al 30,4%, quelle degli operatori sanitari all’8,9%, mentre quelle dei cittadini salgono al 45,4%, riflettendo un coinvolgimento diretto e un’attenzione personale più marcata verso questa categoria di vaccini.
Oltre ai numeri, il Rapporto dedica ampio spazio alla riflessione sulla comunicazione. "Un'informazione chiara, corretta e trasparente è una responsabilità pubblica", scrive AIFA, sottolineando la distanza tra la sorveglianza reale — costante, metodica, approfondita — e la percezione pubblica, spesso deformata da episodi isolati enfatizzati dai media.
"Ogni evento isolato diventa un titolo, mentre la chiusura favorevole di un segnale clinico è solo una nota a piè di pagina", osserva il presidente di AIFA Robert Nisticò. "Il risultato è una disconnessione crescente tra scienza e opinione pubblica". E aggiunge: “La vaccinovigilanza funziona, ma spesso non viene raccontata. Ogni ipotesi è stata esplorata, ogni segnalazione ha trovato attenzione. Ma la fiducia non si costruisce solo con i dati: serve un racconto trasparente e continuo”.
Nessun rischio clinicamente rilevante è stato identificato nel 2023 in relazione ai vaccini anti-COVID-19. Ma la vigilanza non si ferma. “È un esercizio continuo — conclude Nisticò — di attenzione, metodo e responsabilità narrativa. Perché la scienza che nasconde è destinata a perdere. Ma quella che spiega — anche quando dice 'nessun allarme' — può ancora vincere.”
Fonte
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/0/Rapporto_vaccini_2023.pdf
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/0/Dossier_stampa_AIFA_Rapporto_vaccini_2023.pdf
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