Vaccinazioni
03 Luglio 2026Uno studio pubblicato su The Lancet mostra che per la prima volta in Inghilterra l'elevata copertura vaccinale contro l'Hpv si associa a una marcata riduzione della mortalità per tumore della cervice uterina nelle giovani donne.

La vaccinazione contro il Papillomavirus umano (HPV) non si limita a prevenire l'infezione e a ridurre l'incidenza del tumore della cervice uterina, ma è associata anche a una significativa diminuzione della mortalità. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato su The Lancet, che analizza per la prima volta l'impatto del programma nazionale di vaccinazione introdotto in Inghilterra nel 2008 sui decessi per carcinoma cervicale. Secondo gli autori, i dati rappresentano la prima evidenza robusta, a livello di popolazione, che un'elevata copertura vaccinale è in grado di salvare vite e avvicina concretamente l'obiettivo dell'eliminazione del tumore della cervice come problema di sanità pubblica.
I ricercatori hanno analizzato i dati nazionali inglesi di mortalità confrontando le diverse coorti di nascita prima e dopo l'introduzione del programma vaccinale. Il risultato più rilevante riguarda le ragazze vaccinate all'età di 12-13 anni, nelle quali il rischio di morte per tumore della cervice uterina prima dei 30 anni è risultato prossimo allo zero.
Nel complesso, gli autori stimano che il programma vaccinale Nhs abbia già evitato circa 200 decessi per carcinoma cervicale nelle giovani donne inglesi, oltre ai numerosi casi di tumore invasivo e di lesioni precancerose già documentati negli studi precedenti.
Si tratta del primo lavoro che documenta un effetto diretto della vaccinazione sulla mortalità, un endpoint che ha richiesto molti anni di osservazione perché il carcinoma della cervice è relativamente raro nelle donne al di sotto dei 30 anni.
Gli autori sottolineano che lo studio è di natura osservazionale e, come tale, non può dimostrare da solo un rapporto di causa-effetto. Tuttavia, diversi elementi rendono poco plausibili spiegazioni alternative. Nel periodo considerato, in Inghilterra è stato sospeso lo screening cervicale nelle donne sotto i 25 anni e l'adesione ai programmi di screening è progressivamente diminuita. Se questo fattore avesse inciso, ci si sarebbe aspettati un aumento della mortalità, non una sua riduzione.
Anche i miglioramenti delle terapie non spiegano il fenomeno osservato, poiché avrebbero dovuto determinare benefici analoghi in tutte le fasce di età, mentre la riduzione dei decessi è risultata concentrata proprio nelle coorti vaccinate. Analogamente, non sono emerse variazioni significative nell'andamento delle altre infezioni sessualmente trasmesse tali da giustificare il calo osservato.
I risultati si inseriscono inoltre in un quadro di evidenze già consolidato che dimostra come la vaccinazione anti-Hpv prevenga l'infezione persistente da papillomavirus, riduca le lesioni cervicali di alto grado e diminuisca l'incidenza del carcinoma invasivo.
Nonostante i progressi della prevenzione, il carcinoma della cervice uterina rappresenta ancora un importante problema sanitario mondiale. Secondo le stime internazionali, nel 2022 sono stati registrati circa 660 mila nuovi casi e 350 mila decessi, rendendolo il quarto tumore più frequente e il quarto per mortalità nella popolazione femminile. In Italia, le nuove diagnosi stimate nel 2024 sono state 2.382.
Nei Paesi ad alto reddito la storia naturale della malattia è profondamente cambiata grazie ai programmi di screening con Pap test e, successivamente, con HPV test. L'incidenza è passata da circa 14 casi ogni 100.000 donne nel 1980 a 4 casi ogni 100.000 nel 2012, mentre la mortalità è diminuita da circa 7 a 2 decessi ogni 100.000 donne nello stesso periodo.
L'introduzione della vaccinazione ha aggiunto un ulteriore livello di prevenzione, intervenendo direttamente sulla causa della quasi totalità dei carcinomi cervicali. L'HPV, inoltre, è coinvolto anche in una quota rilevante di altre neoplasie, essendo associato a circa il 42-45% dei tumori dell'orofaringe, al 90% dei carcinomi squamosi dell'ano e al 70-75% dei tumori della vulva e della vagina.
I dati italiani mostrano come permangano ampi margini di miglioramento. Secondo le rilevazioni 2024, la copertura vaccinale nelle ragazze nate nel 2012 raggiunge il 51%, sale al 64% nelle nate nel 2011 e arriva al 71% nelle diciassettenni nate nel 2009. Tra i ragazzi, la copertura è pari al 44,65% nella coorte 2012 e al 55,80% in quella del 2011.
Persistono inoltre marcate differenze regionali. La Lombardia registra alcune delle coperture più elevate, con l'82,6% nelle ragazze e il 74,8% nei ragazzi, insieme all'Umbria (81,3% e 72,4%). All'estremo opposto si collocano Sicilia e Campania, con valori significativamente inferiori.
Nessuna Regione, tuttavia, raggiunge ancora il target del 95% entro il dodicesimo anno di età, previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale e considerato essenziale per massimizzare l'impatto della strategia vaccinale.
Per il farmacista, i risultati raccolti da indagini come quella inglese rafforzano ulteriormente il valore del counselling vaccinale, soprattutto nei confronti degli adolescenti e delle loro famiglie. L'evidenza che la vaccinazione anti-Hpv non solo previene l'infezione e il tumore, ma si associa anche a una marcata riduzione della mortalità rappresenta un argomento particolarmente efficace per favorire l'adesione ai programmi vaccinali e contribuire al raggiungimento delle coperture raccomandate. Oltre al fatto che in alcune Regioni italiane i farmacisti partecipano direttamente alle campagne di prevenzione attraverso la somministrazione del vaccino anti-Hpv in farmacia, ampliando l'accessibilità al servizio e rafforzando il ruolo della farmacia di comunità nella prevenzione vaccinale.
Fonte:
https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(26)00918-9/fulltext
ph.cr.magnific
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