infezioni
22 Luglio 2025L’Iss conferma 10 infezioni in Italia nel 2025, si concentrano a Latina dove la Asl ha avviato una task force. La Simit: Diagnosi precoce e sorveglianza, la chiave per contenere l’infezione. Ecco i sintomi da segnalare

Al 20 luglio 2025 sono dieci i casi confermati di infezione da West Nile virus nell’uomo in Italia, 7 si concentrano nella provincia di Latina, dove si registra anche il primo decesso dell’anno, una donna di 82 anni. Tra i casi accertati nel Lazio, sei si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, uno con sintomi febbrili. Quattro sono uomini, tre donne, con un’età mediana di 72 anni (range 63-86).
Nel 2024, nello stesso periodo, i casi confermati erano 13, nessuno dei quali con esito fatale. Complessivamente, lo scorso anno erano stati segnalati 460 casi, 272 dei quali con manifestazioni neuro-invasive, e 20 decessi. Lo segnala l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell’ultimo aggiornamento del sistema di sorveglianza integrata.
Di fronte all’evoluzione del quadro epidemiologico, la Asl di Latina ha attivato una task force aziendale con il coinvolgimento di tutte le strutture operative interessate dalla gestione clinica, dalla prevenzione e dalla sorveglianza. In parallelo è stato istituito un tavolo tecnico operativo che riunisce istituzioni sanitarie, autorità veterinarie e ambientali, enti locali, il Consorzio di bonifica e l’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana, per la definizione di un piano coordinato di contenimento del rischio. Sono state avviate indagini epidemiologiche su tutti i casi sospetti e confermati, con sopralluoghi congiunti tra il Servizio Igiene pubblica e il Servizio Veterinario.
L’azienda sanitaria ha inoltre trasmesso note informative ai sindaci per programmare gli interventi di bonifica ambientale e disinfestazione e ha diramato indicazioni operative ai medici del territorio e ai professionisti veterinari per uniformare i percorsi diagnostici. È stato attivato un punto prelievi dedicato all’esecuzione dei test nei casi sospetti non ospedalizzati. Dal punto di vista clinico, quattro pazienti con diagnosi neuro-invasiva sono in miglioramento, uno è ricoverato in terapia intensiva con supporto ventilatorio e un altro, 86enne con gravi comorbidità, si trova in condizioni critiche ma stabili.
Il coordinamento regionale delle azioni è affidato alla cabina di regia della Regione Lazio. Le misure adottate includono disinfestazioni nei Comuni coinvolti, azioni straordinarie negli allevamenti colpiti e una campagna di comunicazione alla popolazione, realizzata in collaborazione con l’INMI Spallanzani. Inoltre, sono in corso due giornate di formazione rivolte al personale sanitario della provincia di Latina – medici ospedalieri, medici di medicina generale, pediatri e operatori dei Pronto soccorso – e incontri tecnici con i Comuni e il Consorzio di bonifica dell’Agro Pontino.
Una lettura della situazione arriva dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), Secondo Miriam Lichtner, infettivologa e ordinario di Malattie Infettive all’Università Sapienza, i casi individuati “rappresentano solo la punta dell’iceberg”.
“La diagnosi è molto importante, fortunatamente tra gli infettivologi c'è molta attenzione sull'argomento e si lavora da anni nel diffondere la conoscenza di queste patologie a tutta la classe medica – sottolinea Lichtner. - I colleghi di Latina sono stati molto bravi a identificare i casi con il supporto del laboratorio dello Spallanzani. I sintomi spesso assomigliano a un’influenza: febbre, mal di testa, rash cutaneo. Ma in alcuni casi compaiono tremori, sonnolenza, stato confusionale. Occorre intercettare subito i casi sospetti con screening mirati, specialmente nei Pronto Soccorso e dai medici di medicina generale. La maggior parte delle infezioni decorre in modo asintomatico: occorre fare diagnosi precoci e mappare il territorio”.
“La situazione è da tenere sotto controllo – aggiunge Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit – perché il virus è già endemico in alcune regioni italiane. Il cambiamento climatico favorisce la proliferazione del vettore. Serve riconoscere precocemente l’infezione per evitare complicanze, soprattutto nei soggetti fragili”. Domani si terrà un vertice tra i reparti di malattie infettive e i Pronto soccorso del Lazio per il coordinamento delle attività di formazione e gestione clinica.
L’infezione “non ha una cura specifica codificata” precisa Lichtner.
“Il trattamento è sintomatico e di supporto: idratazione, controllo della febbre, monitoraggio delle funzioni vitali del paziente. Nei casi più gravi si possono utilizzare immunoglobuline e antivirali utilizzati per altri virus, come ad esempio il remdesivir. Per questo la diagnosi precoce e la prevenzione sono oggi i principali strumenti che abbiamo per contenere l’infezione. Accanto alla sorveglianza clinica, poi, è fondamentale la prevenzione ambientale: il vettore va controllato con disinfestazioni basate su larvicidi e adulticidi, a partire dalle aree umide e dai centri abitati. Anche i cittadini possono fare la loro parte: no ai ristagni d’acqua nei giardini, attenzione ai sottovasi, uso di repellenti e zanzariere. Con queste elevate temperature bisogna estendere l’attenzione a tutta la famiglia delle arbovirosi, come dengue, usutu, chikungunya, zica, visto che alcune di queste infezioni si sono già verificate anche alle nostre latitudini”.
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