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02 Ottobre 2025

Farmacista prescrittore, quadro normativo chiaro per superare rischi di conflitto di interessi

Pieri (Assofarm): crediamo che sia ora di iniziare a parlare di un’altra evoluzione: il farmacista prescrittore. E intendiamo farlo con uno spirito profondamente collaborativo verso le altre professioni sanitarie, aprendo un confronto basato sulla trasparenza delle idee, l’evidenza dei dati e l’ascolto delle posizioni altrui

di Simona Zazzetta


Farmacista prescrittore, quadro normativo chiaro per superare rischi di conflitto di interessi

L’ulteriore evoluzione della professionale del farmacista potrebbe essere quella della prescrizione, già attuale in alcune esperienze internazionali e ben vista sia dai professionisti (83% favorevole) sia dai pazienti (97% si fiderebbe), ma è un passaggio che necessita di “un quadro normativo privo di ambiguità” perché la prescrizione dei farmaci da parte del farmacista non è privo di criticità. “Una su tutte: se il farmacista prescrive un farmaco che poi vende all’utente, si configura il rischio di un palese conflitto di interessi”. Con questa riflessione il presidente di Assofarm Luca Pieri rilancia il dibattito aperto dall’associazione in due eventi organizzati tra Pisa e Napoli nelle scorse settimane.

Tempi maturi e risposte da dare al Ssn

In un editoriale sul bollettino di Assofarm, Pieri osserva come “le idee inizino a diventare realtà quando qualcuno trova il coraggio di parlarne apertamente”. E cita il caso del “nuovo modello di remunerazione del farmacista, non più basato solo sulla percentuale del prezzo del farmaco” proposto quasi vent’anni fa o la farmacia dei servizi “che oggi, dopo un lungo percorso, è una realtà consolidata e in espansione”.

Secondo Pieri i tempi sono maturi per parlare di “un’altra evoluzione: il farmacista prescrittore” da fare con “spirito profondamente collaborativo verso le altre professioni sanitarie, aprendo un confronto basato sulla trasparenza delle idee, l’evidenza dei dati e l’ascolto delle posizioni altrui.

In entrambi gli appuntamenti promossi da Assofarm sono emerse sia le criticità del Servizio sanitario nazionale “sotto una pressione enorme, schiacciato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle cronicità, dalla carenza di professionisti sanitari e da sfide tecnologiche e farmacologiche sempre nuove”, sia una possibile strada da intraprendere del “cosiddetto task shifting, ovvero un trasferimento razionale di compiti tra diverse figure professionali”. A fare da sfondo per esperienze internazionali che dimostrano che il farmacista prescrittore “non è un’utopia”.

Gemmato: nel Testo unico spazio per ruolo del farmacista prescrittore

A contribuire al dibattito anche il sottosegretario alla salute on. Marcello Gemmato che parlando del nuovo Testo unico per la farmaceutica su cui il governo ha avuto delega con un Ddl che ha già avviato il suo iter, ha dichiarato che “offrirà una base finalmente solida ai futuri progetti di riforma della farmacia territoriale. Tra essi, il farmacista prescrittore potrà certamente giocare un ruolo fondamentale nella maggiore integrazione tra farmacia e sanità pubblica”.

A sostenere il farmacista prescrittore come “evoluzione professionale necessaria e risposta a bisogni concreti del sistema” è stato Arturo Cavaliere, Presidente di Sifo che ha portato due esempi.

Il primo riguarda l’erogazione diretta del primo ciclo di cura in ospedale: “Oggi un paziente dimesso nel fine settimana, magari con una ricetta bianca, deve attendere il lunedì per rivolgersi al medico di base per una prescrizione a carico del SSN che è, di fatto, un “copia e incolla”. Abilitare il farmacista ospedaliero alla prescrizione in questo contesto significherebbe garantire un accesso più rapido alle cure e ridurre un carico burocratico inutile per la medicina generale”. 

L’altro esempio riguarda il modello del DM77: nelle Centrali Operative Territoriali (COT), cabine di regia che garantiscono la transitional care, cioè la continuità delle cure quando un paziente passa dall'ospedale al territorio o tra diversi setting assistenziali, la presenza del farmacista non è prevista come standard minimo, nonostante la sua competenza sul farmaco sia cruciale. 
Cavaliere ha citato anche uno studio recente che rivela come l’83% dei farmacisti italiani sia favorevole a questa evoluzione e, dato ancora più significativo, il 97% dei pazienti si fiderebbe di un farmacista prescrittore.

Superare rischio di conflitto di interessi con quadro normativo senza ambiguità

Secondo Pieri “il farmacista prescrittore potrebbe davvero essere la risposta ad una sanità territoriale che certo non abbonderà più in disponibilità economica o di medici di medicina generale”. 

Ma richiama all’attenzione sugli aspetti normativi: “La prescrizione dei farmaci da parte del farmacista non è un argomento facile, già definito nei dettagli, e soprattutto privo di criticità. Una su tutte: se il farmacista prescrive un farmaco che poi vende all’utente, si configura il rischio di un palese conflitto di interessi. Esempio, questo, che mette in evidenza come molto ci sia ancora da riflettere per giungere ad un quadro normativo privo di ambiguità. Ma questa coesistenza tra grandi potenzialità e non pochi elementi da chiarire dovrebbe spingere tutti all’approfondimento e al confronto”.

TAG: ASSOFARM, FARMACISTI OSPEDALIERI, FARMACISTA PRESCRITTORE, LUCA PIERI

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