farmacia dei servizi
26 Gennaio 2026Dalla dispensazione dei farmaci ospedalieri al monitoraggio dell’aderenza terapeutica e della farmacovigilanza: dal corso promosso dall’Ordine dei farmacisti di Perugia emerge il ruolo della farmacia di comunità come presidio centrale della sanità territoriale e della presa in carico del paziente cronico
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La sanità italiana sta accelerando il passaggio, sostenuto da un quadro normativo, da un modello centrato sull’ospedale a un sistema territoriale integrato, nel quale la farmacia di comunità assume un ruolo centrale nella presa in carico del paziente cronico, dalla dispensazione dei farmaci ospedalieri al monitoraggio dell’aderenza terapeutica e della farmacovigilanza. È questo il quadro emerso dal corso di formazione “Dall’ospedale al territorio: la presa in carico del paziente cronico”, promosso dall’Ordine dei farmacisti della provincia di Perugia e ospitato nella Sala del Consiglio della Provincia.
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, che ha sottolineato il ruolo centrale dei farmacisti come presidio di prossimità, definendoli “un punto di riferimento quotidiano” per le comunità locali, spesso in prima linea, come gli amministratori pubblici, nel rispondere ai bisogni dei cittadini. “Curarsi sul territorio è un diritto”, ha detto, evidenziando come le strutture di prossimità siano destinate ad avere un ruolo sempre più decisivo: “Siamo tutti anelli preziosi di una catena che dobbiamo continuare a costruire insieme”.
Nel corso dei lavori è stato approfondito il contesto di riforma in cui si colloca l’evoluzione della farmacia dei servizi, alla luce delle opportunità offerte dal Pnrr, dal ddl Semplificazioni e dalle più recenti novità normative. Al centro, il rafforzamento della farmacia territoriale come hub di servizi avanzati per la gestione delle cronicità, attraverso modelli organizzativi che prevedono il coinvolgimento delle farmacie di comunità nella dispensazione dei farmaci ospedalieri, nel controllo dell’aderenza terapeutica e nelle attività di farmacovigilanza, in un’ottica di integrazione strutturata tra ospedale e territorio.
La presidente della Giunta regionale dell’Umbria, Stefania Proietti, ha inquadrato la presa in carico del paziente cronico come una priorità strategica per la Regione, sottolineando come Pnrr e riforme rappresentino “un’occasione storica per ripensare il modello di assistenza” e rafforzare la rete dei servizi di prossimità. In questo scenario, ha evidenziato, la farmacia territoriale svolge un ruolo fondamentale nel garantire continuità assistenziale, prevenzione e monitoraggio terapeutico.
Sul piano operativo, Giuseppe Guaglianone, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Roma e direttore dell’Area funzionale farmaco della Asl Roma 4, ha illustrato un modello di presa in carico nel quale il farmacista accompagna il paziente cronico lungo l’intero percorso terapeutico, dalla dispensazione dei farmaci ospedalieri alla verifica dell’aderenza, fino al monitoraggio degli esiti clinici e alla collaborazione con medici e servizi ospedalieri. Un’organizzazione che consente di avvicinare il servizio sanitario al cittadino, ridurre gli accessi impropri alle strutture ospedaliere e migliorare appropriatezza e sostenibilità del sistema.
L’evoluzione del ruolo professionale del farmacista è stata al centro anche dell’intervento di Mario Coviello, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Rieti, che ha richiamato la necessità di competenze cliniche, organizzative e relazionali sempre più avanzate per rispondere alle esigenze della gestione delle cronicità, sottolineando il valore strategico della formazione continua.
Ampio spazio è stato dedicato al tema della collaborazione interprofessionale. Il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Perugia, Nicola Volpi, ha evidenziato come la presa in carico del paziente cronico richieda un approccio multidisciplinare e integrato, nel quale farmacisti e infermieri, sempre più presenti sul territorio, condividono la responsabilità della continuità assistenziale.
In questa prospettiva si inserisce il progetto illustrato da Manola Peverini del Servizio farmaceutico della Usl Umbria 1, che prevede la somministrazione di farmaci attraverso operatori sanitari nei distretti territoriali, con l’obiettivo di garantire maggiore prossimità e tempestività delle cure. Un modello che, in una fase evolutiva, potrebbe coinvolgere in modo strutturato farmacie di comunità e infermieri, rafforzando l’integrazione tra servizi territoriali e presidi di prossimità.
Il confronto si è arricchito anche dei contributi di Alessandro D’Arpino, direttore della Struttura complessa di farmacia ospedaliera dell’Azienda ospedaliera di Perugia, di Nicola Nigri, segretario regionale Sifo, e di Michela Carini del Servizio farmaceutico della Usl Umbria 1, che hanno approfondito gli aspetti organizzativi e professionali dell’integrazione ospedale-territorio. Sul versante giuridico, l’avvocato Ilario Taddei, consigliere delegato dell’Ordine degli avvocati di Perugia, ha analizzato le ricadute delle recenti evoluzioni normative, dall’estensione delle competenze vaccinali delle farmacie all’allungamento della validità delle prescrizioni mediche.
Dal mondo della rappresentanza, la presidente di Federfarma Perugia, Silvia Pagliacci, ha sottolineato come la farmacia dei servizi rappresenti un modello operativo che richiede competenze, responsabilità e visione, mentre il presidente di Federfarma Umbria, Stefano Monicchi, ha ribadito il valore strategico della sanità territoriale e della capillarità delle farmacie nella gestione delle cronicità.
A chiudere i lavori, il presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Perugia, Filiberto Orlacchio, ha evidenziato il significato culturale e professionale dell’iniziativa, sottolineando l’obiettivo di preparare la categoria a un ruolo sempre più attivo nella presa in carico del paziente cronico, in linea con le esigenze di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e con le aspettative dei cittadini.
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