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26 Gennaio 2026Uno studio condotto in farmacia di comunità mostra che oltre un paziente su tre in terapia con benzodiazepine è esposto a potenziali interazioni farmacologiche, associate a un aumento significativo di eventi avversi come cadute e disturbi cognitivi. La dispensazione è un momento chiave per l’intervento del farmacista nella valutazione della sicurezza

Oltre un paziente su tre in terapia con benzodiazepine presenta potenziali interazioni farmacologiche, con un aumento significativo del rischio di cadute, disturbi cognitivi ed eventi avversi, soprattutto nei soggetti anziani e in politerapia. È quanto emerge da uno studio che evidenzia come la dispensazione in farmacia rappresenti un momento cruciale per intercettare situazioni di rischio e migliorare la sicurezza dell’uso di questi farmaci.
L’analisi, condotta nel contesto della farmacia di comunità in Spagna e pubblicata sulla rivista Pharmacy, ha coinvolto 125 pazienti adulti con prescrizione attiva di benzodiazepine, mettendo in luce un’ampia diffusione di associazioni critiche, in particolare con oppioidi e altri farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale.
Dallo studio emerge che circa il 38% dei soggetti in terapia con benzodiazepine presenta almeno una potenziale interazione con altri farmaci e che, in diversi casi, tali interazioni sono multiple, a conferma della complessità di regimi terapeutici spesso caratterizzati da politerapia e comorbilità.
Le associazioni più frequenti hanno riguardato gli oppioidi, responsabili di oltre il 60% delle interazioni rilevate, seguiti da antidepressivi e antipsicotici. Tra gli oppioidi, il tramadolo risulta il farmaco maggiormente coinvolto, rappresentando circa due terzi delle interazioni benzodiazepina–oppioide, con un aumento del rischio di sedazione, riduzione della vigilanza e compromissione delle funzioni cognitive, soprattutto nei soggetti anziani o fragili.
La presenza di interazioni farmacologiche si associa a un aumento significativo degli eventi avversi riferiti, in particolare delle cadute, che interessano circa un paziente su tre, a fronte di poco più di uno su dieci tra coloro che non presentano associazioni a rischio. Analogamente, disturbi cognitivi e problemi urinari risultano più frequenti nei soggetti esposti a più farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale, delineando un quadro di maggiore vulnerabilità clinica, con ricadute rilevanti sull’autonomia funzionale e sulla qualità di vita, soprattutto nella popolazione anziana.
Lo studio evidenzia, inoltre, una conoscenza limitata della terapia da parte dei pazienti. Oltre la metà dei soggetti non è consapevole delle principali controindicazioni né delle possibili conseguenze dell’assunzione cronica, mentre una percentuale compresa tra il 45% e il 60% ritiene che il trattamento debba essere proseguito a tempo indeterminato, senza una chiara indicazione temporale o un piano di rivalutazione clinica. In circa un quarto dei pazienti, il farmacista ha rilevato una discrepanza tra la dose prescritta e quella effettivamente assunta, mentre circa il 50% non ha mai letto il foglietto illustrativo del farmaco, confermando la necessità di un supporto informativo strutturato durante la dispensazione.
Oltre il 70% dei soggetti presenta un rischio elevato di sviluppare dipendenza da benzodiazepine e circa un quarto mostra segni compatibili con una dipendenza già instaurata, indipendentemente dalla presenza di interazioni farmacologiche. Infine, lo studio mostra come l’impiego delle benzodiazepine persista anche in presenza di controindicazioni cliniche rilevanti, soprattutto patologie respiratorie croniche, osservate in oltre un quinto dei soggetti con interazioni farmacologiche.
Gli autori riconoscono alcuni limiti dello studio, riconducibili al disegno osservazionale e alla conduzione in un unico contesto, elementi che ne limitano la generalizzabilità; inoltre, l’assenza di un follow-up strutturato non consente di valutare gli effetti degli interventi del farmacista nel medio-lungo periodo. In futuro, sarà necessario estendere il modello a studi multicentrici e prospettici, al fine di valutare in modo più robusto l’efficacia degli interventi del farmacista nella riduzione degli eventi avversi, nel supporto alla deprescrizione graduale e nel miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva. In tale ambito, un rafforzamento della collaborazione tra farmacisti e medici potrebbe rappresentare un elemento chiave per una gestione più sicura delle terapie con benzodiazepine.
Fonte:
Pharmacy (Basel). 2025 Dec 11;13(6):181. doi: 10.3390/pharmacy13060181.
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