violenza di genere
23 Ottobre 2025A Torino 700 farmacie hanno aderito all’iniziativa lanciata dal festival Women and the City distribuendo ai cittadini un vero e proprio bugiardino farmaceutico ma invece di dosi e principi attivi, ci sono le componenti della violenza e i centri di aiuto

Anziché ingredienti, principi attivi e modalità di conservazione del farmaco, i “bugiardini” antiviolenza sulle donne spiegano le “componenti” della violenza, i “sintomi” per riconoscerla e soprattutto a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Questi foglietti illustrativi sono stati distribuiti in 700 farmacie di Torino che hanno aderito all’iniziativa lanciata dal festival Women and the City
Hanno la forma di un vero e proprio bugiardino farmaceutico: scritte minute, sezioni ordinate, un linguaggio accessibile. Ma invece di dosi e principi attivi, ci sono le componenti della violenza: maltrattamento, violenza fisica, abuso sessuale, molestia, violenza psicologica, economica, digitale, stalking e femminicidio. Seguono le istruzioni per riconoscere i segnali, i sintomi, e soprattutto dove rivolgersi per chiedere aiuto. Nella parte finale riporta i contatti utili, tra cui il numero 1522 e i riferimenti dei Centri antiviolenza attivi sul territorio.
“Non tenere la violenza lontana dalla luce, non negare, non minimizzare, non voltarsi dall’altra parte, isolare chi agisce qualunque tipo di violenza contro le donne, sostenere la parità di genere” sono le ultime righe del bugiardino anti violenza sulle donne, distribuito mercoledì 22 ottobre al Campus Einaudi in occasione dell’apertura della terza edizione di Women and the City, il festival dedicato alla parità di genere in programma fino al 23 novembre. L’iniziativa nasce dal comitato organizzatore e dalla collaborazione con le farmacie torinesi.
“Abbiamo aderito con entusiasmo - racconta Barbara Truffelli, vicepresidente di Federfarma Torino - settecento farmacie di Torino e provincia parteciperanno distribuendo i bugiardini alle persone che entreranno nelle nostre attività. È un luogo di attenzione, di ascolto, di prevenzione, dove spesso arrivano persone fragili o in difficoltà. Questo progetto ci consente di unire la nostra funzione sanitaria a una missione sociale: informare, allertare, sostenere”.
“Lo distribuiremo anche all’interno dell’università - spiega Anna Mastromarino, docente di Diritto costituzionale e membro del comitato di programmazione del festival. - È costruito come un vademecum, ma la sua forza sta nel linguaggio: rende visibili quei comportamenti che presi singolarmente possono sembrare innocui, ma insieme disegnano il quadro della violenza. Spesso ci diciamo “non mi riguarda”, invece serve proprio a capire quanto il fenomeno sia vicino e trasversale. Non appartiene a una classe sociale o a una cultura specifica: può toccare chiunque”.
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