Vaccinazioni
15 Dicembre 2025Uno studio pubblicato su Cell associa la vaccinazione anti-herpes zoster a un minor rischio di morte per demenza in pazienti già diagnosticati, con risultati confermati anche in altri Paesi

Secondo una nuova analisi pubblicata su Cell, le persone con demenza che hanno ricevuto il vaccino Zostavax contro l’herpes zoster hanno mostrato un rischio di decesso per demenza significativamente inferiore rispetto ai non vaccinati. Lo studio ha seguito per nove anni oltre 14.000 anziani in Galles già affetti da demenza all’inizio del programma vaccinale, riscontrando che quasi la metà dei partecipanti è deceduta per la malattia durante il periodo di osservazione. Tuttavia, tra i vaccinati il rischio di morte per demenza si è ridotto di quasi 30 punti percentuali rispetto ai non vaccinati, un effetto non osservato per altre cause di morte comuni negli anziani.
L’analisi si inserisce in un filone di ricerche che suggerisce un possibile legame tra vaccinazione anti-herpes zoster e salute cognitiva. In uno studio precedente, sempre condotto in Galles, la vaccinazione era stata associata a una riduzione di circa il 20% dei nuovi casi di demenza nelle persone inizialmente sane. I nuovi dati indicano ora che il beneficio potrebbe estendersi anche a chi ha già ricevuto una diagnosi, suggerendo un potenziale effetto non solo preventivo ma anche sul decorso della malattia.
Secondo il coordinatore dello studio, Pascal Geldsetzer della Stanford University, i risultati mostrano che i benefici del vaccino emergono anche nei pazienti già affetti da demenza. Resta tuttavia da chiarire il meccanismo alla base dell’associazione osservata: l’effetto potrebbe dipendere da una riduzione delle riattivazioni del virus varicella-zoster, da un’azione più generale sul sistema immunitario o da altri processi biologici ancora non completamente compresi.
Lo studio si basa su un’analisi osservazionale sfruttando le caratteristiche del programma vaccinale gallese, che ha consentito di confrontare gruppi di popolazione simili per età e condizioni di salute, differenziati principalmente per l’accesso al vaccino. Risultati coerenti sono stati osservati anche in analisi condotte su dati di altri Paesi, tra cui Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda e Canada, rafforzando la solidità dell’associazione.
Gli autori sottolineano infine che i dati riguardano il vaccino Zostavax, oggi sostituito nella pratica clinica dal vaccino ricombinante Shingrix. Non è ancora noto se quest’ultimo possa offrire effetti analoghi o superiori sul rischio e sulla progressione della demenza, un aspetto che richiederà ulteriori studi.
Fonte:
https://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(25)01256-5
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