farmacisti ospedalieri
08 Gennaio 2026La presenza del farmacista clinico in un team multidisciplinare può contribuire a ridurre la frequenza e intensità del dolore cronico non oncologico negli anziani ricoverati

Un nuovo studio, pubblicato sull’ International Journal of Clinical Pharmacy, ha dimostrato che integrare il farmacista clinico nel team ospedaliero non solo è possibile ma anche vantaggioso per ottimizzare le terapie analgesiche. La ricerca, condotta in Svizzera, ha coinvolto 48 pazienti, di età pari o superiore a 65 anni, affetti da dolore cronico non oncologico, una condizione che colpisce fino all’88% degli anziani e che rappresenta una delle principali cause di disabilità e riduzione della qualità di vita.
Durante i cinque mesi di sperimentazione, i farmacisti hanno collaborato quotidianamente con medici e infermieri nella gestione terapeutica dei pazienti. Il loro intervento non si è limitato alla revisione delle prescrizioni, ma ha incluso anche un confronto diretto con ciascun paziente, per approfondire la storia del dolore, gli obiettivi di cura e gli eventuali effetti indesiderati dei trattamenti in corso. A partire da questa analisi, le proposte di modifica della terapia sono state discusse all’interno dell’équipe multidisciplinare, favorendo decisioni condivise e personalizzate. A un mese dalla dimissione, i pazienti sono stati poi contattati telefonicamente per un breve follow-up, volto a verificare eventuali cambiamenti nella percezione del dolore, nella qualità del sonno e nella capacità di svolgere le attività quotidiane.
Al termine dello studio, i pazienti hanno riferito una riduzione significativa dell’intensità e della frequenza del dolore. In particolare, il punteggio medio del dolore massimo è diminuito di circa 3 punti (da 8 a 5), mentre il dolore minimo si è ridotto di circa 1,5 punti (da 3 a 1,5). Anche la frequenza del dolore è diminuita, con episodi meno ricorrenti nel corso della settimana. Infine, l’impatto emotivo del dolore è risultato meno gravoso e una quota crescente di pazienti — circa due su tre — ha dichiarato di aver raggiunto i propri obiettivi terapeutici, contro un terzo all’inizio dello studio. Nel complesso, i miglioramenti più evidenti hanno riguardato la percezione soggettiva del dolore, la soddisfazione verso le cure e la sicurezza complessiva dei trattamenti.
Durante la sperimentazione, i farmacisti hanno proposto complessivamente 56 modifiche terapeutiche, volte per lo più a ottimizzare i dosaggi o sospendere farmaci potenzialmente inappropriati, migliorando al tempo stesso la sicurezza dei trattamenti, ad esempio con l’aggiunta di terapie di supporto nei pazienti in cura con oppiacei o con l’impiego di preparazioni topiche per il dolore localizzato.
Gli autori segnalano, tuttavia, alcune limitazioni, come il numero ridotto di partecipanti, le difficoltà nel completare le interviste per deficit cognitivi o dimissioni precoci e l’assenza di un gruppo di controllo. Per il futuro, si propone di ampliare lo studio a più centri e adottare metodologie di ricerca più rigorose, valutando anche la sostenibilità economica del modello e l’uso di strumenti digitali per mantenere il contatto con i pazienti dopo la dimissione.
Fonte:
https://link.springer.com/article/10.1007/s11096-025-02033-8
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