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08 Gennaio 2026

Dolore cronico negli anziani: intervento del farmacista clinico riduce intensità e frequenza dei sintomi

La presenza del farmacista clinico in un team multidisciplinare può contribuire a ridurre la frequenza e intensità del dolore cronico non oncologico negli anziani ricoverati

di Paolo Levantino - Farmacista clinico


Dolore cronico negli anziani: intervento del farmacista clinico riduce intensità e frequenza dei sintomi

Un nuovo studio, pubblicato sull’ International Journal of Clinical Pharmacy, ha dimostrato che integrare il farmacista clinico nel team ospedaliero non solo è possibile ma anche vantaggioso per ottimizzare le terapie analgesiche.  La ricerca, condotta in Svizzera, ha coinvolto 48 pazienti, di età pari o superiore a 65 anni, affetti da dolore cronico non oncologico, una condizione che colpisce fino all’88% degli anziani e che rappresenta una delle principali cause di disabilità e riduzione della qualità di vita.

Collaborazione interdisciplinare e ruolo del farmacista

Durante i cinque mesi di sperimentazione, i farmacisti hanno collaborato quotidianamente con medici e infermieri nella gestione terapeutica dei pazienti.  Il loro intervento non si è limitato alla revisione delle prescrizioni, ma ha incluso anche un confronto diretto con ciascun paziente, per approfondire la storia del dolore, gli obiettivi di cura e gli eventuali effetti indesiderati dei trattamenti in corso. A partire da questa analisi, le proposte di modifica della terapia sono state discusse all’interno dell’équipe multidisciplinare, favorendo decisioni condivise e personalizzate. A un mese dalla dimissione, i pazienti sono stati poi contattati telefonicamente per un breve follow-up, volto a verificare eventuali cambiamenti nella percezione del dolore, nella qualità del sonno e nella capacità di svolgere le attività quotidiane.

Riduzione dell’intensità e della frequenza del dolore

Al termine dello studio, i pazienti hanno riferito una riduzione significativa dell’intensità e della frequenza del dolore. In particolare, il punteggio medio del dolore massimo è diminuito di circa 3 punti (da 8 a 5), mentre il dolore minimo si è ridotto di circa 1,5 punti (da 3 a 1,5). Anche la frequenza del dolore è diminuita, con episodi meno ricorrenti nel corso della settimana. Infine, l’impatto emotivo del dolore è risultato meno gravoso e una quota crescente di pazienti — circa due su tre — ha dichiarato di aver raggiunto i propri obiettivi terapeutici, contro un terzo all’inizio dello studio. Nel complesso, i miglioramenti più evidenti hanno riguardato la percezione soggettiva del dolore, la soddisfazione verso le cure e la sicurezza complessiva dei trattamenti.

Terapie più sicure 

Durante la sperimentazione, i farmacisti hanno proposto complessivamente 56 modifiche terapeutiche, volte per lo più a ottimizzare i dosaggi o sospendere farmaci potenzialmente inappropriati, migliorando al tempo stesso la sicurezza dei trattamenti, ad esempio con l’aggiunta di terapie di supporto nei pazienti in cura con oppiacei o con l’impiego di preparazioni topiche per il dolore localizzato.

Gli autori segnalano, tuttavia, alcune limitazioni, come il numero ridotto di partecipanti, le difficoltà nel completare le interviste per deficit cognitivi o dimissioni precoci e l’assenza di un gruppo di controllo. Per il futuro, si propone di ampliare lo studio a più centri e adottare metodologie di  ricerca più rigorose, valutando anche la sostenibilità economica del modello e l’uso di strumenti digitali per mantenere il contatto con i pazienti dopo la dimissione.

Fonte:

https://link.springer.com/article/10.1007/s11096-025-02033-8 

TAG: FARMACISTA CLINICO, DOLORE CRONICO

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