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pediatria

10 Aprile 2026

Sindrome del bambino scosso, prevenzione e informazione nelle farmacie. Vademecum su segnali e rischi

La Shaken Baby Syndrome è un trauma cerebrale grave che può provocare disabilità permanenti o morte. L’11 e il 12 aprile si svolgono le Giornate nazionali di prevenzione promosse dalla Simeup. I farmacisti rafforzano l’impegno informativo per riconoscere i segnali precoci e prevenire comportamenti a rischio.

di Redazione Farmacista33


Sindrome del bambino scosso, prevenzione e informazione nelle farmacie. Vademecum su segnali e rischi

La Sindrome del Bambino Scosso (Shaken Baby Syndrome) è una forma grave di trauma cerebrale che colpisce soprattutto i lattanti nei primi mesi di vita e può provocare conseguenze permanenti, come cecità, tetraplegia, disturbi cognitivi e, in circa un caso su quattro, anche la morte. Si verifica quando un neonato o un bambino piccolo viene scosso violentemente, spesso nel tentativo di calmare un pianto inconsolabile, causando movimenti bruschi del cervello all’interno del cranio e lesioni neurologiche potenzialmente irreversibili.

Per accendere i riflettori su questo fenomeno, l’11 e il 12 aprile tornano in tutta Italia le Giornate nazionali di prevenzione della Sindrome del Bambino Scosso, promosse dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (Simeup) insieme alla Terre des Hommes. L’iniziativa prevede infopoint informativi e l’illuminazione in arancione di monumenti e luoghi simbolici in oltre 150 città, con l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza sui rischi legati allo scuotimento del neonato e sulle modalità per prevenirlo.

Pediatri: diagnosi spesso tardiva, serve riconoscere i segnali precoci

Secondo i pediatri dell’emergenza, il problema principale resta la difficoltà nel riconoscere tempestivamente i segnali della sindrome, che spesso si manifesta con sintomi inizialmente poco specifici.

“Nella nostra esperienza quotidiana – sottolinea Vincenzo Tipo, presidente della Simeup e primario del Pronto soccorso pediatrico del Santobono di Napoli – il Pronto Soccorso pediatrico rappresenta spesso il primo e decisivo punto di accesso per questi bambini. È qui che deve maturare la capacità di riconoscere anche i segnali più sfumati e attivare tempestivamente percorsi di tutela. Spesso quando la sindrome viene diagnosticata è già tardi per la comparsa di sintomi gravi”.

Da qui l’impegno delle società scientifiche nel rafforzare la formazione dei professionisti sanitari e promuovere una cultura della prevenzione che coinvolga l’intera comunità, a partire dai genitori e dai caregiver.

Sintomi da riconoscere e comportamenti per prevenire lo scuotimento

La sindrome del bambino scosso interessa soprattutto i lattanti nei primi mesi di vita, con un picco di incidenza tra le due settimane e i sei mesi, periodo in cui il pianto è più frequente e intenso. In questa fase le caratteristiche anatomiche del neonato aumentano la vulnerabilità alle lesioni cerebrali: i muscoli del collo sono ancora deboli e non consentono un adeguato controllo del capo, la testa è relativamente più grande e pesante rispetto al resto del corpo e il cervello, ancora in via di sviluppo e di consistenza più gelatinosa, è particolarmente sensibile ai movimenti bruschi.

Quando un bambino viene afferrato a livello del torace o degli arti e scosso, l’encefalo subisce rapide accelerazioni e decelerazioni all’interno della scatola cranica che possono provocare emorragie cerebrali, emorragie retiniche ed edema cerebrale, con conseguenze neurologiche anche permanenti. Solo nel 15% dei casi non si registrano ripercussioni sulla salute, mentre nel 25% dei casi si osservano disabilità lievi e nel 34% invalidità gravi. I danni possono manifestarsi nel tempo con disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione e della memoria, ritardo del linguaggio, deficit motori, epilessia, disabilità visive o uditive e ritardo psicomotorio.

I segnali di allarme possono essere molteplici e talvolta difficili da interpretare: vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità o letargia, rigidità o postura anomala, difficoltà respiratorie, assenza di sorrisi o vocalizzi, scarso controllo del capo, aumento anomalo della circonferenza cranica rispetto a peso e altezza e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni dello stato di coscienza fino all’arresto cardiorespiratorio. In presenza di questi sintomi è fondamentale rivolgersi immediatamente al pediatra o al Pronto soccorso, descrivendo con precisione i segnali osservati, poiché una diagnosi tempestiva può ridurre il rischio di complicanze.

La prevenzione si basa soprattutto sulla gestione del pianto inconsolabile del neonato, che rappresenta una fase fisiologica dello sviluppo, spesso più intensa nelle ore serali e nota come fase del cosiddetto “PURPLE crying”. Il pianto è l’unico strumento di comunicazione del neonato e non sempre indica un problema clinico. È quindi importante verificare che il bambino sia stato nutrito, cambiato, rassicurato e messo in condizioni di comfort, ma anche accettare che talvolta il pianto persista senza una causa evidente. In questi casi si possono adottare strategie semplici come cullarlo, fare un giro in carrozzina o in auto, fare un bagnetto rilassante, fasciarlo in modo contenitivo o utilizzare suoni continui e rassicuranti. Se lo stress aumenta e si teme di perdere il controllo, la raccomandazione è lasciare il bambino in un luogo sicuro, allontanarsi temporaneamente e chiedere aiuto a un familiare, al pediatra o ai servizi sanitari.

Le iniziative in farmacia: informazione e counselling ai genitori

Accanto alle attività promosse dalle società scientifiche e dalle associazioni, anche le farmacie sono coinvolte nella campagna di sensibilizzazione. Nelle farmacie aderenti a Federfarma Verona è attiva una campagna informativa rivolta a genitori e caregiver, con distribuzione di materiali educativi e indicazioni pratiche sulla gestione del pianto del neonato.

“Si tratta di una sindrome ancora poco conosciuta, tenuta nascosta per la vergogna che genera in chi non si riesce a controllare davanti al pianto incessante dei neonati. Il nostro ruolo è quello di veicolare le corrette informazioni che possono salvare la vita dei neonati, ma anche la qualità della vita di tutta la famiglia – spiega Elena Vecchioni –. Abbiamo frequentato uno specifico webinar dedicato alle farmacie durante il quale abbiamo appreso le corrette modalità per indirizzare gli adulti a mantenere la calma e comportarsi correttamente nei confronti di neonati totalmente inermi che hanno nel pianto l’unico strumento per esprimere il proprio disagio”.

Vecchioni sottolinea inoltre il valore della prevenzione territoriale e del ruolo di prossimità delle farmacie: “Le farmacie sentono il dovere di sensibilizzare, con il contributo dei farmacisti e del materiale a cura di Terre des Hommes, quante più persone possibile su questo tema che si pone l’obiettivo di tutelare i bimbi aiutando gli adulti “inadeguati” al fine di prevenire situazioni drammatiche che possono portare a traumi permanenti nel bambino fino, addirittura, al suo decesso”.

Durante le giornate dell’11 e 12 aprile, nelle farmacie e negli altri punti informativi del territorio saranno distribuiti materiali che ricordano l’importanza di fermarsi e mantenere il controllo nei momenti di maggiore stress, mentre in parallelo proseguiranno iniziative simboliche, come l’illuminazione in arancione di edifici pubblici, per richiamare l’attenzione su un fenomeno ancora poco conosciuto ma potenzialmente devastante.

photo credits: freepik

TAG: BAMBINO, PEDIATRIA, PREVENZIONE, FARMACIE

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