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Vaccinazioni

14 Gennaio 2026

Vaccino Hpv, coperture basse: il 70% dei genitori segnala difficoltà a raggiungere i centri vaccinali

Coperture vaccinali contro l’Hpv ancora lontane dagli obiettivi: solo metà della popolazione target è protetta. Secondo i dati presentati all’Istituto superiore di sanità, per il 70% dei genitori il principale ostacolo è la difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali, insieme a timori sulla sicurezza

di Redazione Farmacista33


Vaccino Hpv, coperture basse: il 70% dei genitori segnala difficoltà a raggiungere i centri vaccinali

In Italia la copertura del vaccino per l’Hpv è ancora molto bassa, raggiung appena metà del target (ragazze e ragazzi sotto i 12 anni) e se per il 40% dei genitori c’è la paura degli effetti avversi, il 70% dichiara di avere difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali. I dati aggiornati sono stati presentati durante il convegno “Promuovere la Salute, Educare alla Prevenzione: il Ruolo Condiviso contro l'Hpv” che si è tenuto nella sede dell’Istituto superiore di sanità.

L’ Istituto superiore di sanità avverte che “siamo ancora lontani dall’obiettivo di vaccinare il 95% dei ragazzi e delle ragazze di 11-12 anni entro il 2030” con differenze regionali: i dati del ministero della Salute indicano che in Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia”.

Come ha sottolineato il presidente dell’Iss Rocco Bellantone in apertura dell’evento “diseguaglianze culturali e territoriali non possono né devono impedire l’accesso a questo strumento così importante. Pediatri, medici di famiglia, genitori, insegnanti, ginecologi, devono promuovere la vaccinazione perché la prevenzione è un diritto di tutti. È necessario spiegare ai ragazzi che vaccinandosi, proteggono innanzitutto se stessi e che, riducendo la circolazione delle infezioni, proteggono anche gli altri”.

Poca fiducia su sicurezza e distanza da centri vaccinali

A indagare sull’atteggiamento dei genitori è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, di cui l’Iss è stato capofila italiano. In Italia 7 genitori su 10 credono che invece questa forma di prevenzione non sia utile, e per 8 su 10 l’infezione da Hpv non è una malattia grave. Il risultato di questa scarsa consapevolezza è che la copertura è ancora molto bassa, con appena metà della popolazione target, ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, che è effettivamente protetta. 
Alla scarsa fiducia nell’efficacia del vaccino si aggiungono dubbi sulla sicurezza, con il 40% dei genitori intervistati che dichiara di aver paura degli effetti avversi. A questo si aggiunge inoltre una difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali, percepita dal 70% degli intervistati, e anche il fatto che 6 su 10 non sanno che il vaccino è gratuito. 

“I motivi della bassa diffusione della vaccinazione sono legati soprattutto a una consapevolezza non sempre completa sulla pericolosità del virus e sul suo legame con lo sviluppo di tumori che causano migliaia di morti – spiega Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto Perch -. A questo si aggiungono timori legati alla sicurezza del vaccino e ai possibili effetti collaterali. La fiducia nella sua efficacia è invece generalmente buona. Il lavoro è quindi, innanzitutto, quello di capovolgere queste percezioni attraverso un’informazione corretta e basata su evidenze”.
I risultati dell’indagine sono stati riassunti anche in un video, presentato durante l’evento, che cerca di dare risposta alle principali perplessità. Per il filmato sono stati intervistati anche alcuni studenti di una scuola media di Roma, che hanno di fatto confermato le principali criticità nell’informazione.

Prossimità: portare il vaccino vicino alle famiglie 

Un modo efficace per aumentare le coperture è portare la vaccinazione direttamente a scuola, come ha dimostrato un’esperienza pilota condotta sempre nell’ambito di Perch dalla Asl di Taranto sotto la supervisione del dipartimento di Prevenzione della Regione Puglia diretto da Michele Conversano. Il vaccino è stato fatto in 29 scuole, e la copertura del ciclo completo negli 11 e 12enni è salita per le ragazze da una media regionale del 57% al 73%, mentre per i maschi, sempre per il ciclo completo, dal 45% al 67,4%.

Parlare ai giovani e alle famiglie: il ruolo dei testimonial

A rafforzare la necessità di cambiare linguaggio e canali di comunicazione è intervenuta Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della Prevenzione, Ricerca ed Emergenze sanitarie del Ministero della Salute, che ha richiamato l’impatto che personaggi popolari possono avere sui comportamenti di salute. Campitiello ha citato l’attenzione generata dal recente film di Checco Zalone sui temi della prevenzione e degli screening, sottolineando come, talvolta, la comunicazione istituzionale abbia un’efficacia inferiore rispetto a quella veicolata da volti noti. 

“Per questo – ha spiegato – ho scritto personalmente a diversi influencer e cantanti chiedendo loro di farsi portavoce di alcuni contenuti, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità per la parte scientifica, perché spesso sono loro a riuscire a raggiungere famiglie e ragazzi meglio delle istituzioni”. Campitiello ha annunciato che nel 2026 il Dipartimento della Prevenzione coinvolgerà influencer, artisti e personalità televisive per promuovere l’adesione agli screening e alle vaccinazioni. “Per il vaccino contro l’Hpv, rivolto ai preadolescenti che si riconoscono molto nei propri idoli, è fondamentale entrare nelle scuole, ma questo non può essere il primo passo, bensì quello successivo”.

Fonte:

https://www.iss.it/-/hpv1401 

TAG: VACCINO ANTI-HPV

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