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16 Gennaio 2026Uno studio su oltre 9.000 consultazioni in farmacia mostra che la gestione delle infezioni urinarie non complicate, supportata dall’uso dei test rapidi su urine, consente di migliorare l’appropriatezza del consiglio terapeutico del farmacista, ridurre le prescrizioni antibiotiche non necessarie

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy, ha valutato gli esiti clinici e l’esperienza delle pazienti che hanno usufruito di un servizio sperimentale di gestione delle infezioni urinarie erogato dalle farmacie di comunità in Galles, prendendo in considerazione 9.077 consultazioni, effettuate tra giugno 2024 e gennaio 2025.
Oltre il 78% degli accessi è avvenuto su iniziativa diretta delle pazienti e quasi il 90% ha dichiarato che, in assenza del servizio, si sarebbe rivolta al medico di medicina generale o ad altri servizi sanitari territoriali. Il servizio si è dimostrato, inoltre, in grado di rispondere ai bisogni assistenziali anche al di fuori degli orari ordinari degli ambulatori, in quanto più dell’11% delle consultazioni si è svolto in orario serale, nei fine settimana o nei giorni festivi, migliorando concretamente l’accessibilità alle cure.
Nel corso dello studio, i farmacisti sono stati in grado di gestire autonomamente la grande maggioranza delle consultazioni, fornendo consulenza, trattamento farmacologico o entrambe le prestazioni, senza la necessità di invio ad altri professionisti sanitari nell’84% dei casi. Gli antibiotici sono stati dispensati nel 78,7% delle consultazioni, una percentuale sovrapponibile a quella osservata nella medicina generale e coerente con l’elevata probabilità di trattamento antibiotico nelle infezioni urinarie non complicate sintomatiche.
I test rapidi su urine (dipstick) sono stati utilizzati nei casi in cui il quadro clinico non risultava sufficientemente indicativo di un’infezione urinaria. Complessivamente, circa il 28% delle consultazioni ha incluso l’esecuzione di un test urinario, consentendo una valutazione più accurata e riducendo il rischio di trattamenti non necessari. Secondo le stime degli autori, l’integrazione sistematica dei test rapidi nei percorsi di gestione delle IVU potrebbe evitare fino a 14 prescrizioni antibiotiche ogni 100 consultazioni, rappresentando uno strumento particolarmente efficace per rafforzare le strategie di antimicrobial stewardship e per contenere l’uso eccessivo di antibiotici.
Il follow-up telefonico, effettuato a distanza di 7–10 giorni dalla consultazione iniziale, ha evidenziato che l’87% delle pazienti ha riportato la completa risoluzione dei sintomi, un risultato del tutto comparabile a quello ottenuto nei percorsi tradizionali di gestione della UTI in medicina generale. La possibilità di trattare in modo sicuro e appropriato una condizione comune come la UTI direttamente in farmacia consente di ridurre il carico assistenziale sulla medicina generale e sui servizi di continuità assistenziale e liberare risorse, che possono essere destinate a pazienti con bisogni clinici più complessi.
Gli autori riconoscono alcuni limiti dello studio, legati principalmente al disegno descrittivo e al tasso non elevato di risposta al follow-up, che potrebbe aver introdotto una parziale selezione del campione. Inoltre, l’assenza di un’analisi di costo-efficacia non consente di valutare in modo completo la sostenibilità economica del servizio nel medio-lungo periodo. In prospettiva, saranno necessari studi ulteriori che includano valutazioni economiche, confronti con altri modelli assistenziali e un’estensione del servizio ad altri gruppi di popolazione.
Fonte
J Antimicrob Chemother. 2025 Dec 24:dkaf466. doi: 10.1093/jac/dkaf466.
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