farmaci in gravidanza
20 Gennaio 2026Una revisione sistematica non rileva associazioni tra esposizione prenatale al paracetamolo e disturbi del neurosviluppo. I risultati ridimensionano il dibattito riacceso nel 2025 dalle dichiarazioni dell’amministrazione Trump e confermano le posizioni delle società scientifiche sulla sicurezza d’uso del farmaco in gravidanza se assunto secondo indicazioni

Una ampia revisione sistematica di studi non ha rilevato un aumento clinicamente rilevante del rischio di disturbo dello spettro autistico, Adhd o disabilità intellettiva nei figli di donne che hanno assunto paracetamolo in gravidanza secondo le indicazioni. Sono nuove evidenze che ridimensionano il dibattito sul possibile legame tra paracetamolo in gravidanza e disturbi del neurosviluppo aperto dalle dichiarazioni di Trump dello scorso settembre.
Lo studio, pubblicato su The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health è basato esclusivamente sulla revisione sistematica di 43 studi e meta-analisi di 17 studi con confronto tra fratelli, considerati tra i più solidi per controllare il confondimento familiare.
In questo sottogruppo, l’esposizione prenatale al paracetamolo non è risultata associata né all’autismo (OR 0,98), né all’Adhd (OR 0,95), né alla disabilità intellettiva (OR 0,93). L’assenza di associazione è stata confermata anche limitando l’analisi agli studi a basso rischio di bias e a quelli con follow-up superiore a cinque anni.
Gli autori sottolineano come molte delle associazioni emerse in passato tendano a scomparire quando si utilizzano disegni di studio più robusti. In particolare, gli studi di confronto tra fratelli (sibling comparison) consentono di tenere conto di fattori genetici e ambientali condivisi all’interno della stessa famiglia, riducendo il rischio di attribuire al farmaco effetti in realtà legati alla patologia materna, allo stile di vita o ad altri fattori confondenti.
In questa prospettiva, i risultati sono coerenti con quelli di grandi studi di popolazione, come la coorte svedese su oltre 2,4 milioni di nati, che non aveva riscontrato associazioni tra uso prenatale di paracetamolo e disturbi del neurosviluppo una volta corretto per il confondimento familiare.
Lo studio si inserisce in un contesto di forte attenzione mediatica e politica, che ha preso slancio nel settembre 2025, quando il Governo degli Stati Uniti guidato da Donald Trump ha suggerito pubblicamente un possibile contributo dell’esposizione prenatale al paracetamolo allo sviluppo dell’autismo. L’affermazione faceva riferimento a una revisione della letteratura che ipotizzava un’associazione tra l’uso di acetaminofene in gravidanza e alcuni esiti neuroevolutivi.
Una posizione che aveva riacceso il dibattito scientifico, già alimentato da studi osservazionali con risultati contrastanti e da una meta-analisi del 2024 che segnalava associazioni di modesta entità, spesso basate su dati esposti a bias di confondimento, errori di classificazione dell’esposizione e valutazioni eterogenee degli esiti.
Alla luce delle evidenze disponibili, le principali società scientifiche continuano a ribadire la sicurezza del paracetamolo in gravidanza se utilizzato correttamente. L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) ha più volte sottolineato che il paracetamolo resta l’analgesico e antipiretico di prima scelta in gravidanza, evidenziando che non esistono prove convincenti di un nesso causale con l’autismo o altri disturbi neuroevolutivi.
Una posizione condivisa anche dal Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG), che raccomanda l’uso del paracetamolo per il trattamento del dolore e della febbre in gravidanza, ricordando come le alternative – in particolare FANS e oppioidi – presentino profili di rischio ben documentati per madre e feto.
Gli autori concludono che le evidenze attuali non supportano un aumento clinicamente significativo del rischio di autismo, Adhd Adhd o disabilità intellettiva nei bambini esposti al paracetamolo in utero, quando il farmaco viene assunto secondo le indicazioni. Un messaggio che contribuisce a riportare il tema su un piano scientifico, fornendo elementi utili anche per la comunicazione corretta a donne in gravidanza e per il counselling da parte di medici e farmacisti.
Fonte:
https://www.thelancet.com/journals/lanogw/article/PIIS3050-5038(25)00211-0/fulltext
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