Influenza
15 Gennaio 2026Uno studio pubblicato su PLOS Pathogens ha riscontrato che l’esposizione prolungata di soggetti sani a soggetti con influenza non ha prodotto trasmissione. I ricercatori indicano come fattori chiave la scarsa tosse dei malati, la bassa emissione di virus in aerosol, la possibile immunità crociata dei soggetti sani e il ruolo della ventilazione

Stare a lungo nello stesso ambiente insieme a persone che hanno l’influenza non comporta necessariamente l’immediata trasmissione dell’infezione: il contagio dipende da una combinazione di fattori legati alla persona infetta, all’ospite esposto e alle condizioni ambientali. È quanto emerge da uno studio clinico controllato che ha esposto volontari sani a soggetti con influenza, senza osservare alcun caso di contagio. Il trial, denominato EMIT-2 e pubblicato su PLOS Pathogens, è il primo studio di trasmissione umana dell’influenza basato su donatori naturalmente infetti e fornisce nuovi elementi per comprendere da cosa dipenda, concretamente, il passaggio del virus da una persona all’altra.
La ricerca ha coinvolto cinque donatori con infezione influenzale confermata mediante qRT-PCR, arruolati entro 48 ore dall’esordio dei sintomi, e undici volontari sani. Lo studio si è svolto in un hotel sottoposto a quarantena, con periodi di convivenza e osservazione della durata di due settimane. I partecipanti hanno condiviso spazi e attività in condizioni controllate, con ventilazione limitata ma un’elevata ricircolazione dell’aria.
Il protocollo ha previsto un monitoraggio clinico quotidiano e un’estesa attività di campionamento virologico e ambientale. Sono stati raccolti aerosol espirati, campioni d’aria personale e ambientale, tamponi delle superfici, oltre a campioni respiratori e sierologici. Le analisi sono state condotte con PCR digitale, saggi di coltura virale, test di inibizione dell’emoagglutinazione (HAI) ed ELISA, per valutare sia la presenza di virus sia la risposta anticorpale.
Nonostante l’esposizione prolungata e il contatto ravvicinato, nessuno degli 11 volontari sani ha sviluppato sintomi compatibili con influenza, né è risultato positivo ai test molecolari o ha mostrato segni sierologici di infezione durante il follow-up. Anche i dati ambientali hanno indicato una circolazione virale molto limitata: nei donatori l’RNA virale negli aerosol fini è stato rilevato nel 44% dei campioni, mentre il virus coltivabile è stato identificato solo nel 6%. Le quantità di RNA misurate negli aerosol fini sono risultate inferiori rispetto a quelle osservate in precedenti studi su casi comunitari. La contaminazione delle superfici è stata rara, con un solo tampone positivo alla coltura virale su 23 campioni analizzati.
Gli autori propongono diverse spiegazioni per l’assenza di trasmissione. In primo luogo, i donatori hanno tossito poco durante le sessioni sperimentali, un elemento considerato cruciale per l’emissione di particelle respiratorie infettanti. Inoltre, la bassa quantità di virus rilasciata in aerosol suggerisce una contagiosità ridotta, potenzialmente legata a una stagione influenzale relativamente mite. Un ulteriore fattore riguarda i recipienti, mediamente più adulti dei donatori: sebbene molti presentassero titoli HAI bassi al momento dell’ingresso nello studio, i test ELISA hanno evidenziato livelli più elevati di anticorpi leganti rispetto ai donatori, compatibili con una possibile immunità crociata acquisita nel corso di anni di esposizioni e vaccinazioni.
Anche l’ambiente sperimentale potrebbe aver inciso sull’esito del trial. L’elevato ricircolo dell’aria, pur in presenza di ventilazione limitata, avrebbe favorito una rapida diluizione degli aerosol, riducendo l’esposizione a corto raggio ai flussi respiratori concentrati a breve distanza (plume), potenzialmente rilevanti per la trasmissione del virus.
Secondo gli autori, i risultati non mettono in discussione la trasmissibilità dell’influenza, ma evidenziano come il contagio dipenda da una combinazione di fattori legati al soggetto infetto, all’ospite esposto e all’ambiente. Per osservare eventi di trasmissione in studi controllati con donatori naturalmente infetti, saranno necessari trial condotti su più stagioni, con donatori caratterizzati da maggiore tosse, recipienti più giovani e ambienti che riproducano meglio l’esposizione ravvicinata ai flussi respiratori.
Fonte:
https://journals.plos.org/plospathogens/article?id=10.1371/journal.ppat.1013153
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