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23 Gennaio 2026

Farmaci antiobesità. Counseling nutrizionale durante la terapia: necessario per evitare rischi

I farmaci di nuova generazione per il trattamento dell’obesità garantiscono una riduzione significativa del peso, ma se non accompagnati da un adeguato counseling nutrizionale possono aumentare il rischio di perdita di massa magra e carenze di micronutrienti. Ecco i consigli degli esperti

di Sabina Mastrangelo


Farmaci antiobesità. Counseling nutrizionale durante la terapia: necessario per evitare rischi

Con i farmaci antiobesità di nuova generazione la perdita di peso è spesso rapida e significativa, ma senza un adeguato supporto nutrizionale rischia di non essere una perdita “di qualità”. Riduzione dell’appetito, sazietà precoce e disturbi gastrointestinali possono infatti tradursi in un’alimentazione povera di proteine e micronutrienti, aumentando il rischio di carenze e di obesità sarcopenica. In questo contesto, il consiglio nutrizionale diventa parte integrante della terapia e il farmacista può intercettare precocemente criticità, orientando il paziente verso scelte alimentari più adeguate e, quando necessario, verso l’integrazione o il rinvio allo specialista.

A richiamare l’attenzione su questo aspetto è una review pubblicata su Obesity Reviews da un gruppo di ricercatori inglesi guidati da Marie Spreckley dell’Università di Cambridge, che sottolinea come la prescrizione di questi farmaci sia raramente accompagnata da indicazioni nutrizionali strutturate, nonostante le evidenze sul rischio di perdita di massa magra e carenze di micronutrienti.

I nuovi farmaci antidiabetici con effetti antiobesità

Gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide-1 (GLP-1 RA) e quelli a doppia azione GIP/GLP-1 RA, come semaglutide e tirzepatide, hanno profondamente modificato la gestione dell’obesità e del diabete di tipo 2. Dagli studi clinici emerge che la riduzione del peso può arrivare fino al 20,9% del peso iniziale, con importanti benefici metabolici.

L’azione di questi farmaci si basa sulla soppressione dell’appetito, sull’aumento del senso di sazietà e sulla riduzione del desiderio di cibo, con una conseguente diminuzione dell’apporto energetico. Tuttavia, gli effetti sulla qualità complessiva della dieta e sull’assunzione dei nutrienti restano poco esplorati e le indicazioni pratiche sul regime alimentare da seguire durante la terapia sono limitate. A ciò si aggiungono effetti collaterali gastrointestinali frequenti – come nausea, sazietà precoce e alterazioni del gusto – che possono ulteriormente compromettere l’assunzione alimentare.

Meno calorie, ma anche meno nutrienti: rischio carenze

Secondo i dati analizzati nella review, chi assume questi farmaci riduce l’apporto calorico complessivo dal 16% al 39%. Tuttavia, pochi studi hanno valutato in modo sistematico la qualità della dieta, l’assunzione di proteine e di micronutrienti. Un aspetto critico, perché assunzioni energetiche molto basse, soprattutto se non supervisionate o in soggetti già vulnerabili dal punto di vista nutrizionale, possono favorire un apporto proteico inadeguato e carenze vitaminico-minerali.

Gli autori evidenziano che fino al 40% del peso perso durante la terapia può essere costituito da massa corporea magra, con un aumento del rischio di obesità sarcopenica. Per contrastare questo fenomeno, diventa prioritario garantire un adeguato apporto di proteine, micronutrienti, fibre e liquidi. Nonostante ciò, fino ad oggi il consiglio dietetico associato a queste terapie si è concentrato quasi esclusivamente sulla riduzione delle calorie.

La review ha incluso 12 studi pubblicati tra il 2015 e il 2025 su adulti con obesità o diabete di tipo 2 trattati con semaglutide o tirzepatide, nei quali erano presenti interventi dietetici attivi o valutazioni nutrizionali. Gli approcci analizzati spaziavano da diete a bassissimo contenuto energetico o chetogeniche a consulenze sullo stile di vita e valutazioni osservazionali.

In tutti gli studi, l’apporto energetico si è ridotto dal 24% al 39%, mentre la perdita di tessuto magro ha rappresentato fino al 40% della perdita di peso totale. Solo tre studi, però, hanno coinvolto nutrizionisti e la valutazione sistematica dell’assunzione di proteine o micronutrienti è risultata rara.

Il ruolo degli operatori sanitari

Secondo gli autori, integrare protocolli dietetici, consulenza sullo stile di vita e valutazioni osservazionali nei programmi di trattamento con i farmaci di nuova generazione rappresenta un’importante opportunità per migliorare l’efficacia della perdita di peso, preservando la massa magra e contrastando le potenziali carenze di macro e micronutrienti.

In attesa di studi clinici che definiscano le strategie dietetiche ottimali, il richiamo è chiaro: gli operatori sanitari devono essere allertati sull’importanza della giusta dieta nelle persone che assumono questi medicinali, con un’attenzione particolare alla gestione dei comuni effetti collaterali gastrointestinali e all’adeguato apporto di proteine, vitamine e minerali, anche attraverso l’integrazione, ove necessario.

Un ambito in cui il farmacista, grazie al contatto diretto e continuativo con il paziente, può svolgere un ruolo chiave nel supportare la terapia, intercettare segnali di rischio e contribuire a una perdita di peso più sicura e sostenibile.

Fonte:

 Obesity Reviews (2026); doi: 10.1111/obr.70079
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.70079 

TAG: COUNSELING, DISTURBI DELLA NUTRIZIONE, VALUTAZIONE NUTRIZIONALE, FARMACISTI, FARMACI CONTRO L'OBESITà

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