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19 Maggio 2026L’Oms ha dichiarato l’emergenza internazionale per il focolaio di Ebola da virus Bundibugyo tra Congo e Uganda. L’Iss fa il punto su trasmissione, sintomi, assenza di vaccini specifici e rischio per l’Europa, che al momento resta molto basso.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il focolaio di malattia da virus Bundibugyo in Repubblica Democratica del Congo e Uganda costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), secondo quanto previsto dal Regolamento sanitario internazionale. Per la popolazione dell’Unione europea, tuttavia, la probabilità di contagio viene considerata “molto bassa”. A fare il punto è l’Istituto Superiore di Sanità in un approfondimento dedicato alla situazione epidemiologica e alle indicazioni diffuse dalle autorità sanitarie internazionali.
Come spiega l’Iss, la dichiarazione di PHEIC viene utilizzata dall’Oms per eventi che rappresentano un rischio di salute pubblica per altri Stati attraverso la diffusione internazionale di una malattia e che possono richiedere una risposta coordinata a livello globale. La procedura consente di attivare sistemi di allerta internazionale e coordinare le misure di risposta, senza implicare necessariamente un rischio pandemico.
Secondo i dati riportati nel documento, al momento sono stati confermati 30 casi, mentre i casi sospetti sono circa 500 con 130 possibili decessi.
L’Iss richiama la valutazione dell’European Centre for Disease Prevention and Control, secondo cui “la probabilità di contagio per i residenti dell’Ue/See o per i viaggiatori diretti nella provincia dell’Ituri è considerata bassa”, mentre per la popolazione generale europea la probabilità di contagio è ritenuta “molto bassa” per la limitata possibilità di importazione e trasmissione successiva del virus.
La malattia da virus Bundibugyo è una forma di Ebola causata da una delle specie di Orthoebolavirus. Si tratta di una zoonosi e i pipistrelli della frutta sono considerati il serbatoio naturale sospetto del virus.
L’infezione umana avviene attraverso il contatto ravvicinato con sangue o secrezioni di animali selvatici infetti oppure tramite contatto diretto con sangue, fluidi corporei, organi o superfici contaminate di persone infette. La trasmissione può essere amplificata negli ambienti sanitari in assenza di adeguate misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Il periodo di incubazione varia da 2 a 21 giorni e le persone infette non sono generalmente contagiose fino alla comparsa dei sintomi. Le manifestazioni iniziali comprendono febbre, affaticamento, dolori muscolari, cefalea e mal di gola, seguite in alcuni casi da sintomi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e manifestazioni emorragiche.
L’Iss ricorda inoltre che, a differenza di altre forme di Ebola, al momento non esiste un vaccino autorizzato né terapie specifiche contro il virus Bundibugyo, anche se un supporto clinico tempestivo può migliorare la sopravvivenza.
Tra le raccomandazioni riportate nel documento, l’Oms sottolinea che non sono raccomandate chiusure delle frontiere né restrizioni ai viaggi e al commercio, misure considerate prive di fondamento scientifico e potenzialmente controproducenti.
L’organizzazione invita invece gli Stati a garantire informazione corretta ai viaggiatori, preparazione dei sistemi sanitari e comunicazione pubblica adeguata sulle modalità di trasmissione e sulle misure per ridurre il rischio di esposizione.
Fonte:
https://www.iss.it/-/epidemia-di-ebola-da-virus-bundibugyo-cosa-sapere
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