Farmaci antidiabetici
11 Marzo 2026Dalle gliptine agli agonisti GLP-1, fino alle gliflozine e ai doppi agonisti incretinici: una review evidenzia come l’innovazione terapeutica nel diabete di tipo 2 renda sempre più centrale il ruolo del farmacista nella gestione dei pazienti

I progressi nella terapia del diabete di tipo 2, con l’introduzione di nuove classi di farmaci come le gliptine, gli agonisti del recettore GLP-1, i doppi agonisti incretinici e le gliflozine, hanno trasformato la gestione della malattia, rendendo però anche più complessa la scelta e il monitoraggio dei trattamenti. In questo scenario, il farmacista di comunità assume un ruolo sempre più rilevante nell’ottimizzazione della terapia, nell’educazione del paziente, nel supporto all’aderenza e nel monitoraggio delle reazioni avverse. A evidenziarlo è una review pubblicata su Pharmaceuticals da un team guidato da Marios Spanakis dell’Università di Creta, che analizza il contributo dei farmacisti nel tradurre l’innovazione terapeutica nella pratica quotidiana.
Il diabete colpisce circa 537 milioni di persone in tutto il mondo e si prevede che questo numero raggiungerà i 783 milioni entro il 2045, rendendolo un importante problema di salute pubblica con conseguenze significative a livello economico, sociale e sanitario. In particolare, il diabete mellito di tipo 2 è un disturbo cronico caratterizzato da insulino-resistenza associata a progressiva disfunzione delle cellule β del pancreas. L’iperglicemia cronica che ne consegue, a sua volta, determina un aumento del rischio di malattie cardiovascolari (Cvd) e renali croniche (Ckd). Questo, associato anche ad obesità, ha portato al riconoscimento della sindrome cardiorenale-metabolica (Ckm). Per prevenire la progressione del diabete e le complicanze associate sono richieste strategie personalizzate che combinano modifiche dello stile di vita, terapia farmacologica e autogestione continuativa. In contesti reali, tuttavia, vi è un aumentato rischio di problemi correlati ai farmaci, tra cui reazioni avverse, interazioni e aderenza subottimale.
Storicamente, la gestione del diabete tipo 2 ha puntato alla riduzione dei livelli di glucosio nel sangue. Oggi, invece, gli obiettivi terapeutici includono la riduzione del rischio di Cvd e Ckd e i nuovi trattamenti forniscono molteplici benefici.
Gliptine. Tra i nuovi agenti, gli inibitori della di-peptil-peptidasi-4 (Dpp-4), noti come gliptine. Aumentano i livelli di ormoni Glp-1 e Gip che, a loro volta, aumentano la secrezione di insulina glucosio-dipendente e sopprimono il rilascio di glucagone, riducendo i livelli di glucosio nel sangue. Gli inibitori della Dpp-4 possono essere somministrati indipendentemente dai pasti, sono ben tollerati, con minime interazioni farmacologiche, e sono adatti ai pazienti con insufficienza renale e in politerapia. Tuttavia, questi farmaci sono considerati ‘neutri’ a livello di riduzione del rischio Cv.
GLP-1. Gli agonisti del recettore del Glp-1, invece, sono stati sviluppati per prolungare l’attività dell’ormone. Questi agenti stimolano la secrezione di insulina in modo glucosio-dipendente, riducendo al minimo il rischio di ipoglicemia, e si somministrano per via sottocutanea. Due sono le tipologie approvate: gli analoghi del Glp-1, tra cui liraglutide e semaglutide, e gli agonisti del recettore del Glp-1, come lixisenatide ed exenatide. Questi farmaci riducono gli eventi cardiovascolari avversi maggiori (Mace) e rallentano la progressione della malattia renale diabetica. Inoltre, sono stati associati a un miglioramento della steatosi epatica, del metabolismo lipidico e della regolazione della pressione sanguigna e sono ormai una terapia chiave per il trattamento dell'obesità. Gli effetti avversi più comuni sono gastrointestinali, generalmente transitori. Il rischio di ipoglicemia è basso.
Doppi agonisti incretinici. Esistono anche doppi agonisti dell’incretina come tirzepatide, che lega sia il recettore Glp-1 che quello Gip, e richiede una somministrazione settimanale. Tuttavia, la terapia insulinica resta una componente importante nella gestione a lungo termine del paziente diabetico. Anche in questo caso, gli effetti avversi più comuni sono gastrointestinali e si verificano in modo dose-dipendente.
Gliflozine. In ultimo, gli inibitori del co-trasportatore Sglt2, noti come gliflozine, tra cui dapagliflozin ed empagliflozin. Riducono il riassorbimento di glucosio e sodio. Questo meccanismo insulino-indipendente abbassa la glicemia con un basso rischio di ipoglicemia. Gli inibitori di Sglt2 offrono anche significativi vantaggi Cv e renali, a fronte di effetti avversi lievi, quali infezioni genitourinarie, disidratazione e ipotensione ortostatica.
Considerando la crescente complessità delle terapie antidiabetiche e il coinvolgimento del farmacista anche nella dispensazione dei medicinali, laddove previsto dai diversi sistemi sanitari e dalle normative nazionali, il suo ruolo si è progressivamente ampliato.
In particolare, nei pazienti con diabete tipo 2, spesso caratterizzati da polipatologia e politerapia, il rischio di problemi correlati ai farmaci è elevato. Attraverso attività di ricognizione farmacologica, il farmacista può individuare interazioni farmacologiche, duplicazioni terapeutiche, dosaggi inappropriati e potenziali reazioni avverse, contribuendo così a migliorare la sicurezza e l’efficacia del trattamento. Un’attività che diventa quanto mai indispensabile con l’introduzione delle nuove classi di antidiabetici, che richiedono un più attento monitoraggio.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda il supporto all’aderenza terapeutica, che si può svolgere attraverso interventi educativi personalizzati, counseling e monitoraggio continuo, per aiutare i pazienti a comprendere meglio la propria terapia, a gestire correttamente i farmaci e a superare eventuali barriere comportamentali o organizzative.
Numerose evidenze scientifiche indicano che gli interventi guidati dal farmacista sono associati a miglioramenti significativi nei livelli di emoglobina glicata (HbA1c), nell’aderenza alla terapia e nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolare.
L’educazione su terapie e patologia, inoltre, favorisce l’empowerment del paziente, che è essenziale, in generale, nella gestione delle malattie croniche. Vi è poi l’attività di farmacovigilanza, con il contributo del farmacista che è particolarmente rilevante nella generazione di real-world evidence e nel miglioramento continuo della sicurezza terapeutica. Infine, il coinvolgimento del farmacista in modelli di assistenza multidisciplinare rappresenta un elemento chiave per la gestione efficace del diabete tipo 2, che consente di migliorare le cure, ottimizzare i regimi terapeutici e garantire un monitoraggio più completo dei pazienti.
Fonte:
Pharmaceuticals2026, 19(2), 271;https://doi.org/10.3390/ph19020271
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