farmacia dei servizi
17 Marzo 2026La Fimmg Roma replica alle accuse di boicottaggio arrivate da Treviso dove i farmacisti denunciano scarsa prescrizione e limitazione dell’accesso al servizio: l’elettrocardiogramma va inserito in un percorso diagnostico e non richiesto come prestazione isolata

La prescrizione di un elettrocardiogramma da eseguire nelle farmacie nell’ambito delle sperimentazioni regionali non può essere guidata da logiche di accesso al servizio, ma deve rispondere a criteri di appropriatezza clinica all’interno di percorsi diagnostici. È la presa di posizione della Fimmg Roma nel dibattito sull’utilizzo dell’ECG nelle farmacie dei servizi, che respinge le accuse di “boicottaggio” avanzate dai farmacisti della provincia di Treviso, i quali nelle scorse settimane hanno denunciato la scarsa prescrizione, da parte dei medici di medicina generale, degli elettrocardiogrammi da eseguire in farmacia con ricetta bianca.
Secondo i farmacisti, i medici prescriverebbero troppo raramente l'Ecg da eseguire in farmacia, limitando l'accesso a una prestazione che potrebbe essere effettuata rapidamente e senza costi per il cittadino nell'ambito delle sperimentazioni regionali. In un’intervista sulla stampa locale presidente dell’Ordine dei farmacisti Giuseppe Losego, parla di “boicottaggio verso coloro che ne hanno bisogno e che potrebbero avere l’esame fatto senza occupare posto in ospedale. In altre regioni vengono fatti regolarmente questi esami, mentre nella provincia di Treviso no. La prescrizione dell’Ecg con ricetta bianca per il medico non costa nulla e non paga l’Usl con i soldi stanziati per la Farmacia dei servizi. Dunque, non andiamo a sottrarre i soldi agli altri”.
La replica dei medici di famiglia è stata netta: non si tratta di boicottaggio, ma di un diverso approccio alla medicina clinica. E la Fimmg chiarisce questo passaggio: “L’Ecg è uno strumento diagnostico ma non è una diagnosi. Il suo significato dipende sempre dal contesto clinico del paziente: dai sintomi riferiti, dalla storia personale, dai fattori di rischio cardiovascolare e dalla valutazione obiettiva effettuata dal medico”.
Nella pratica clinica quotidiana l'Ecg viene quasi sempre interpretato all'interno di una valutazione cardiologica più ampia, che comprende anche anamnesi, visita clinica, parametri vitali, eventuali esami di laboratorio e altri esami strumentali (Holter, ecocardiogramma, test da sforzo)”.
Per i medici, la semplice prescrizione di un Ecg “senza questa valutazione preliminare rischia, in molti casi, di non rispondere realmente al problema del paziente. Il medico di medicina generale non ragiona per singoli esami, ma per percorsi diagnostici”. E anche quando “un paziente riferisce sintomi come dolore toracico, palpitazioni, affanno o affaticamento, il primo passo non è necessariamente l'esecuzione immediata di un Ecg, ma la valutazione clinica complessiva” che deve stabilire se il sintomo è verosimilmente cardiaco o di altra origine, quale sia l'esame più appropriato, se sia necessario un invio diretto allo specialista, se la situazione richieda una valutazione urgente. “In alcuni casi l’Ecg può essere sufficiente come primo livello di indagine; in altri casi, invece, un semplice tracciato non è in grado di escludere una patologia cardiaca”.
L’elettrocardiogramma rappresenta una fotografia dell’attività elettrica del cuore in un preciso momento e, proprio per questo, può risultare normale anche in presenza di alcune patologie cardiovascolari. Alcune condizioni, infatti, possono non emergere all’ Ecg basale: è il caso, ad esempio, delle aritmie intermittenti che compaiono solo in determinati momenti della giornata, dell’angina pectoris stabile che si manifesta durante lo sforzo, della malattia coronarica nelle fasi iniziali, spesso silente, così come di alcune cardiomiopatie o delle valvulopatie cardiache, che richiedono una valutazione ecocardiografica. Anche l’ischemia miocardica da sforzo può non essere rilevabile con un semplice tracciato a riposo.
In questi casi, spiegano i medici, il percorso diagnostico può richiedere esami più approfonditi, come l’Ecg dinamico secondo Holter, l’ecocardiogramma, il test da sforzo o monitoraggi prolungati del ritmo cardiaco, a conferma del fatto che la scelta dell’indagine deve essere guidata dal quadro clinico complessivo.
L’elettrocardiogramma eseguito in farmacia può comunque rappresentare uno strumento utile di screening o di monitoraggio in alcune categorie di pazienti, soprattutto per migliorare l’accessibilità alle prestazioni. Tuttavia, la medicina clinica segue una logica diversa: l’obiettivo non è eseguire il maggior numero possibile di esami, ma individuare l’esame più appropriato per il problema specifico del paziente.
In questa prospettiva, un esame richiesto senza una precisa indicazione può generare esiti fuorvianti, come falsi positivi che aumentano l’ansia del paziente, falsi negativi che inducono una falsa rassicurazione, o la necessità di ulteriori accertamenti non necessari, con un impatto sia sul percorso di cura sia sull’utilizzo delle risorse sanitarie.
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