dolore cronico
31 Marzo 2026Un paziente con dolore cronico su tre non segue alcuna terapia e persistono difficoltà nell’accesso ai trattamenti e alle informazioni. Esperti e professionisti indicano come priorità una presa in carico più coordinata, con rafforzamento della formazione, della rete territoriale e del ruolo delle farmacie nel garantire continuità delle cure e accesso equo alle terapie.

Un paziente con dolore cronico su tre non segue alcuna terapia nonostante un’intensità media del dolore significativa, segno di un percorso assistenziale ancora frammentato e difficile da gestire. È a partire da questi dati che, durante il convegno “Strategie d’azione per il dolore cronico”, esperti, istituzioni e professionisti sanitari hanno indicato come priorità il rafforzamento dell’accesso alle cure, dell’informazione ai pazienti, dell’integrazione tra professionisti e della disponibilità delle terapie, con il coinvolgimento anche delle farmacie nella rete territoriale di presa in carico dei pazienti. Tra gli ambiti affrontati, particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della rete territoriale e al coinvolgimento delle farmacie come punto di riferimento per l’orientamento dei cittadini e per la continuità delle cure.
Gap informativo: difficoltà su farmaci, esenzioni e strutture di riferimento
Secondo i dati presentati durante l’incontro, in Italia circa 10 milioni di persone convivono con dolore cronico e il percorso assistenziale resta spesso complesso e frammentato. L’indagine demoscopica condotta da SWG per conto della Fondazione Nora e Alberto Gentili evidenzia, infatti, difficoltà diffuse nell’identificare i centri di riferimento e nell’accedere alle cure più appropriate, con ricadute sulla qualità della vita dei pazienti e sugli esiti clinici .
La survey, realizzata su un campione di 492 pazienti, mostra che il 28% degli intervistati non segue alcuna terapia nonostante un livello medio di dolore pari a 6,3 su una scala da 0 a 10, con un impatto significativo sulle attività quotidiane, sul lavoro e sul sonno . A ciò si aggiunge un rilevante gap informativo: il 39% dei pazienti non ha mai sentito parlare della Legge 38 sul diritto alla terapia del dolore e il 37% segnala difficoltà nell’ottenere informazioni su farmaci, esenzioni e strutture di riferimento .
Medici: Legge 38 sconosciuta ancora in troppi casi
“Leggere dati che evidenziano come il 28% di pazienti con dolore non abbia una terapia specifica ci fa riflettere sulla capacità di informare sul diritto alla cura e sulla possibilità di accedere a centri specializzati”, commenta Diego Fornasari, Presidente di AISD. “La Legge 38, inoltre, è sconosciuta ancora in troppi casi, anche tra chi soffre di dolore cronico” .
Dal confronto tra gli esperti è emersa la necessità di rafforzare la collaborazione tra medico di medicina generale, specialisti e altri professionisti sanitari, per garantire una presa in carico più tempestiva e coordinata. In questo contesto, una delle criticità segnalate riguarda anche l’accesso ai trattamenti: oltre la metà dei pazienti riferisce ostacoli nell’ottenere i farmaci prescritti e una quota rilevante segnala difficoltà nel reperire specialisti competenti o nel sostenere i costi delle terapie più complesse .
“Noi medici dobbiamo migliorare la gestione interdisciplinare”, aggiunge Leonardo Consoletti, Presidente di Federdolore – SICD. “Sono i nostri malati che ce lo chiedono, affermando che quasi nel 50% dei casi c’è poca comunicazione e collaborazione tra chi li ha in cura. Una corretta e precoce presa in carico può migliorare il dato che oggi vede pazienti in terapia ma con ancora un dolore medio tra il moderato e severo” .
Anche sul piano della formazione emerge una criticità. “Il dato del 26% di pazienti con dolore che è seguito, anche per quest’ambito, dallo specialista di patologia evidenzia con forza la necessità di formazione anche di tutte quelle figure mediche dove il dolore rappresenta un elemento cruciale per la presa in carico del paziente a 360°”, sottolinea Massimo Di Maio, Presidente di Aiom .
Farmacia primo punto di contatto con il paziente
Proprio sul fronte dell’accesso e dell’informazione ai cittadini, le farmacie vengono indicate come uno dei nodi centrali della rete assistenziale territoriale. Il presidio farmaceutico, per la sua capillarità e prossimità, rappresenta infatti uno dei primi punti di contatto per le persone che convivono con dolore cronico e che necessitano di indicazioni su terapie, diritti e servizi disponibili.
“La farmacia è il presidio sanitario più vicino al cittadino e quindi, spesso, tra i primi a intercettare casi di dolore cronico; i pazienti che hanno difficoltà ad accedere alle informazioni su farmaci, esenzioni, terapie e strutture di riferimento possono trovare nel farmacista un professionista in grado di aiutarli”, dichiara Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia. “Di recente, con Fondazione Muralti, abbiamo promosso un programma formativo ad hoc, che ha aggiornato le competenze dei nostri farmacisti. La figura del farmacista va integrata nel percorso di cura interdisciplinare rivolto ai malati di dolore e la farmacia deve poter garantire, in tutte le regioni, l’accesso ai medicinali più opportuni” .
Roadmap operativa: le priorità
L’incontro si è concluso con l’impegno a definire una roadmap operativa articolata su alcune priorità ritenute essenziali per migliorare concretamente la gestione del dolore cronico. Tra queste, il rafforzamento della tutela legislativa, affinché le norme facilitino l’accesso alle cure e non rappresentino un ostacolo per i pazienti in terapia; l’intensificazione della formazione continua dei professionisti sanitari, in particolare sull’uso appropriato delle terapie avanzate e sulla gestione multidisciplinare del dolore; e il consolidamento dell’integrazione tra medico di medicina generale, specialisti e altri operatori sanitari, con l’obiettivo di garantire una presa in carico più precoce e coordinata.
Accanto a questi aspetti, la roadmap prevede il potenziamento delle attività di informazione rivolte ai cittadini per migliorare la conoscenza dei diritti sanciti dalla Legge 38 e dei percorsi assistenziali disponibili, nonché interventi mirati a garantire un accesso più equo e uniforme alle terapie su tutto il territorio nazionale, riducendo le disuguaglianze legate a liste d’attesa, costi e disponibilità dei farmaci.
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