gastroeneterologia
22 Maggio 2026Mal di stomaco, cattiva digestione e pirosi vengono spesso etichettati genericamente come “gastrite”, ma possono indicare reflusso gastroesofageo o dispepsia funzionale. I gastroenterologi Aigo richiamano l’attenzione sui rischi di automedicazione

Molti sintomi gastrici o digestivi si assomigliano pur avendo cause e significati clinici diversi e bruciore, cattiva digestione, gonfiore o dolore allo stomaco vengono spesso etichettati genericamente come “gastrite”. Una confusione che può favorire automedicazione, uso scorretto di gastroprotettori e diete inutilmente restrittive. A fare chiarezza sono gli specialisti di Aigo.
Bruciore epigastrico, dolore addominale, senso di peso post-prandiale o difficoltà a digerire sono sintomi che vengono frequentemente ricondotti dai pazienti alla generica definizione di “gastrite”, nonostante si tratti spesso di quadri clinici differenti per eziologia e implicazioni terapeutiche. La sovrapposizione tra gastrite, malattia da reflusso gastroesofageo e dispepsia funzionale rappresenta uno degli errori più comuni e può favorire automedicazione, impiego protratto di antiacidi o inibitori di pompa protonica senza indicazione appropriata e restrizioni dietetiche non necessarie.
“Il primo punto fondamentale è che gastrite non significa semplicemente dolore o bruciore allo stomaco - chiarisce Guido Manfredi, Consigliere nazionale di Aigo. -Molti disturbi che i pazienti definiscono gastrite sono in realtà reflusso gastroesofageo, dispepsia funzionale o altri disturbi digestivi. La vera gastrite è invece un’infiammazione della mucosa gastrica che deve essere documentata attraverso gastroscopia e biopsie”.
Nella dispepsia funzionale prevalgono frequentemente sintomi come senso di gonfiore, pienezza post-prandiale, digestione lenta, eruttazioni e tensione gastrica, spesso associati ad abitudini alimentari scorrette, pasti consumati rapidamente o condizioni di stress.
Nel reflusso gastroesofageo, invece, predominano pirosi retrosternale, rigurgito acido e sintomi che possono accentuarsi dopo i pasti o nelle ore notturne, talvolta associati a tosse secca, raucedine o sensazione di corpo estraneo in gola. Quadri clinici differenti che, nella percezione del paziente, finiscono però spesso per essere indistintamente etichettati come “gastrite”.
Secondo Manfredi, anche il ruolo attribuito allo stress viene spesso semplificato impropriamente: “Lo stress quotidiano raramente provoca una vera gastrite organica. Può però amplificare nausea, gonfiore, cattiva digestione e dolore addominale attraverso il cosiddetto asse cervello-intestino”.
La principale causa di gastrite cronica resta l’infezione da Helicobacter pylori, ancora ampiamente diffusa nonostante il progressivo calo osservato nei Paesi occidentali. Il batterio rappresenta uno dei principali fattori associati a infiammazione cronica della mucosa gastrica, ulcera peptica ed evoluzione verso lesioni precancerose.
“Quando viene identificata l’infezione da Helicobacter pylori è importante trattarla con una terapia eradicante appropriata - sottolinea Manfredi. - Eliminare il batterio riduce il rischio di gastrite cronica, ulcere e possibili evoluzioni verso forme più severe”.
Tra le altre cause rilevanti figurano l’uso protratto di Fans, aspirina e, in alcuni casi, corticosteroidi associati ad altre terapie gastrolesive. Più rare ma clinicamente rilevanti sono le gastriti autoimmuni, spesso associate ad anemia perniciosa, deficit di vitamina B12 e altre patologie autoimmuni. Alcol e fumo agiscono invece come fattori irritativi diretti della mucosa gastrica.
Secondo Aigo, uno dei nodi principali riguarda l’appropriatezza prescrittiva degli accertamenti endoscopici. Non tutti i sintomi dispeptici richiedono una gastroscopia, ma alcuni segni clinici impongono un approfondimento diagnostico tempestivo.
“La gastroscopia diventa necessaria quando si sospetta una lesione organica oppure quando l’esame può modificare concretamente il percorso diagnostico e terapeutico- spiega Manfredi. - Sintomi come perdita di peso inspiegata, sanguinamento, vomito persistente, difficoltà nella deglutizione, anemia o dolore notturno meritano una valutazione specialistica, soprattutto dopo i 50 anni o in presenza di familiarità per tumori gastrici”.
Gli esperti invitano quindi a evitare sia la banalizzazione dei sintomi sia il ricorso ripetuto a esami endoscopici in assenza di indicazioni cliniche appropriate.
L’infiammazione cronica gastrica rappresenta uno dei principali fattori coinvolti nella progressione verso atrofia gastrica, metaplasia intestinale e lesioni neoplastiche. In questo contesto, diagnosi precoce ed eradicazione dell’Helicobacter pylori assumono un ruolo centrale nella prevenzione oncologica.
“In alcuni casi l’infiammazione cronica dello stomaco può evolvere lentamente verso lesioni precancerose - evidenzia Renato Cannizzaro, Responsabile della Commissione Oncologia di AIGO. - Per questo diagnosi tempestiva, controlli mirati ed eradicazione dell’Helicobacter pylori sono strumenti fondamentali di prevenzione”.
Le tecnologie endoscopiche oggi disponibili, dalla cromoendoscopia alla magnificazione endoscopica, fino agli strumenti supportati dall’intelligenza artificiale, consentono di identificare lesioni molto precoci e intervenire in modo mini-invasivo. “Quando il tumore gastrico viene diagnosticato nelle fasi iniziali, la mortalità si riduce drasticamente e le possibilità di guarigione aumentano in maniera significativa”, sottolinea Cannizzaro. “Le forme precoci possono spesso essere trattate endoscopicamente senza interventi chirurgici demolitori”.
Fonte:
https://www.humanitas.it/news/disturbi-digestivi-sintomi-cui-si-manifestano/
ph.cr. magnific
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