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01 Maggio 2026Il coinvolgimento del farmacista attraverso una consulenza digitale, integrata nel percorso del medico di medicina generale, può contribuire a ridurre i rischi legati alla polifarmacoterapia negli anziani con malattia renale cronica (CKD), migliorando l’appropriatezza prescrittiva e alcuni esiti clinici rilevanti.

Una revisione strutturata della terapia farmacologica condotta dal farmacista clinico e integrata nel percorso del medico di medicina generale è associata a una riduzione del carico di farmaci e del rischio di cadute negli anziani con malattia renale cronica (CKD) in politerapia. Uno studio retrospettivo, pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, ha valutato l’impatto di un nuovo modello di consulenza in 6.124 pazienti, di età pari o superiore a 65 anni, con CKD e in politerapia. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: 1.226 pazienti hanno ricevuto una revisione della terapia da parte del farmacista clinico, mediata dal medico di medicina generale, mentre 4.898 pazienti non hanno ricevuto l’intervento.
La consulenza del farmacista consiste in una revisione clinica strutturata della terapia farmacologica, effettuata attraverso l’analisi dell’intera lista dei farmaci assunti dal paziente, delle diagnosi, degli esami di laboratorio e della funzione renale. Il farmacista valuta la necessità e la sicurezza di ciascun trattamento, verifica la presenza di possibili interazioni tra farmaci o tra farmaci e patologie, controlla l’adeguatezza dei dosaggi in relazione all’età e alla funzionalità renale e individua eventuali medicinali associati a un aumento del rischio di eventi avversi, come cadute o danni renali. L’attività comprende anche la valutazione dell’efficacia della terapia, delle esigenze di monitoraggio clinico e dell’aderenza al trattamento. Al termine della revisione, il farmacista formula raccomandazioni cliniche documentate — ad esempio sospensione di farmaci non più appropriati, modifica della posologia, sostituzione con alternative più sicure o indicazioni per ulteriori controlli — che vengono trasmesse al medico curante attraverso il sistema informatico e discusse con il paziente nell’ambito del percorso assistenziale.
Nel gruppo seguito dal farmacista, il 60% dei pazienti ha registrato una riduzione del numero di farmaci, rispetto al 53% del gruppo di controllo. Questo risultato è stato ottenuto grazie alla sospensione di trattamenti non più appropriati o potenzialmente rischiosi e ad aggiustamenti posologici. L’intervento ha quindi favorito una razionalizzazione della terapia, orientata non solo alla riduzione numerica delle prescrizioni, ma soprattutto all’ottimizzazione del trattamento in relazione alle condizioni cliniche del paziente.
Inoltre, una quota maggiore di pazienti nel gruppo intervento ha mostrato una riduzione della categoria di rischio di cadute rispetto al gruppo di confronto (6,5% contro 4,8%), un dato che, pur con una differenza assoluta contenuta, assume una certa rilevanza clinica in una popolazione anziana e fragile, in cui le cadute rappresentano un importante fattore di disabilità, perdita di autonomia e aumento del rischio di ricovero.
Nel gruppo intervento, la frequenza di fratture maggiori si è ridotta dal 2,3% all’1,2%, mentre non sono emerse differenze significative tra i gruppi nella progressione della funzione renale, suggerendo che il principale beneficio dell’intervento riguarda soprattutto la sicurezza della terapia farmacologica più che la progressione della malattia renale. Infine, dopo la consulenza si è osservata una riduzione delle visite ambulatoriali nel gruppo intervento, con le visite di medicina generale diminuite da 20 a 14, quelle specialistiche da 7 a 4.
Un elemento distintivo di questo modello è che il paziente non deve utilizzare direttamente strumenti digitali. La consulenza del farmacista viene, infatti, integrata nel lavoro del medico di medicina generale, che riceve le raccomandazioni e decide eventuali modifiche terapeutiche insieme al paziente. Questo approccio riduce così le barriere legate alla scarsa alfabetizzazione digitale, frequente negli anziani con multimorbilità, e favorisce un accesso più equo.
Essendo uno studio osservazionale, i risultati non consentono di stabilire un rapporto causale definitivo e non hanno valutato alcuni esiti centrati sul paziente, come qualità di vita e aderenza terapeutica; pertanto, pur suggerendo che una revisione farmacologica digitale integrata nelle cure primarie possa produrre benefici clinicamente rilevanti negli anziani con malattia renale cronica e polifarmacoterapia, saranno necessari ulteriori studi per confermarne l’efficacia e valutarne l’impatto a lungo termine.
Fonte:
Dopelt et al. Reducing Polypharmacy-Related Adverse Outcomes in Older Adults with Chronic Kidney Disease: A Retrospective Cohort Study of a Digitally Mediated Pharmacist Intervention. J Clin Med. 2026 Feb 1;15(3):1128. doi: 10.3390/jcm15031128.
ph.cr. freepik
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