Prevenzione
01 Maggio 2026Il melanoma può manifestarsi in sedi poco controllate e con forme atipiche che non presentano le caratteristiche tradizionalmente associate alla malattia. Gli specialisti richiamano l’attenzione su segnali spesso sottovalutati e ribadiscono l’importanza della diagnosi precoce.

Il melanoma può presentarsi in forme e sedi diverse da quelle comunemente associate alla malattia, rendendo più complesso il riconoscimento precoce e contribuendo a ritardi diagnostici che incidono sulla prognosi. Per rafforzare la prevenzione e aggiornare la percezione del rischio, Mario Santinami, direttore della struttura complessa di chirurgia melanoma della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e consulente CDI, ha individuato cinque indicazioni operative rivolte a cittadini e professionisti sanitari, con l’obiettivo di migliorare la capacità di individuare il tumore cutaneo anche nelle situazioni meno evidenti.
Non tutti i melanomi si presentano come lesioni scure, asimmetriche e con bordi irregolari. Alcune varianti, come le forme amelanotiche, prive di pigmento e con aspetto rosaceo o colorito simile alla pelle, rappresentano fino al 5% dei casi e possono essere confuse con dermatiti, cicatrici o lesioni benigne.
Anche il melanoma subungueale può essere scambiato per un trauma o un’infezione micotica, mentre le localizzazioni mucosali, come cavità orale e mucosa genitale, restano spesso escluse dall’autoispezione. Queste forme condividono una caratteristica comune: arrivano alla diagnosi in fase più avanzata, non per negligenza del paziente ma per la difficoltà nel riconoscere i segnali precoci.
Non esiste un paziente-tipo per il melanoma, ma esistono fattori di rischio ben documentati: presenza di numerosi nevi o nevi atipici, familiarità per tumori cutanei, esposizione prolungata ai raggi ultravioletti, scottature solari importanti e precedenti diagnosi di tumore della pelle. Anche il fototipo chiaro rappresenta un elemento di vulnerabilità, ma l’assenza di questi fattori non esclude il rischio.
Particolare attenzione va riservata alla popolazione anziana. Dopo i 65 anni, le modificazioni cutanee vengono spesso attribuite all’invecchiamento fisiologico e non a possibili lesioni neoplastiche. Questo atteggiamento, definito dagli specialisti come una forma di “normalizzazione” delle alterazioni cutanee, è tra le cause più frequenti di ritardo diagnostico.
La maggiore concentrazione di melanina riduce il rischio relativo di melanoma, ma non lo elimina. Nei soggetti con fototipo scuro, il tumore si manifesta più frequentemente nelle sedi acrali — palmo della mano, pianta del piede e regione subungueale — aree in cui la protezione offerta dalla pigmentazione cutanea è limitata.
Il problema principale riguarda la diagnosi tardiva: nelle persone con pelle scura il melanoma viene individuato mediamente in stadi più avanzati, anche per una minore abitudine all’ispezione delle sedi a rischio e per una soglia di sospetto clinico talvolta più bassa. Gli specialisti sottolineano quindi la necessità di rafforzare l’informazione e la consapevolezza su questo aspetto.
Alcune aree del corpo risultano particolarmente difficili da ispezionare autonomamente e richiedono una valutazione dermatologica accurata. Tra queste rientrano il cuoio capelluto, la pianta del piede e la mucosa orale, sedi associate a una maggiore mortalità proprio a causa della diagnosi tardiva.
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dai tatuaggi. La presenza di pigmenti nel derma può mascherare alterazioni melanocitiche o simularle, rendendo più difficile la valutazione clinica. Gli specialisti raccomandano di evitare la realizzazione di tatuaggi su aree con nevi e di mantenere una sorveglianza più attenta delle lesioni presenti in zone tatuate.
Il monitoraggio nel tempo delle lesioni cutanee attraverso immagini ad alta risoluzione rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per individuare precocemente il melanoma. Il confronto di immagini a distanza di mesi consente di rilevare variazioni minime e diagnosticare la malattia in stadio iniziale, quando le probabilità di sopravvivenza sono significativamente più elevate.
Le tecnologie digitali e gli algoritmi di intelligenza artificiale possono supportare il dermatologo nella valutazione e nel follow-up, ma non sostituiscono la visita specialistica. L’utilizzo di applicazioni per smartphone può favorire l’osservazione della pelle e aumentare l’attenzione ai cambiamenti, ma il loro valore principale è quello di orientare il paziente verso un controllo clinico tempestivo.
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