contratto di lavoro farmacisti
07 Maggio 2026Il presidente di Assofarm Luca Pieri analizza la situazione attuale della farmacia italiana, sempre in bilico tra la componente strettamente sanitaria e quella commerciale. Con ripercussioni anche sulle questioni contrattuali

“Se è vero che il periodo post-pandemico ha portato ad un indubbio rilancio delle prospettive sanitarie della farmacia - consacrando definitivamente il modello della Farmacia dei Servizi - è altrettanto vero che, guardando con realismo alle voci di bilancio, la dimensione commerciale rimane a oggi estremamente rilevante, se non addirittura decisiva in molti contesti gestionali. In buona sostanza, ci troviamo di fronte a questa realtà: l’attuale assetto del mercato non permette risultati economici tali da consentire ai nostri bilanci di sopportare un aumento significativo dei costi del personale, nonostante la legittima aspettativa di valorizzazione economica dei nostri farmacisti dipendenti”.
Nel consueto editoriale firmato per la newsletter associativa il presidente di Assofarm Luca Pieri parte dal presupposto che “uno degli elementi meno considerati, eppure più determinanti, tra quelli che oggi ostacolano la sottoscrizione di un nuovo Contratto collettivo nazionale per i farmacisti dipendenti, risiede nello storico dualismo della farmacia italiana: il costante bilico tra la sua natura di presidio sanitario e la sua veste di attività commerciale”. Nessun pregiudizio, tiene a sottolineare, verso “la vendita di prodotti e servizi non strettamente farmaceutici”. E tuttavia, “ciò che rischia di diventare profondamente dannoso per la tenuta del sistema è il peso specifico eccessivo che questa componente commerciale esercita sulla sostenibilità aziendale”.
Una deriva commerciale - sulla quale grava la grande ombra di Amazon - che va assolutamente evitata. Come?
Per prima cosa “è fondamentale difendere e rafforzare l’impianto legislativo attuale, che impone il legame indissolubile tra farmaco e farmacista. Questo pilastro non è una difesa corporativa, ma una garanzia imprescindibile di tutela della salute pubblica. In secondo luogo, dobbiamo continuare a dotare il sistema del numero necessario di farmacisti competenti e motivati”.
Ma prima di tutto occorre “avere il coraggio politico e gestionale di investire massicciamente sulla dimensione sanitaria. Senza un deciso passaggio verso la remunerazione della prestazione professionale e del servizio sanitario, la farmacia rimarrà un boccone troppo appetibile per i grandi player del mercato e per le loro logiche puramente finanziarie. L’esperienza di alcuni partner europei è, in tal senso, illuminante: in Olanda, per esempio, una forte integrazione della farmacia nei servizi sanitari pubblici è andata di pari passo con migliori condizioni salariali per i farmacisti, proprio perché il valore è generato dalla competenza clinica e non solo dal margine sul prodotto venduto".
La sfida di Assofarm per i prossimi anni “sarà quella di lavorare affinché la professione torni a essere l’elemento centrale del bilancio, garantendo così la dignità del lavoro del farmacista e la sopravvivenza stessa della farmacia comunale come presidio pubblico di prossimità”.
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