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09 Luglio 2026

Carenze di farmaci, dal Regno Unito un vademecum per la comunicazione in farmacia

Come spiegare ai pazienti l'indisponibilità di un farmaco senza alimentare incertezze o allarmismi? Un vademecum pubblicato da The Pharmaceutical Journal raccoglie i principi adottati nel Regno Unito per gestire la comunicazione durante periodi di carenze e offre uno spunto su come questo tema viene affrontato oltre Manica


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Come spiegare ai pazienti che un medicinale è temporaneamente indisponibile in modo chiaro, trasparente ed efficace? A questa domanda prova a rispondere un vademecum pubblicato da The Pharmaceutical Journal, che riassume le principali indicazioni rivolte ai farmacisti britannici per affrontare una situazione sempre più frequente. Il documento mette al centro un aspetto spesso sottovalutato: quando manca un farmaco non basta individuare un'alternativa terapeutica, ma è fondamentale spiegare al paziente cosa sta accadendo, quali sono le possibili soluzioni e come proseguire il percorso di cura senza perdere fiducia nel trattamento.

Nel Regno Unito, dove il tema è particolarmente sentito, l’approccio indicato ai farmacisti parte da un principio chiave: prima di parlare con il paziente bisogna disporre di informazioni corrette, aggiornate e coerenti. L’obiettivo è evitare messaggi contraddittori tra farmacista, medico di medicina generale e altri professionisti sanitari. Per questo i team delle farmacie sono invitati a verificare se si tratti di una reale carenza nazionale o di un problema temporaneo, come un ritardo del grossista o informazioni non corrette circolate sui media. In particolare, in Inghilterra, le comunicazioni ufficiali sulle carenze vengono gestite a livello nazionale dal Department of Health and Social Care e da NHS England, con il supporto di gruppi multidisciplinari e specialisti clinici. Per i farmacisti, il riferimento operativo è il Medicines Supply Tool dello Specialist Pharmacy Service, aggiornato quando cambiano le informazioni disponibili. L'obiettivo è fare in modo che tutti i professionisti sanitari facciano riferimento alle stesse informazioni ufficiali, così da garantire ai pazienti messaggi coerenti e affidabili. Nella comunicazione al banco, il modello inglese insiste su alcuni punti pratici: ascoltare il paziente, capire quanti farmaci ha ancora a disposizione, valutare se può attendere un determinato trattamento o se occorre contattare il prescrittore per un’alternativa. Il farmacista deve spiegare la situazione in modo trasparente, ma senza generare preoccupazioni inutili. Se viene proposta un’alternativa, vanno chiariti i motivi del cambio, le modalità di assunzione, eventuali differenze di dose o aspetto del medicinale e le fonti affidabili a cui il paziente può fare riferimento. Un altro elemento centrale è la personalizzazione, perché ogni paziente ha esigenze informative diverse: c'è chi desidera ricevere solo le indicazioni essenziali e chi, invece, vuole comprendere nel dettaglio le ragioni della carenza e le possibili alternative. Ad esempio, alcuni pazienti desiderano solo sapere cosa devono fare concretamente, ma può capitare che altri chiedano spiegazioni più ampie o vogliano partecipare alla decisione. Il farmacista deve quindi cercare di adattare il suo linguaggio, tenendo conto dell’alfabetizzazione sanitaria del paziente, dell’ansia della persona in cura e del rischio che questa situazione possa compromettere l'aderenza alla terapia. Il documento inglese richiama anche la necessità di affrontare apertamente comportamenti erronei da parte dei pazienti, come l’accumulo di scorte o la riduzione autonoma delle dosi. Queste reazioni sono comprensibili in una fase di incertezza, ma possono esporre a rischi. Il consiglio è parlarne con franchezza, spiegando perché è importante non modificare la terapia senza consultare un professionista sanitario. Infine, il modello britannico sottolinea l’importanza del lavoro di rete. La comunicazione con il paziente funziona meglio se farmacia, medici di medicina generale e altri professionisti condividono informazioni, canali di contatto e procedure di gestione delle urgenze. Al prescrittore, in particolare, servono indicazioni chiare: qual è il problema, quanto durerà la carenza, quali alternative sono raccomandate e quali pazienti sono più esposti.

Al di là delle differenze tra i sistemi sanitari, dall'esperienza britannica emerge un principio chiaro: nella gestione delle carenze non basta individuare un'alternativa terapeutica. Una comunicazione chiara, coerente e basata su informazioni affidabili rappresenta uno strumento essenziale per accompagnare il paziente e preservare il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari.

https://pharmaceutical-journal.com/article/ld/how-to-navigate-and-ensure-effective-patient-communication-about-medicines-shortages

Cristoforo Zervos

TAG: CARENZE

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