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08 Settembre 2026Un programma di transizione delle cure coordinato dal farmacista dopo la dimissione ospedaliera è risultato associato a una riduzione delle riammissioni a 30 e 90 giorni, con risultati più significativi nei pazienti ad alto rischio.

Un programma di transizione delle cure coordinato dal farmacista e basato su riconciliazione terapeutica, supporto nell’accesso ai medicinali e counselling a distanza dopo la dimissione ospedaliera è risultato associato a una riduzione delle riammissioni a 30 e 90 giorni. In uno studio retrospettivo condotto su oltre 116mila pazienti, i tassi di riammissione sono stati dell’8,6% contro l’11,8% a 30 giorni e del 16,2% contro il 20% a 90 giorni nei pazienti inseriti nel programma rispetto al gruppo di confronto. La differenza è risultata significativa soprattutto nei pazienti a più alto rischio di riammissione.
L’assistenza è stata avviata prima del rientro a casa, con la consegna dei medicinali e il supporto per superare eventuali difficoltà nell’accesso alle terapie. Entro due o tre giorni dalla dimissione, il farmacista contattava poi il paziente a distanza per verificare la terapia, chiarire le nuove prescrizioni e individuare possibili problemi. Durante il colloquio il farmacista poteva, per esempio, accertare se il paziente avesse effettivamente iniziato i trattamenti, se avesse compreso quali medicinali erano stati sospesi o modificati e se fossero presenti dubbi, effetti indesiderati o difficoltà pratiche nell’assunzione.
I pazienti coinvolti nel programma sono stati confrontati con persone di età e rischio di riammissione simili, assistite secondo il percorso ordinario. A un mese dalla dimissione si sono verificati circa nove nuovi ricoveri ogni 100 pazienti seguiti dal farmacista, rispetto a circa dodici nel gruppo di confronto. A tre mesi, le riammissioni sono state circa sedici contro venti. Il programma è stato quindi associato a tre o quattro nuovi ricoveri in meno ogni 100 pazienti assistiti. Il vantaggio è emerso soprattutto tra le persone considerate ad alto rischio, mentre non sono state osservate differenze significative nei pazienti con un profilo di rischio basso o intermedio. Il dato suggerisce che questi interventi possano essere particolarmente utili quando vengono rivolti a chi presenta terapie complesse, più patologie concomitanti o precedenti accessi in ospedale.
Il programma valutato non consisteva in un semplice colloquio a distanza. Il farmacista interveniva in più momenti per assicurare la disponibilità dei medicinali, confrontare la terapia precedente con quella prescritta alla dimissione e aiutare il paziente a gestire correttamente il trattamento a domicilio. La teleassistenza rappresentava quindi lo strumento per mantenere un contatto tempestivo, all’interno di una presa in carico più ampia. Lo studio non consente tuttavia di stabilire quale singola attività abbia contribuito maggiormente ai risultati osservati.
L’analisi mostra comunque il possibile valore di un follow-up precoce e strutturato: nei giorni successivi alla dimissione, il farmacista può intercettare difficoltà di accesso, errori e dubbi sulla terapia prima che compromettano la continuità delle cure e favoriscano un nuovo ricovero.
Fonte
Am J Health Syst Pharm. 2026 Apr 22:zxag111. doi: 10.1093/ajhp/zxag111.
ph.cr.magnific
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